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Rapporto Coop 2026, il caos geopolitico frena le famiglie: meno consumi e nuove priorità nella spesa

11 set
Tempo di lettura: 3 min










Il caos geopolitico non è più percepito dagli italiani come una parentesi destinata a chiudersi rapidamente, ma come una condizione strutturale capace di influenzare economia, fiducia e comportamenti quotidiani. È la fotografia che emerge dal Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani, che descrive un Paese caratterizzato da crescita debole e famiglie sempre più prudenti. Guerre, tensioni internazionali, costo dell'energia e timori di nuove spinte inflazionistiche alimentano l'incertezza e spingono i consumatori a rivedere le proprie priorità. Secondo le stime dell'Ufficio Studi Coop, il Pil italiano dovrebbe crescere soltanto dello 0,8% nel 2026 e dello 0,9% nel 2027, confermando un quadro nel quale la domanda interna fatica a diventare un autentico motore dell'economia.


La risposta delle famiglie passa attraverso una crescente attenzione alle spese e attraverso quello che il Rapporto definisce il valore del “non consumo”. Il 65% degli intervistati considera positivo consumare meno e combattere gli sprechi, mentre oltre un quarto di coloro che hanno ridotto gli acquisti dichiara di averlo fatto per scelta personale e non esclusivamente per necessità economica. Dietro questa evoluzione culturale rimane però evidente la difficoltà di una parte consistente della classe media, sottoposta alla pressione accumulata dai prezzi e alla debole dinamica dei redditi reali. Il risparmio diventa quindi contemporaneamente una strategia di protezione del bilancio familiare e un nuovo criterio attraverso il quale selezionare beni e servizi considerati realmente necessari.


Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il rapporto con il cibo. Gli italiani non rinunciano alla qualità alimentare, ma spostano una parte crescente dei consumi dentro casa. Negli ultimi sei anni le vendite alimentari a volume nella distribuzione moderna sono aumentate del 5,6%, mentre il 62% degli intervistati dichiara di aver ridotto la convivialità fuori casa. Per il 66% di chi ha limitato ristoranti e occasioni sociali, la ragione principale è proprio la difficoltà economica. Cambiano di conseguenza anche le alternative considerate accettabili: il 38% ritiene che i piatti pronti acquistati al supermercato possano rappresentare una valida sostituzione del ristorante, segnale di come il confine tra consumo domestico e fuori casa stia diventando sempre più mobile.


La trasformazione emerge anche nella scelta dei punti vendita. Dopo anni di espansione, il discount mostra una sostanziale stabilizzazione, con vendite a parità di rete in aumento di appena lo 0,5% rispetto al 2025, mentre il supermercato torna a guadagnare terreno con una crescita del 2,4%. Anche gli ipermercati rallentano la lunga fase di arretramento: quelli di media dimensione registrano un incremento dell'1,4% e le strutture più grandi dello 0,2%. Continua inoltre a rafforzarsi la marca del distributore, arrivata a rappresentare circa il 32% del mercato. Per le famiglie costituisce uno strumento attraverso il quale cercare un equilibrio tra convenienza e qualità, mentre per le catene della grande distribuzione diventa una leva strategica per difendere il potere d'acquisto dei clienti.


Sul quadro pesa il rischio di una nuova accelerazione dell'inflazione, soprattutto se le tensioni internazionali dovessero trasferirsi nuovamente sui prezzi energetici e sui costi delle filiere. Coop segnala che una domanda già debole avrebbe margini limitati per assorbire ulteriori rincari: il pericolo sarebbe quello di una riduzione non soltanto quantitativa, ma anche qualitativa degli acquisti. La grande distribuzione, a sua volta, denuncia la difficoltà di incorporare nuovi aumenti dei costi e chiede interventi sul fronte energetico e fiscale. Tra le questioni sollevate figurano il riconoscimento delle imprese della Gdo tra quelle energivore, il consolidamento delle misure di riduzione del cuneo fiscale e la necessità di evitare ulteriori pressioni derivanti da nuovi oneri.


La fotografia dei consumi italiani mostra così una società che reagisce all'incertezza modificando in profondità le proprie abitudini. Il desiderio di benessere e qualità resta presente, ma deve confrontarsi con bilanci familiari più rigidi e con una maggiore attenzione al rapporto tra prezzo e valore. Meno sprechi, più pasti domestici, crescente ricorso alla marca privata e maggiore selettività negli acquisti diventano elementi di uno stesso cambiamento. Il vero nodo per imprese e distribuzione sarà intercettare una domanda che non è semplicemente diventata più economica, ma anche più prudente e consapevole, mentre l'instabilità internazionale continua a condizionare le aspettative delle famiglie e la loro disponibilità a spendere.

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