New Start, spiragli di rinnovo mentre Usa e Russia tornano a trattare su un possibile accordo
- piscitellidaniel
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Si riaprono spiragli sul futuro del New Start, il trattato che limita gli arsenali nucleari strategici di Stati Uniti e Russia, mentre Washington e Mosca tornano a confrontarsi sull’ipotesi di un accordo che eviti un vuoto normativo potenzialmente destabilizzante. Il dialogo, ancora fragile e condizionato da un contesto geopolitico estremamente teso, rappresenta uno dei pochi canali di contatto rimasti aperti tra le due potenze nucleari. Il New Start, firmato nel 2010 ed entrato in vigore nel 2011, è l’ultimo pilastro del sistema di controllo degli armamenti strategici tra Usa e Russia, dopo il progressivo smantellamento di altri trattati chiave. La sua scadenza, prevista nel 2026 dopo l’estensione già concessa, incombe come un punto critico in uno scenario segnato dal conflitto in Ucraina, dalla crescente competizione tra grandi potenze e da un deterioramento profondo delle relazioni diplomatiche. In questo quadro, la ripresa dei contatti viene letta come un segnale di pragmatismo, più che come un ritorno alla fiducia reciproca.
Il confronto tra Washington e Mosca avviene in condizioni molto diverse rispetto al passato, perché il clima politico e strategico è profondamente cambiato. La Russia ha sospeso la partecipazione al trattato, pur dichiarando di continuare a rispettarne i limiti quantitativi, mentre gli Stati Uniti hanno ribadito l’importanza del New Start come strumento di stabilità e prevedibilità. Le trattative in corso non riguardano soltanto un’eventuale estensione o rinnovo formale, ma anche il quadro più ampio della trasparenza, delle ispezioni e dei meccanismi di verifica, che sono stati fortemente compromessi dalle tensioni degli ultimi anni. Il rischio principale, in assenza di un accordo, è l’avvio di una nuova fase di competizione nucleare senza regole condivise, nella quale ciascuna parte sarebbe libera di espandere e modernizzare i propri arsenali senza vincoli. Questo scenario preoccupa non solo Usa e Russia, ma anche la comunità internazionale, perché aumenterebbe l’incertezza strategica e la probabilità di errori di calcolo.
Il New Start ha svolto per oltre un decennio una funzione di stabilizzazione, imponendo limiti chiari al numero di testate nucleari strategiche dispiegate e ai vettori, oltre a prevedere un sistema di ispezioni reciproche che ha contribuito a mantenere un minimo di fiducia operativa. La possibile perdita di questo strumento aprirebbe una fase in cui la deterrenza tornerebbe a basarsi quasi esclusivamente su percezioni e segnali indiretti, con un aumento della tensione e della sfiducia. Le trattative in corso indicano che entrambe le parti sono consapevoli di questo rischio, pur partendo da posizioni molto distanti. Per gli Stati Uniti, il rinnovo o la sostituzione del New Start è visto come un elemento essenziale per evitare una corsa agli armamenti che assorbirebbe risorse e aumenterebbe l’instabilità globale. Per la Russia, il dossier è intrecciato a questioni più ampie di sicurezza e di riconoscimento del proprio ruolo strategico, in un contesto che Mosca percepisce come sempre più ostile.
Il riavvicinamento sul tema del controllo degli armamenti avviene mentre il sistema internazionale attraversa una fase di frammentazione crescente, con nuovi attori nucleari e con la Cina che osserva con attenzione le dinamiche tra Usa e Russia. Pechino, pur non essendo parte del New Start, rappresenta un fattore sempre più rilevante nelle valutazioni strategiche di Washington, che guarda al futuro del controllo degli armamenti in una dimensione potenzialmente trilaterale. Questo elemento complica ulteriormente le trattative, perché qualsiasi nuovo accordo dovrà tenere conto di equilibri più ampi rispetto al passato. Gli spiragli che si aprono sul New Start non indicano quindi una svolta imminente, ma segnalano la volontà di evitare uno scenario di totale deregolamentazione nucleare. Il dialogo tra Usa e Russia su questo dossier appare come una necessità dettata dalla realtà strategica, più che come il frutto di un miglioramento delle relazioni politiche, e conferma come il controllo degli armamenti resti uno dei pochi terreni sui quali le due potenze sono ancora costrette a confrontarsi per evitare conseguenze difficilmente gestibili sul piano globale.

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