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Banche italiane, utili record e dividendi d'oro: i big oltre quota 26 miliardi, ora la sfida è consolidare

Utili in crescita del 14,2% e un risultato complessivo che passa dai 22,81 miliardi del 2024 ai 26,053 miliardi dell’esercizio appena chiuso. Le cinque maggiori banche italiane archiviano un anno da primato, confermando una stagione di straordinaria redditività e rafforzando la propria posizione ai vertici europei per capitalizzazione.

A guidare la classifica è ancora una volta Unicredit, che supera i 10 miliardi di utile netto, con un incremento anno su anno superiore all’11%. Intesa Sanpaolo segue a breve distanza con 9,3 miliardi destinati alla remunerazione degli azionisti. Proprio dividendi generosi e piani di buy back rappresentano il fulcro della strategia comunicativa dei grandi gruppi: la distribuzione di cassa e il riacquisto di azioni proprie consolidano il sostegno del mercato e sostengono le quotazioni in Borsa.

Non è solo una questione di utili. Oggi Unicredit e Intesa Sanpaolo superano entrambe i 100 miliardi di euro di capitalizzazione, un traguardo impensabile solo nove anni fa, quando gli istituti italiani occupavano le retrovie delle classifiche europee per solidità e redditività. Il sistema bancario nazionale appare ora profondamente trasformato, più patrimonializzato e competitivo.

Il 2025 è stato anche un anno di ridefinizione degli equilibri. L’operazione di Monte dei Paschi su Mediobanca ha ridisegnato parte della mappa del potere finanziario italiano, ma il processo di consolidamento non è concluso. Nei prossimi mesi sono attesi ulteriori tasselli, in una dinamica che punta a valorizzare uno dei principali asset del Paese: l’ingente risparmio privato accumulato dalle famiglie italiane.

Sul piano dei bilanci, la stagione è da record per molti istituti. Unicredit festeggia il ventesimo trimestre consecutivo di crescita. Intesa Sanpaolo supera i target fissati dal piano d’impresa. Bper registra un aumento dell’utile netto del 29% e in Borsa capitalizza il 30% in più rispetto a Banco Bpm. Quest’ultima, a sua volta, chiude con un utile superiore alle indicazioni di guidance e già vicino agli obiettivi del prossimo esercizio. Monte dei Paschi alza il dividendo complessivo a 2,6 miliardi di euro, con un Cet1 ratio al 16,2%, indice di una solidità patrimoniale ormai strutturale.

Uno degli elementi chiave di questa fase è la drastica riduzione dei crediti deteriorati. Se per anni gli Npl (Non Performing Loans) restavano nei bilanci come un peso ingombrante, oggi vengono ceduti a operatori specializzati, alleggerendo le banche e migliorandone i ratio patrimoniali. Il processo ha contribuito a rafforzare il sistema, anche se per il 2026 non si esclude una possibile nuova crescita dei crediti problematici, in un contesto macroeconomico ancora incerto.

Parallelamente si osserva un cambiamento nella composizione dei ricavi. Con il progressivo calo dei tassi, diminuiscono i margini da interessi e cresce il peso delle commissioni. Le banche stanno ampliando l’offerta di servizi a fee, ma l’incremento delle commissioni non sempre compensa la contrazione del margine di interesse. Se Banco Bpm e Bper hanno visto salire i proventi operativi complessivi, lo stesso non vale – o vale solo in parte – per Unicredit, Intesa e Monte dei Paschi. In questo scenario, efficienza e controllo dei costi restano variabili decisive.

Il clima resta comunque favorevole. Unicredit, nel commentare i risultati, ha utilizzato più volte la parola “ambizione”. Bper, dal gennaio 2022, ha decuplicato il proprio valore in Borsa. Intesa distribuirà oltre 6,5 miliardi di euro cash agli azionisti a valere sul 2025. Monte dei Paschi offre un dividend yield intorno al 10%. Banco Bpm ha aumentato le erogazioni complessive a 28,3 miliardi di euro, in crescita del 33% rispetto all’anno precedente.

Il racconto di questa stagione bancaria sembra quasi cinematografico. Dai piani strategici “Unicredit Unlocked” a “Unicredit Unlimited”, l’istituto guidato da Andrea Orcel ha impresso una svolta radicale alla propria traiettoria, con un approccio deciso e talvolta aggressivo. Le mosse su Roma e Berlino hanno aperto scenari complessi, ma la trasformazione dei risultati è evidente.

Le banche italiane si trovano ora in una fase di maturità e consolidamento. Dopo anni di crisi e ristrutturazioni, il settore appare solido, redditizio e centrale negli equilibri finanziari europei. La sfida dei prossimi mesi sarà mantenere questo slancio in un contesto di tassi più bassi, possibili tensioni sui crediti e nuove operazioni straordinarie all’orizzonte.

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