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Novartis scivola a Zurigo: pelacarsen fallisce il test decisivo sul rischio cardiovascolare

7 set
Tempo di lettura: 3 min

Seduta difficile alla Borsa di Zurigo per Novartis, penalizzata dal risultato negativo di uno degli studi clinici più attesi nel settore cardiovascolare. Il titolo del gruppo farmaceutico svizzero è arrivato a perdere circa il 2,4%, scendendo nell'area dei 126,50 franchi e registrando la flessione più marcata degli ultimi quattro mesi. A innescare le vendite è stato il mancato raggiungimento dell'obiettivo principale dello studio di fase III Lp(a)HORIZON su pelacarsen, trattamento sperimentale sviluppato per pazienti con livelli elevati di lipoproteina(a) e una malattia cardiovascolare già accertata. La battuta d'arresto assume particolare rilievo perché il farmaco era considerato una delle possibili nuove frontiere nella prevenzione degli eventi cardiovascolari.


Pelacarsen è un oligonucleotide antisenso progettato per ridurre la produzione della lipoproteina(a), o Lp(a), una particella presente nel sangue i cui livelli elevati sono associati a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari. A differenza di altri fattori di rischio, la concentrazione di Lp(a) è determinata in larga parte geneticamente e interessa circa una persona su cinque nel mondo. Attualmente non esistono terapie specificamente approvate per abbassarla con l'obiettivo di prevenire eventi cardiovascolari. Per questo motivo il programma di Novartis era seguito con particolare attenzione non soltanto dagli investitori, ma anche dalla comunità scientifica e dalle altre aziende farmaceutiche impegnate nello sviluppo di trattamenti rivolti allo stesso bersaglio.


Lo studio Lp(a)HORIZON ha coinvolto oltre 8.300 pazienti con valori elevati di Lp(a) e patologie cardiovascolari già diagnosticate. L'obiettivo era verificare se la riduzione della lipoproteina attraverso pelacarsen potesse tradursi in una diminuzione concreta degli eventi cardiovascolari rispetto al placebo. Il parametro principale comprendeva morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale e rivascolarizzazione coronarica urgente con ricovero ospedaliero. Il farmaco ha effettivamente determinato una riduzione significativa dei livelli di Lp(a), confermando l'effetto biologico osservato nelle precedenti sperimentazioni, ma il risultato non si è trasformato in una diminuzione statisticamente significativa del rischio cardiovascolare nella popolazione complessiva dello studio.


È proprio questa distanza tra l'effetto sul biomarcatore e il beneficio clinico a rappresentare l'aspetto più delicato dei risultati. Diminuire una sostanza associata statisticamente a una determinata patologia non significa necessariamente ottenere una riduzione degli eventi che quella sostanza contribuisce a favorire. I pazienti coinvolti nello studio ricevevano inoltre le terapie raccomandate dalle linee guida, comprese quelle per il controllo dei lipidi e della pressione arteriosa. Dimostrare un beneficio aggiuntivo rispetto a una gestione clinica già ottimizzata rappresentava quindi una soglia particolarmente impegnativa. Novartis intende presentare un'analisi più completa dei dati in occasione di un prossimo congresso medico, elemento importante per comprendere eventuali differenze tra sottogruppi e le implicazioni scientifiche del risultato.


Per Novartis il mancato successo arriva in una fase nella quale il mercato aveva premiato il titolo: prima della reazione negativa, le azioni avevano accumulato dall'inizio dell'anno un rialzo a doppia cifra. Il risultato di pelacarsen rappresenta inoltre una nuova battuta d'arresto clinica a breve distanza dalla sospensione di studi riguardanti una terapia cellulare sperimentale destinata alle malattie autoimmuni. Nel settore farmaceutico, dove una parte rilevante delle valutazioni dipende dalla capacità della pipeline di generare futuri prodotti commerciali, gli insuccessi nelle fasi avanzate dello sviluppo possono determinare reazioni immediate anche quando la solidità complessiva del gruppo non viene messa in discussione.


Pelacarsen era stato originariamente scoperto e sviluppato da Ionis Pharmaceuticals, prima che Novartis acquisisse nel 2019 i diritti per proseguirne lo sviluppo e la futura commercializzazione. Il fallimento dell'endpoint primario non riguarda quindi soltanto il gruppo svizzero, ma incide anche sulle aspettative attorno a un'intera classe di trattamenti destinati alla Lp(a). Altre grandi aziende, tra cui Amgen ed Eli Lilly, stanno lavorando su approcci differenti per intervenire sullo stesso fattore di rischio. I risultati di HORIZON diventano così un punto di riferimento importante per comprendere se e in quali condizioni la riduzione della lipoproteina(a) possa produrre un beneficio clinico misurabile.


La reazione della Borsa riflette soprattutto il ridimensionamento delle aspettative attribuite a un potenziale nuovo farmaco cardiovascolare. Per Novartis resta ora da approfondire l'enorme quantità di dati prodotta dallo studio, mentre per l'industria farmaceutica il test di pelacarsen solleva una questione più ampia: stabilire quanto debba essere profonda, precoce o prolungata la riduzione della Lp(a) perché possa tradursi in una protezione effettiva da infarti, ictus e altre complicanze. Una risposta che potrebbe incidere sulle strategie di ricerca di diversi gruppi farmaceutici e sul futuro di uno dei filoni più osservati della medicina cardiovascolare.

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