Novartis affonda a Zurigo: nuovo flop clinico per il farmaco contro la distrofia miotonica
Giornata pesantissima alla Borsa di Zurigo per Novartis, travolta dalle vendite dopo il fallimento di un importante studio clinico di fase III. Il titolo del colosso farmaceutico svizzero è arrivato a perdere oltre il 10%, scendendo nell'area dei 112 franchi e trascinando al ribasso anche l'indice SMI. A provocare la reazione degli investitori sono stati i risultati dello studio HARBOR sul farmaco sperimentale delpacibart etedesiran, o del-desiran, sviluppato per il trattamento della distrofia miotonica di tipo 1. Il medicinale non ha raggiunto l'obiettivo principale della sperimentazione, alimentando nuovi dubbi sulla pipeline del gruppo proprio mentre Novartis cerca di costruire i motori di crescita destinati a sostenere i ricavi nel prossimo decennio.
La distrofia miotonica di tipo 1, conosciuta anche come DM1, è una malattia neuromuscolare progressiva che provoca rigidità e debolezza muscolare e può coinvolgere diversi organi. Attualmente non esistono terapie approvate capaci di intervenire specificamente sulla causa della patologia. Lo studio HARBOR ha coinvolto circa 150 pazienti per 54 settimane e aveva come endpoint principale il cosiddetto video hand opening time, un parametro utilizzato per misurare la velocità con cui il paziente riesce ad aprire la mano dopo averla stretta. Del-desiran non ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo rispetto al placebo su questo indicatore, determinando il mancato raggiungimento dell'obiettivo primario.
Novartis ha comunque segnalato la presenza di indicazioni di attività clinica in alcuni endpoint secondari e nelle analisi esplorative. Il gruppo intende quindi esaminare integralmente i dati dello studio e confrontarsi con le autorità sanitarie prima di stabilire il futuro del programma. Il risultato negativo non equivale automaticamente all'abbandono definitivo del farmaco, ma rappresenta una battuta d'arresto rilevante perché l'efficacia sul parametro principale costituiva un elemento centrale per dimostrare il valore della terapia. Il mercato ha reagito con particolare durezza proprio perché del-desiran era considerato uno degli asset più promettenti della nuova strategia farmaceutica del gruppo.
Il peso finanziario dell'insuccesso è legato soprattutto all'acquisizione di Avidity Biosciences, operazione da circa 12 miliardi di dollari attraverso la quale Novartis ha ottenuto del-desiran e una piattaforma di terapie basate sui coniugati anticorpo-oligonucleotide. Si è trattato della maggiore acquisizione realizzata sotto la guida dell'amministratore delegato Vas Narasimhan e il successo del farmaco contro la DM1 era considerato dagli analisti uno dei principali elementi per giustificare il valore dell'investimento. Lo stesso management aveva indicato per del-desiran un potenziale di vendite al picco superiore ai 5 miliardi di dollari, una prospettiva che spiega l'entità della reazione registrata sul mercato.
Il risultato dello studio HARBOR arriva inoltre a pochi giorni da un'altra delusione clinica. Anche pelacarsen, farmaco sperimentale sviluppato per ridurre il rischio cardiovascolare nei pazienti con livelli elevati di lipoproteina(a), non ha raggiunto l'endpoint primario nello studio di fase III Lp(a)HORIZON. Sebbene il trattamento abbia ridotto i livelli di Lp(a), non è riuscito a dimostrare una diminuzione statisticamente significativa degli eventi cardiovascolari rispetto al placebo. Due insuccessi ravvicinati aumentano inevitabilmente la pressione sulla strategia di ricerca e sviluppo di Novartis, chiamata a compensare nei prossimi anni la progressiva scadenza della protezione brevettuale di alcuni medicinali di grande rilevanza commerciale.
Il gruppo può comunque contare su altri programmi che hanno prodotto indicazioni favorevoli. Tra questi figurano i risultati positivi ottenuti con remibrutinib nella sclerosi multipla recidivante e altri progetti provenienti dalla piattaforma acquisita con Avidity. Novartis ha inoltre confermato le proprie previsioni di medio termine, che indicano una crescita media annua delle vendite compresa tra il 5% e il 6% nel periodo 2025-2030. Il mantenimento della guidance segnala che il management ritiene ancora sufficientemente diversificata la pipeline, nonostante le recenti battute d'arresto.
La violenta reazione della Borsa riflette però un problema più ampio per l'industria farmaceutica: il valore attribuito a un gruppo dipende sempre più dalla capacità di sostituire i prodotti maturi con nuove terapie ad alto potenziale. Per Novartis, che negli ultimi anni ha concentrato il portafoglio sui farmaci innovativi e utilizzato acquisizioni miliardarie per rafforzare la ricerca, il fallimento di del-desiran rappresenta anche un test sulla strategia di allocazione del capitale. L'attenzione degli investitori si sposta ora sugli altri programmi clinici del gruppo e sulla capacità della piattaforma Avidity di generare nuovi medicinali capaci di compensare il valore che il mercato aveva attribuito alla terapia per la distrofia miotonica.





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