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Pomodoro, Mutti lavora 775mila tonnellate: il clima mette sotto pressione la filiera

12 minuti fa
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Pomodoro, Mutti lavora 775mila tonnellate: il clima mette sotto pressione la filiera

La campagna 2026 evidenzia rese agricole più basse e la necessità di coordinare raccolta, trasformazione e disponibilità d’acqua.


Mutti chiude la campagna del pomodoro 2026 con 775.000 tonnellate di materia prima lavorata, in una stagione segnata da caldo intenso, grandinate e maturazione anticipata. Il risultato industriale, comunicato dall’azienda, va distinto dall’andamento agricolo: la continuità della trasformazione è stata garantita mentre le rese per ettaro, soprattutto al Nord, sono scese sotto la media degli ultimi cinque anni.

Gli stabilimenti hanno avviato la lavorazione nella prima settimana di luglio. Secondo il direttore del servizio agricolo Massimo Perboni, l’anticipo ha risposto alla maturazione accelerata dalle temperature. Nella seconda parte dell’estate sono diminuiti anche i valori del grado Brix, parametro utilizzato per valutare le sostanze solubili presenti nel pomodoro. Quantità raccolte e caratteristiche della materia prima hanno quindi richiesto una gestione flessibile degli impianti e un confronto continuo con i produttori.

Il Sud ha mostrato una maggiore tenuta, in particolare per il pomodoro destinato ai pelati. La diversa risposta dei territori rende rilevante la programmazione della filiera: superfici coltivate, calendario dei conferimenti e capacità di assorbimento degli stabilimenti devono essere coerenti. Un’espansione delle coltivazioni non accompagnata da adeguate possibilità di trasformazione può creare squilibri proprio nei giorni in cui il raccolto deve essere lavorato. Ne deriva una maggiore esigenza di coordinamento.

L’azienda ha confermato il sistema di premi legato alla qualità, che valorizza il lavoro dei partner agricoli. Sul piano economico, questa scelta indica l’attenzione alla qualità del prodotto conferito e ai rapporti con chi lo coltiva. Il bilancio della campagna descrive pertanto un risultato produttivo positivo, senza cancellare le difficoltà agronomiche che hanno interessato i campi.

Francesco Mutti richiama soprattutto l’emergenza idrica e la necessità di interventi infrastrutturali. Nella valutazione dell’amministratore delegato, la progressiva perdita dei ghiacciai espone la pianura padana e l’agricoltura a conseguenze strutturali. La richiesta riguarda una programmazione dell’adattamento capace di assicurare acqua alle colture, oltre alla risposta alle singole annate difficili. Per le imprese della trasformazione, il rischio climatico entra così nelle decisioni su approvvigionamenti, investimenti e organizzazione produttiva, insieme alla tutela della materia prima e alla capacità di rispettare i tempi della raccolta.

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