OfBusiness accelera nell’abbigliamento: ricavi più che triplicati
La divisione apparel raggiunge 3.002 crore di rupie e diventa uno dei pilastri del gruppo indiano in vista di una possibile quotazione.
OfBusiness ha portato i ricavi della propria divisione apparel a 3.002 crore di rupie nell’esercizio 2026, più di tre volte gli 843 crore registrati nell’esercizio 2024. L’abbigliamento è diventato il segmento a più rapida crescita della piattaforma B2B indiana e rappresenta ormai il 15,7% del business commerce, rispetto al 4,6% di due anni prima. L’espansione assume particolare rilievo perché avviene mentre il gruppo sta preparando un possibile percorso verso la quotazione.
Il modello combina attività di sourcing, capacità produttiva diretta e servizi alle piccole e medie imprese. La rete manifatturiera è stata rafforzata dall’acquisizione di Indian Design a Bengaluru e dalla crescita della presenza nel Sud dell’India, nella regione di Delhi e in Bangladesh. Secondo i dati comunicati dalla società, la divisione esporta in oltre 70 Paesi e serve sette dei dieci maggiori retailer globali dell’abbigliamento, tra cui Uniqlo, Adidas, Skechers e Michael Kors.
La trasformazione è significativa perché mostra come una piattaforma nata per il commercio B2B possa integrare progressivamente produzione e relazioni industriali con i grandi committenti internazionali. L’obiettivo non è soltanto intermediare materie prime o ordini, ma controllare una quota maggiore della catena del valore, con potenziali effetti su margini, qualità e affidabilità delle consegne.
La crescita dell’apparel dovrà però essere valutata insieme alla sostenibilità finanziaria dell’espansione. L’aumento della capacità produttiva e dell’organico richiede capitale, disciplina operativa e visibilità sugli ordini. In vista di una possibile Ipo, il mercato sarà chiamato a misurare non soltanto la velocità della crescita, ma la capacità di trasformare la scala raggiunta in redditività ricorrente e vantaggio competitivo. Il dato sarà particolarmente osservato dagli investitori perché l’integrazione verticale può creare economie di scala, ma aumenta anche l’esposizione a costi fissi e ciclicità della domanda.






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