Mps deposita alla Consob le offerte su Banco Bpm e Banca Generali: parte l’iter della doppia Ops
Monte dei Paschi di Siena compie un nuovo passo nella complessa partita del risiko bancario italiano. L’istituto guidato da Luigi Lovaglio ha depositato presso la Consob i documenti relativi alle offerte pubbliche di scambio volontarie totalitarie promosse su Banco Bpm e Banca Generali, avviando formalmente l’iter che porterà l’autorità di vigilanza a esaminare le condizioni delle due operazioni. Le offerte, annunciate il 21 agosto, hanno un valore complessivo nell’ordine dei 34 miliardi di euro e rappresentano uno dei progetti di aggregazione più ambiziosi degli ultimi anni nel sistema finanziario italiano.
La struttura delle due operazioni prevede esclusivamente lo scambio di azioni, senza una componente in contanti. Per Banco Bpm, Mps riconosce 1,567 nuove azioni proprie per ciascun titolo portato in adesione. Il rapporto implica, sulla base dei valori considerati al momento dell’annuncio, un prezzo di 16,729 euro per azione Banco Bpm e non incorpora un premio rispetto alle quotazioni di riferimento. Per Banca Generali, invece, il concambio è fissato in 6,958 azioni Mps per ogni titolo consegnato, corrispondente a un valore di 74,284 euro per azione e a un premio del 10% rispetto ai prezzi ufficiali utilizzati per definire l’offerta. Nel complesso, la proposta attribuisce circa 25,3 miliardi a Banco Bpm e 8,7 miliardi a Banca Generali.
Il deposito dei documenti non determina ancora l’avvio delle adesioni. La Consob dovrà svolgere la propria istruttoria e autorizzare la pubblicazione della documentazione, mentre Mps ha presentato alle autorità competenti le istanze e le comunicazioni necessarie per ottenere gli ulteriori via libera previsti dalla normativa. Il dossier coinvolge infatti una pluralità di profili prudenziali, concorrenziali e societari. Il passaggio è particolarmente delicato perché le due offerte sono contestuali e parallele e si inseriscono nella più ampia riorganizzazione del gruppo senese dopo l’acquisizione di Mediobanca, per la cui incorporazione Mps ha già ricevuto l’autorizzazione della Banca centrale europea.
L’obiettivo dichiarato da Siena è costruire un nuovo campione nazionale del credito e del risparmio gestito, combinando la presenza commerciale di Mps e Banco Bpm con le attività di advisory e wealth management provenienti da Mediobanca e Banca Generali. In caso di adesione integrale a entrambe le offerte e tenendo conto dell’incorporazione di Mediobanca, gli attuali azionisti Mps deterrebbero circa il 50,1% del gruppo risultante, quelli di Banco Bpm il 37,2% e gli azionisti di Banca Generali il 12,7%. Il nuovo polo avrebbe, sulla base dei dati pro forma indicati al momento dell’annuncio, un totale attivo nell’ordine dei 466 miliardi di euro, impieghi alla clientela per circa 245 miliardi e attività finanziarie complessive vicine agli 810 miliardi.
La strategia punta anche su importanti sinergie industriali. Mps stima benefici pre-tax a regime per circa 2,6 miliardi di euro all’anno, comprendendo quelli collegati all’integrazione di Mediobanca, attraverso risparmi di costo e maggiori opportunità di ricavo. Gli oneri straordinari necessari per realizzare l’integrazione sono invece stimati intorno ai 2,5 miliardi e dovrebbero concentrarsi tra il 2027 e il 2029. Parallelamente, il consiglio di amministrazione ha proposto una distribuzione straordinaria da 4 miliardi di euro agli azionisti Mps, composta da una quota in contanti e da azioni Generali, subordinata all’efficacia di almeno una delle offerte.
Restano tuttavia diversi elementi da verificare. Banco Bpm ha già sottolineato che la proposta non presenta un premio per i propri azionisti e che si configura come un’acquisizione, mentre Banca Generali ha indicato che analizzerà dettagliatamente termini e caratteristiche dell’operazione prima di esprimersi secondo le modalità previste dalla legge. Anche Generali ha precisato che la proposta non è stata preventivamente concordata, pur mostrando disponibilità a valutarne gli eventuali sviluppi industriali. Saranno quindi determinanti non soltanto le autorizzazioni, ma anche la valutazione che i consigli delle società coinvolte e soprattutto i rispettivi azionisti daranno ai rapporti di concambio.
La doppia Ops porta così Mps al centro di un riassetto che potrebbe modificare profondamente la struttura del sistema bancario italiano. Il deposito alla Consob trasforma le intenzioni annunciate in agosto in un procedimento formale, nel quale dovranno essere esaminati sostenibilità finanziaria, condizioni delle offerte, governance e prospettive industriali del nuovo gruppo. La partita si sposta ora sul terreno regolamentare e sul consenso degli azionisti, mentre l’assemblea di Mps convocata per il 29 ottobre rappresenta uno dei prossimi passaggi decisivi per il progetto costruito da Siena.





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