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Conti correnti sempre più cari: costi in aumento del 23% in dieci anni

Avere un conto corrente in Italia costa oggi sensibilmente di più rispetto a dieci anni fa. Tra digitalizzazione, riorganizzazione delle reti fisiche e crescente incidenza delle commissioni, la spesa media sostenuta dai correntisti continua a salire. Nel 2014 il costo annuo medio era pari a 82,2 euro; oggi si attesta a 101,1 euro, con un incremento complessivo del 23% secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia e ripresi anche dal Codacons. Solo nell’ultimo anno l’aumento è stato di 7,2 euro, un rincaro significativo in un contesto già segnato da inflazione elevata e compressione del reddito disponibile delle famiglie.

Un elemento particolarmente rilevante emerso dall’indagine riguarda la diversa incidenza dei costi in base all’anzianità del rapporto. I clienti che mantengono lo stesso conto da oltre dieci anni sostengono una spesa media annua di 118,4 euro, ben superiore alla media nazionale. Al contrario, chi ha aperto un conto più di recente, soprattutto online, si ferma a 73,3 euro l’anno. Il divario supera così i 45 euro annui e riflette il cosiddetto “effetto inerzia”: i correntisti meno inclini a cambiare banca o a rinegoziare le condizioni finiscono per pagare di più, generando un significativo trasferimento di valore a favore degli intermediari.

A incidere in misura crescente sono le spese fisse, che hanno raggiunto i 65,4 euro annui, in aumento di 3,1 euro rispetto alla precedente rilevazione. Il canone base rappresenta la voce principale, spesso affiancato da costi per carte di debito, servizi di home banking evoluto o pacchetti “all inclusive” che coprono solo parzialmente le operazioni più frequenti. Ma è soprattutto sulle spese variabili che si concentra la dinamica più marcata: salite a 35,7 euro annui, registrano un incremento di 4,1 euro in un solo anno e del 34,2% rispetto ai 26,6 euro del 2014.

La strategia degli istituti appare orientata a contenere i canoni per mantenere un’offerta apparentemente competitiva, recuperando poi marginalità sull’operatività quotidiana. Un correntista medio effettua circa 184 operazioni all’anno tra bonifici, prelievi, pagamenti e addebiti automatici: anche pochi centesimi in più per singola operazione, moltiplicati per volumi così elevati, determinano un impatto significativo sul costo finale.

Il confronto tra canali conferma che i conti online restano l’opzione più economica, nonostante un lieve ritocco al rialzo dei listini. La spesa media annua si attesta a 30,6 euro, con un aumento di 1,7 euro rispetto all’anno precedente, ma il divario rispetto ai conti tradizionali rimane ampio. I conti postali occupano una posizione intermedia, con un costo medio salito a 71,6 euro dai precedenti 67,3 euro, anche a causa dell’aumento delle commissioni unitarie sia per le operazioni allo sportello sia per quelle digitali. L’elevato utilizzo dei canali fisici da parte della clientela di Poste Italiane incide sui costi operativi e, di conseguenza, sulle tariffe applicate.

Le banche tradizionali, pur avendo ridotto il numero di filiali, continuano a sostenere costi strutturali elevati. La chiusura degli sportelli non si è tradotta in un calo delle tariffe per la clientela; in molti casi, al contrario, ha coinciso con una revisione al rialzo dei listini per compensare la contrazione di altri ricavi.

In questo scenario, l’informazione rappresenta il principale strumento di tutela per i correntisti. L’Indicatore Sintetico di Costo (ISC), riportato obbligatoriamente nei fogli informativi, consente di confrontare in modo trasparente le offerte e valutare l’effettivo peso delle spese su base annua. A ciò si aggiunge la mobilità bancaria, favorita dalla portabilità del conto e dalla chiusura gratuita del rapporto: cambiare istituto o scegliere un conto online può tradursi in un risparmio significativo, soprattutto per chi utilizza prevalentemente i canali digitali e presenta un’operatività standard.

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