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Poste e TIM giù in Borsa alla vigilia della chiusura dell’Opas: decisivo il rush finale delle adesioni

10 set
Tempo di lettura: 3 min

Ultime ore decisive per l’Opas di Poste Italiane su TIM, mentre Piazza Affari guarda con attenzione all’andamento delle adesioni e alle conseguenze dell’operazione sui due gruppi. Il periodo per conferire le azioni termina alle 17.30 dell’11 settembre, dopo quasi due mesi di offerta, e l’avvicinarsi della scadenza ha aumentato la volatilità dei titoli. Poste e TIM hanno mostrato debolezza in Borsa proprio mentre gli investitori valutano la convenienza del corrispettivo e il possibile nuovo assetto azionario dell’ex monopolista telefonico. Il passaggio è particolarmente rilevante perché Poste possiede già circa il 20% di TIM e punta attraverso l’offerta a rafforzare in maniera sostanziale la propria posizione nel capitale.


La mossa che ha cambiato gli equilibri dell’operazione è arrivata nell’ultima settimana, quando Poste Italiane ha deciso di migliorare il corrispettivo riconosciuto agli azionisti TIM. Alla componente originaria di 1,67 euro in contanti per ogni azione conferita è stata aggiunta una somma di 30 centesimi, portando così il pagamento cash complessivo a 1,97 euro, al quale si aggiungono 0,218 azioni Poste Italiane di nuova emissione. Sulla base della quotazione di Poste presa come riferimento al momento dell’annuncio, il nuovo corrispettivo esprimeva una valorizzazione implicita di circa 7,83 euro per ogni azione TIM. L’aumento sarà riconosciuto anche a chi aveva già aderito all’offerta prima del rilancio.


Ancora più importante, dal punto di vista della struttura dell’operazione, è stata la decisione di Poste di rinunciare alla condizione soglia del 66,67% dei diritti di voto di TIM. In origine il raggiungimento di quella partecipazione rappresentava una delle condizioni per l’efficacia dell’offerta. Eliminando il vincolo, Poste ha scelto di procedere con l’acquisto delle azioni apportate anche qualora le adesioni non consentano di raggiungere la maggioranza qualificata inizialmente prevista. La decisione riduce quindi il rischio di un mancato perfezionamento dell’Opas e permette al gruppo guidato da Matteo Del Fante di consolidare comunque la propria partecipazione nella società telefonica.


Il miglioramento dell’offerta è stato accolto favorevolmente dal Consiglio di amministrazione di TIM, che aveva già considerato congruo dal punto di vista finanziario il corrispettivo originario e valutato positivamente il razionale industriale dell’operazione. Anche l’amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche hanno portato in adesione le azioni TIM detenute. Il segnale assume un valore rilevante nella fase conclusiva dell’operazione, anche se il vero elemento da osservare resta il comportamento dei grandi azionisti e degli investitori istituzionali, tradizionalmente concentrato proprio negli ultimi giorni delle offerte pubbliche.


L’operazione mette in gioco anche una strategia industriale che va oltre la semplice partecipazione finanziaria. L’integrazione tra Poste e TIM può creare opportunità nell’offerta di servizi digitali, telecomunicazioni, pagamenti, energia, assicurazioni e soluzioni rivolte a famiglie e imprese. Poste dispone di una rete fisica capillare e di una base di clienti estremamente ampia, mentre TIM mantiene un ruolo centrale nelle telecomunicazioni italiane e sta attraversando una profonda trasformazione dopo la separazione della rete. Le possibili sinergie rappresentano una delle ragioni con cui Poste ha motivato la rilevanza strategica dell’investimento e la decisione di aumentare il corrispettivo nel rush finale.


Il mercato deve però valutare anche gli effetti finanziari dell’operazione su Poste Italiane. In caso di adesione totalitaria, il controvalore monetario implicito dell’offerta arriverebbe a circa 11,35 miliardi di euro, mentre l’esborso massimo relativo alla componente in contanti sarebbe nell’ordine di 3,36 miliardi. Poste sostiene che i benefici economici e finanziari dell’operazione resteranno sostanzialmente invariati anche dopo l’aumento del prezzo e prevede un impatto positivo sull’utile per azione già dal 2027, destinato a diventare a doppia cifra nel 2028. Numeri che dovranno essere confrontati con l’effettivo livello delle adesioni e con la partecipazione finale raggiunta.


La chiusura dell’11 settembre rappresenta quindi il primo vero punto di verifica della strategia. Il pagamento agli azionisti che avranno aderito è previsto, salvo modifiche del calendario, per il 18 settembre. Qualora ricorrano le condizioni stabilite dalla normativa, i termini potranno inoltre essere riaperti per cinque sedute, dal 21 al 25 settembre. La rinuncia alla soglia minima ha comunque spostato l’attenzione: non si tratta più soltanto di stabilire se l’offerta avrà successo, ma soprattutto di capire quale quota di TIM finirà nelle mani di Poste e quale equilibrio azionario emergerà da un’operazione destinata a incidere profondamente sul futuro delle telecomunicazioni italiane.

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