Previdenza complementare al centro del Salone del Risparmio 2025: l'appello di industria e istituzioni per rafforzare il secondo pilastro
Nel corso della XV edizione del Salone del Risparmio, tenutasi dal 15 al 17 aprile 2025 presso l’Allianz MiCo di Milano, la previdenza complementare si è imposta come tema cardine del dibattito economico. Durante l’incontro promosso da Assogestioni dal titolo “Pilastri per il futuro. Sinergie e prospettive di sviluppo per rafforzare la previdenza”, i principali attori dell’industria del risparmio gestito e delle istituzioni hanno condiviso proposte e strategie per rendere più solido e capillare il secondo pilastro pensionistico italiano.
Al centro del confronto è emersa la consapevolezza che il sistema pensionistico pubblico, pur oggi sostenibile, dovrà necessariamente evolversi per far fronte ai profondi cambiamenti demografici in atto. Secondo le stime dell’Istat, entro il 2050 la popolazione italiana over 65 potrebbe rappresentare il 35% del totale, mentre la forza lavoro sarà in continua contrazione. Questo scenario pone pressioni evidenti sulla tenuta del sistema a ripartizione e rende cruciale un potenziamento della previdenza integrativa come strumento di bilanciamento intergenerazionale.
Nel suo intervento, Mario Nava, rappresentante della Commissione Europea, ha sottolineato come l’Europa si trovi oggi davanti a un bivio: pur avendo una capacità di risparmio potenzialmente superiore rispetto agli Stati Uniti, non riesce ancora a trasformare questa forza in investimenti a lungo termine utili per sostenere la longevità della popolazione. Per Nava, la priorità è creare una vera e propria “Savings and Investments Union” a livello europeo, in grado di uniformare regole, ridurre barriere e incentivare lo sviluppo di strumenti pensionistici su base paneuropea, adatti anche alla mobilità dei lavoratori.
Dal punto di vista nazionale, il presidente dell’INPS Gabriele Fava ha posto l’accento sulla necessità di un’alleanza pubblico-privato per affrontare le criticità della previdenza. Ha rimarcato come oggi, per garantire una pensione dignitosa alle future generazioni, occorra agire su tre fronti: rafforzare la base occupazionale giovanile, aumentare la contribuzione volontaria ai fondi pensione e garantire coerenza tra primo e secondo pilastro, valorizzando gli strumenti già disponibili per la previdenza integrativa.
L’industria del risparmio ha messo sul tavolo diverse proposte operative. In primis, semplificare l’accesso e la comprensione dei prodotti pensionistici per i cittadini, abbattendo i costi di gestione e uniformando le modalità informative. In secondo luogo, estendere le agevolazioni fiscali e introdurre meccanismi di adesione automatica, come già avviene con successo in altri Paesi europei. A queste misure si aggiunge un altro elemento chiave: l’educazione finanziaria. Per le società di gestione e i rappresentanti del mondo assicurativo, rendere i cittadini più consapevoli dell’importanza di accantonare risorse per il futuro è una leva essenziale per aumentare le adesioni volontarie, oggi ancora ferme sotto il 30% della forza lavoro.
Un’ulteriore proposta, condivisa anche da rappresentanti del Ministero dell’Economia, è l’introduzione di un “conto previdenza” integrabile nel cassetto fiscale del cittadino, capace di visualizzare in un’unica interfaccia il futuro trattamento pensionistico atteso e gli strumenti utili per migliorarlo, come i versamenti volontari e i fondi pensione.
Nel corso dell’incontro sono stati anche presentati alcuni dati aggiornati sul secondo pilastro: oggi i fondi pensione negoziali contano circa 3,7 milioni di iscritti, mentre quelli aperti e i PIP ne contano rispettivamente 1,7 e 3 milioni. Il patrimonio complessivo gestito supera i 220 miliardi di euro, ma resta una quota ancora troppo bassa rispetto al fabbisogno pensionistico futuro stimato.
Il Salone del Risparmio ha dunque confermato come la previdenza complementare sia uno dei nodi cruciali per il sistema-Paese. Da una parte, rappresenta un’opportunità per incanalare il risparmio privato verso obiettivi di lungo termine; dall’altra, costituisce un elemento imprescindibile per garantire equità e stabilità nella società italiana dei prossimi decenni. Servono politiche coraggiose, regole stabili e un linguaggio accessibile per trasformare questo secondo pilastro in una scelta naturale per ogni lavoratore.



Commenti