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Stablecoin: le preoccupazioni di Bce e Bankitalia

L'approvazione negli Stati Uniti del Genius Act, legge destinata a regolamentare il mercato delle stablecoin, potrebbe innescare nuove tensioni con l'Unione europea. Le stablecoin, valute digitali il cui valore resta fisso solitamente in rapporto 1:1 col dollaro americano, stanno diventando terreno di confronto geopolitico. L’amministrazione Trump vede nelle stablecoin uno strumento strategico per consolidare ulteriormente il ruolo del dollaro nei mercati internazionali. La Banca Centrale Europea (BCE), presieduta da Christine Lagarde, percepisce invece queste valute private come una potenziale minaccia per l'euro e la sovranità monetaria europea.

Attualmente, nell'UE la circolazione delle stablecoin non legate all'euro e gestite da soggetti privati è di fatto proibita dal regolamento MiCar (Market in Crypto Asset Regulation). Tuttavia, recenti indiscrezioni riportate da Financial Times e Reuters hanno rivelato l’intenzione della Commissione europea di modificare la normativa, permettendo la convertibilità tra stablecoin emesse da società europee autorizzate e quelle emesse da operatori extra-europei. Un cambio significativo, accompagnato però dall'obbligo per gli emittenti di stablecoin di detenere la maggior parte delle riserve finanziarie in istituti bancari situati all'interno dell'UE, garanzia necessaria per consentire agli utenti la possibilità di convertire la valuta digitale in moneta fiat.

Nonostante questo tentativo di compromesso, la proposta della Commissione non ha riscosso il favore della BCE. Secondo la Banca Centrale Europea, infatti, la presenza di riserve sul territorio europeo potrebbe essere sfruttata dagli emittenti per liquidare stablecoin non europee, creando rischi concreti per l’autonomia strategica e la sovranità monetaria dell'Unione. Christine Lagarde ha recentemente ribadito che le stablecoin presentano pericoli per la politica monetaria e per la stabilità finanziaria, proponendo invece l'accelerazione verso la creazione dell'euro digitale.

In Italia, le posizioni sul tema sono differenziate ma generalmente scettiche. Paolo Savona, presidente della Consob, ha definito le stablecoin come strumenti non necessari, mentre Fabio Panetta, governatore della Banca d'Italia, ha sottolineato come questi strumenti, pur promettendo stabilità di valore, espongano i consumatori a rischi legati alla solidità finanziaria degli emittenti e alla variabilità degli asset sottostanti. Secondo Panetta, senza una regolamentazione chiara, l'efficacia delle stablecoin come mezzo di pagamento rimane discutibile.

Anche Chiara Scotti, vicedirettrice generale della Banca d'Italia, ha espresso forti riserve, evidenziando i rischi per la stabilità finanziaria, il funzionamento del sistema dei pagamenti, la tutela dei consumatori e la sovranità monetaria. Una posizione condivisa anche dalla Banca dei regolamenti internazionali (BRI), istituzione svizzera che rappresenta le principali banche centrali mondiali, inclusa la Federal Reserve americana. La BRI sostiene che le stablecoin non soddisfano criteri fondamentali per diventare una solida base del futuro sistema monetario globale, a causa della mancanza di sicurezza e affidabilità.

Nel suo rapporto, la BRI evidenzia che le stablecoin comportano rischi rilevanti quali la perdita di sovranità monetaria e possibili fughe di capitale, specie nei mercati emergenti. Inoltre, a differenza della moneta fiat emessa dalle banche centrali, le stablecoin non assicurano universalità, elasticità e integrità. Non tutti gli operatori economici, infatti, sarebbero disposti ad accettarle senza riserve, dato che non garantiscono la stessa sicurezza della moneta ufficiale, supportata dalle riserve bancarie pubbliche.

Le stablecoin, infine, risultano carenti anche sotto il profilo della flessibilità monetaria, necessaria per gestire transazioni di valore elevato e per prevenire situazioni di paralisi del mercato. Infine, la BRI avverte che le stablecoin facilitano movimenti illeciti di capitale, poiché operano tramite piattaforme decentralizzate e prive di adeguati controlli antiriciclaggio.

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