Poste Italiane rilancia su TIM: più contanti nell’Opas e cade la soglia minima del 66,67%
Poste Italiane rilancia sull’operazione TIM a pochi giorni dalla chiusura del periodo di adesione all’offerta pubblica di acquisto e scambio. Il consiglio di amministrazione del gruppo ha deciso di aumentare di 30 centesimi per azione la componente in contanti riconosciuta agli azionisti che conferiranno i propri titoli, mantenendo invariata la parte dell’offerta corrisposta attraverso azioni Poste. La componente cash sale così da 1,67 a 1,97 euro per ciascuna azione TIM, alla quale continuano ad aggiungersi 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione. Una modifica significativa, accompagnata dalla decisione di rinunciare alla condizione che subordinava l’efficacia dell’operazione al raggiungimento di una partecipazione superiore al 66,67% dei diritti di voto.
La scelta arriva nella fase decisiva dell’Opas, il cui periodo di adesione è destinato a concludersi alle 17.30 dell’11 settembre 2026, salvo eventuali modifiche previste dalla disciplina dell’offerta. Il rilancio punta evidentemente ad aumentare l’attrattività economica della proposta nei confronti degli azionisti TIM, dopo che le adesioni avevano mostrato un andamento ancora contenuto rispetto agli obiettivi iniziali. Poste ha inoltre precisato che il nuovo corrispettivo rappresenta la proposta finale e che non sono previsti ulteriori incrementi. La società ribadisce in questo modo la rilevanza strategica e industriale dell’operazione, intervenendo contemporaneamente sulle condizioni economiche e sul principale vincolo quantitativo previsto inizialmente.
La rinuncia alla soglia del 66,67% modifica infatti uno degli elementi centrali dell’offerta. Poste acquisterà le azioni TIM conferite anche qualora, sommando le adesioni alla partecipazione già detenuta, non venga raggiunto il livello precedentemente indicato. La mossa riduce quindi il rischio che un numero insufficiente di adesioni renda inefficace l’intera operazione e aumenta la flessibilità dell’offerente nella costruzione della propria posizione nel capitale della società telefonica. L’obiettivo originario dell’offerta resta quello di acquisire il controllo di TIM e realizzare una combinazione industriale capace di integrare telecomunicazioni, servizi digitali, finanza, assicurazioni e logistica.
Il progetto annunciato da Poste prevede infatti la nascita di un grande gruppo integrato con una presenza capillare sul territorio italiano. Quando l’operazione è stata presentata, a marzo, la società aveva indicato ricavi aggregati nell’ordine dei 26,9 miliardi di euro e un Ebit pro-forma vicino a 4,8 miliardi, con oltre 150 mila dipendenti complessivi. Le sinergie potenziali erano state quantificate in circa 700 milioni di euro all’anno, attraverso interventi sui ricavi e sui costi. La combinazione permetterebbe di mettere insieme la rete distributiva di Poste, la base clienti dei due gruppi, le infrastrutture tecnologiche e una gamma di servizi che spazia dalla connettività ai pagamenti, fino alla gestione del risparmio e alle soluzioni digitali.
Per TIM l’operazione rappresenta un ulteriore passaggio nel profondo processo di trasformazione seguito alla separazione della rete e alla ridefinizione del perimetro industriale. Poste, già presente nel capitale della società, punta invece a trasformare una partecipazione finanziaria in un’integrazione molto più ampia. Tra le aree nelle quali potrebbero emergere maggiori benefici figurano la vendita incrociata di servizi, l’utilizzo congiunto delle reti commerciali, la razionalizzazione degli investimenti informatici e lo sviluppo di offerte integrate tra telecomunicazioni e servizi finanziari. Il valore dell’operazione dipenderà quindi non soltanto dalla quantità di azioni raccolte, ma dalla capacità di realizzare concretamente le sinergie previste.
Il nuovo rilancio rende ancora più importante il comportamento degli azionisti nelle ultime giornate dell’offerta. Anche l’amministratore delegato di TIM Pietro Labriola e dirigenti con responsabilità strategiche hanno aderito all’operazione, mentre il mercato valuta il rapporto tra il nuovo corrispettivo, il prezzo delle azioni TIM e quello dei titoli Poste utilizzati nello scambio. L’aumento della componente cash riduce l’esposizione degli aderenti alle oscillazioni del titolo Poste e rende immediatamente più elevato il valore monetario ricevuto, pur lasciando una parte significativa del corrispettivo legata alle prospettive del futuro gruppo.
La partita entra così nella fase più delicata. Con l’aumento della componente in denaro e la cancellazione della soglia minima, Poste Italiane mostra di voler portare avanti il progetto anche in presenza di adesioni inferiori alle aspettative iniziali. Il risultato dell’Opas definirà il peso effettivo che Poste assumerà in TIM e le condizioni dalle quali potrà partire il progetto di integrazione, destinato a ridisegnare gli equilibri non soltanto delle telecomunicazioni italiane, ma anche del più ampio mercato nazionale dei servizi digitali e finanziari.





Commenti