top of page

Orsini rilancia la Zes unica per tutta l’Italia: semplificazione e tempi certi per sostenere gli investimenti

13 lug
Tempo di lettura: 3 min

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, propone di estendere a tutto il territorio nazionale il modello della Zona economica speciale, trasformandolo in uno strumento generale di politica industriale capace di accelerare gli investimenti e ridurre i tempi della burocrazia. L’idea è superare una disciplina legata esclusivamente a determinate aree del Paese, applicando ovunque procedure amministrative semplificate, autorizzazioni più rapide e una regia nazionale in grado di garantire certezza alle imprese. Secondo Orsini, la competitività non dipende soltanto dalla disponibilità di incentivi fiscali, ma soprattutto dalla possibilità di conoscere in anticipo tempi, regole e responsabilità delle amministrazioni coinvolte. Un’impresa che programma la costruzione di un nuovo stabilimento o l’ampliamento di un sito produttivo deve poter contare su risposte definitive entro scadenze compatibili con le esigenze del mercato, senza restare bloccata per anni tra pareri, conferenze di servizi e autorizzazioni affidate a soggetti diversi. La proposta punta quindi a trasferire su scala nazionale l’impostazione già sperimentata con la Zes unica del Mezzogiorno, valorizzandone in particolare la capacità di concentrare le competenze e semplificare i procedimenti.


Il punto centrale della richiesta avanzata da Confindustria è la creazione di una cabina di regia nazionale che coordini gli interventi industriali strategici e assicuri un’applicazione uniforme delle regole. L’attuale frammentazione amministrativa produce infatti situazioni molto diverse tra regioni e territori, con imprese costrette a confrontarsi con procedure, interpretazioni e tempistiche non omogenee. Questa incertezza incide sulle decisioni di investimento e rischia di spingere i grandi gruppi internazionali verso Paesi nei quali l’apertura di uno stabilimento, l’accesso alle reti energetiche o l’ottenimento delle autorizzazioni ambientali avvengono in modo più rapido. Orsini guarda con favore anche alle iniziative promosse dai governatori delle regioni settentrionali, che chiedono piani speciali per l’industria e strumenti capaci di sostenere i territori maggiormente esposti alla concorrenza internazionale. L’obiettivo non sarebbe cancellare le misure dedicate alle aree economicamente più fragili, ma affiancare agli incentivi territoriali un sistema nazionale di semplificazione, lasciando che le agevolazioni economiche continuino a essere differenziate in base ai divari di sviluppo e alle regole europee sugli aiuti di Stato.


La richiesta arriva in una fase particolarmente delicata per la manifattura italiana, chiamata a fronteggiare costi energetici elevati, rallentamento della domanda europea, concorrenza cinese e investimenti sempre più onerosi nella transizione digitale e ambientale. Le imprese devono riconvertire gli impianti, adottare nuove tecnologie, ridurre le emissioni e rafforzare le filiere, ma spesso incontrano ostacoli amministrativi che dilatano i tempi e aumentano i costi dei progetti. Una Zes estesa all’intero Paese potrebbe offrire procedure accelerate per gli investimenti produttivi, individuando un interlocutore unico e introducendo termini vincolanti per le decisioni pubbliche. Il vantaggio sarebbe particolarmente rilevante per le piccole e medie imprese, che dispongono di strutture amministrative meno articolate rispetto ai grandi gruppi e subiscono in misura maggiore il peso degli adempimenti. Per Confindustria, semplificare non significa ridurre i controlli ambientali, urbanistici o di sicurezza, ma coordinarli meglio, eliminare le duplicazioni e impedire che il silenzio di un’amministrazione blocchi indefinitamente un investimento già dotato dei requisiti richiesti.


L’ipotesi di una Zes nazionale apre anche un confronto sul futuro delle politiche industriali e sul rapporto tra Stato, regioni ed enti locali. Una gestione centralizzata dei procedimenti strategici potrebbe aumentare la velocità delle decisioni, ma dovrebbe essere accompagnata da una chiara ripartizione delle competenze e da strumenti capaci di valorizzare le esigenze dei territori. Resterebbe inoltre da definire il rapporto tra il nuovo modello, la Zes del Mezzogiorno e le Zone logistiche semplificate già istituite in alcune aree del Centro-Nord. La proposta di Orsini punta soprattutto a creare un quadro stabile, evitando interventi temporanei o incentivi modificati di anno in anno, perché le scelte industriali richiedono programmi pluriennali e risorse prevedibili. Al centro vi è l’idea che l’Italia debba competere offrendo non soltanto contributi economici, ma anche una pubblica amministrazione capace di accompagnare i progetti, rispettare le scadenze e assumere decisioni certe, trasformando la semplificazione da misura eccezionale a regola ordinaria per gli investimenti produttivi.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page