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Pubblicità, Audicom apre alle piattaforme globali: Netflix, Amazon, Disney e Google entrano nelle misurazioni

9 set
Tempo di lettura: 3 min

Il mercato italiano della pubblicità digitale e audiovisiva compie un passo importante verso una misurazione più completa dei consumi. Audicom amplia infatti il proprio perimetro alle grandi piattaforme internazionali, portando all'interno delle rilevazioni realtà come Netflix, Amazon, Disney e Google. L'obiettivo è costruire una fotografia più precisa dell'audience in un sistema nel quale televisione tradizionale, streaming, video online e contenuti fruiti attraverso dispositivi connessi convivono ormai quotidianamente. Per inserzionisti, centri media ed editori la disponibilità di metriche maggiormente comparabili può diventare decisiva nella distribuzione degli investimenti pubblicitari e nella valutazione dell'effettiva capacità dei diversi mezzi di raggiungere il pubblico.


La trasformazione nasce dall'evoluzione delle abitudini degli spettatori. Il televisore non viene più utilizzato esclusivamente per seguire i canali lineari, mentre smartphone, tablet e computer hanno moltiplicato le occasioni di accesso ai contenuti video. Le piattaforme di streaming hanno progressivamente introdotto offerte sostenute anche dalla pubblicità, trasformandosi in concorrenti diretti degli operatori televisivi nella raccolta degli investimenti delle aziende. La distinzione tra televisione e digitale diventa così sempre meno sufficiente per descrivere il mercato: uno stesso contenuto può essere seguito in diretta, on demand o attraverso applicazioni differenti, rendendo necessario un sistema capace di ricostruire l'audience complessiva evitando duplicazioni e confronti basati su criteri incompatibili.


L'inclusione dei grandi operatori internazionali rappresenta soprattutto una risposta alla domanda di trasparenza proveniente dal mercato. Per pianificare una campagna pubblicitaria è fondamentale conoscere non soltanto il numero potenziale degli utenti di una piattaforma, ma anche la frequenza dell'esposizione, il profilo del pubblico e la capacità di raggiungere persone che non vengono intercettate attraverso altri mezzi. Una misurazione condivisa permette inoltre di confrontare in maniera più omogenea ambienti che fino a oggi hanno utilizzato spesso indicatori differenti. Il valore economico dell'operazione risiede proprio nella possibilità di offrire a investitori e agenzie una base informativa comune sulla quale costruire le strategie.


Per Netflix, Amazon e Disney, la questione assume particolare importanza con la crescita dei piani che prevedono inserzioni pubblicitarie. Dopo anni nei quali lo streaming si era sviluppato prevalentemente attraverso gli abbonamenti, la ricerca di nuove fonti di ricavo ha spinto le piattaforme a creare formule più economiche sostenute dagli annunci. Questo modello richiede però strumenti riconosciuti dal mercato per dimostrare agli inserzionisti la qualità e la dimensione delle audience raggiunte. Google, attraverso il proprio ecosistema video e in particolare YouTube, occupa invece da tempo una posizione centrale nella raccolta pubblicitaria digitale e compete sempre più direttamente con la televisione per il tempo trascorso dagli utenti davanti agli schermi.


Il nuovo scenario interessa da vicino anche gli operatori italiani. Broadcaster, concessionarie ed editori devono confrontarsi con gruppi globali dotati di enormi capacità tecnologiche, grandi quantità di dati e una presenza sempre più forte sui televisori connessi. Disporre di una misurazione multipiattaforma può contribuire a rendere il confronto più trasparente, permettendo di valutare il peso effettivo di ciascun soggetto sulla base di criteri condivisi. Allo stesso tempo aumenta la pressione sull'intero sistema affinché le metriche siano verificabili, indipendenti e coerenti con le regole sulla protezione dei dati personali, soprattutto quando la misurazione coinvolge ambienti digitali nei quali la profilazione rappresenta una componente fondamentale del modello pubblicitario.


La posta in gioco riguarda una parte crescente degli investimenti delle imprese. Le aziende cercano campagne capaci di combinare la copertura tipica della televisione con la precisione del digitale, mentre le agenzie devono stabilire come distribuire i budget tra un numero sempre maggiore di piattaforme. In questo contesto, conoscere il tempo di visione, la copertura incrementale e la sovrapposizione tra audience può incidere direttamente sul valore degli spazi pubblicitari. La disponibilità di dati più omogenei può inoltre favorire nuovi modelli di pianificazione nei quali il confine tra spot televisivo e video digitale perde progressivamente rilevanza a favore dell'attenzione realmente ottenuta.


L'apertura di Audicom ai grandi protagonisti internazionali accompagna quindi il passaggio verso un mercato nel quale la competizione si svolge sempre meno tra singoli mezzi e sempre più tra ecosistemi audiovisivi. La televisione lineare conserva una capacità di raggiungere rapidamente pubblici molto ampi, mentre streaming e piattaforme digitali offrono personalizzazione e segmentazione. Mettere questi mondi all'interno di un quadro di misurazione più uniforme significa fornire all'industria pubblicitaria strumenti adeguati a una fruizione ormai profondamente ibrida, nella quale il dispositivo utilizzato conta meno della capacità di individuare dove si concentra realmente l'attenzione degli spettatori.

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