Moda italiana, Confindustria chiede al Governo un intervento urgente per sostenere la filiera
La moda italiana torna a chiedere un intervento deciso delle istituzioni per affrontare una fase particolarmente complessa, segnata dal rallentamento della domanda internazionale, dalle tensioni geopolitiche e dalle difficoltà che interessano soprattutto le imprese della filiera. Confindustria Moda sollecita il Governo a mettere in campo misure capaci di sostenere un comparto strategico per l'economia nazionale, nel quale convivono grandi marchi conosciuti in tutto il mondo e migliaia di piccole e medie aziende specializzate. Il punto centrale è evitare che una crisi congiunturale produca conseguenze strutturali, indebolendo quel sistema di competenze manifatturiere che costituisce uno dei principali vantaggi competitivi del Made in Italy.
Le difficoltà non riguardano infatti soltanto i grandi gruppi del lusso o le vendite nei negozi, ma si trasmettono lungo l'intera catena produttiva. Tessile, abbigliamento, calzature, pelletteria e accessori dipendono da una rete estremamente articolata di fornitori, laboratori e imprese specializzate, spesso concentrate nei distretti industriali. Quando gli ordini diminuiscono, l'impatto arriva rapidamente alle aziende più piccole, che dispongono di minori risorse finanziarie per assorbire periodi prolungati di sottoutilizzo degli impianti. È proprio su questa parte della filiera che cresce l'allarme, perché la perdita di un'impresa specializzata può significare anche la scomparsa di lavorazioni, tecniche e professionalità difficilmente ricostruibili in tempi brevi.
Il settore deve contemporaneamente affrontare una trasformazione profonda del mercato mondiale. La debolezza di alcuni importanti mercati asiatici, le incertezze sul commercio internazionale e una maggiore prudenza dei consumatori hanno modificato le prospettive di crescita. A queste criticità si aggiungono i costi sostenuti dalle aziende per la transizione digitale e ambientale, dalla tracciabilità delle materie prime alla riduzione dell'impatto produttivo, fino agli investimenti necessari per adeguarsi alle nuove normative europee. Obiettivi considerati indispensabili per la competitività futura, ma che richiedono capitali proprio mentre molte imprese devono gestire fatturati e ordinativi sotto pressione.
L'appello al Governo punta quindi alla definizione di strumenti che consentano alle aziende di attraversare la fase negativa senza disperdere capacità industriale. Tra le esigenze del comparto assumono particolare importanza l'accesso al credito, il sostegno agli investimenti, la tutela dell'occupazione e strumenti adeguati per gestire temporanee riduzioni dell'attività produttiva. La questione riguarda anche la capacità di accompagnare le imprese verso nuovi mercati e di rafforzarne la dimensione patrimoniale. Per una filiera composta in larga parte da piccole e medie realtà, infatti, affrontare contemporaneamente internazionalizzazione, innovazione tecnologica e sostenibilità può risultare particolarmente oneroso.
Un altro fronte strategico è quello delle competenze. La manifattura italiana della moda conserva un patrimonio professionale che rappresenta un elemento essenziale della reputazione internazionale dei prodotti. Modellisti, tecnici tessili, artigiani della pelle, addetti alle lavorazioni specialistiche e numerose altre figure sono parte integrante del valore riconosciuto ai marchi italiani. Una prolungata contrazione produttiva rischia di accelerare l'uscita di lavoratori qualificati dal settore e di rendere ancora più difficile il ricambio generazionale. Sostenere la filiera significa quindi intervenire non soltanto sui bilanci delle aziende, ma anche sulla formazione e sulla capacità di trasferire le competenze ai giovani.
La richiesta di Confindustria Moda pone infine una questione di politica industriale. La moda non rappresenta soltanto un settore commerciale legato alle tendenze e ai consumi, ma un ecosistema produttivo che genera esportazioni, occupazione e valore aggiunto e che contribuisce in maniera decisiva all'immagine dell'Italia sui mercati internazionali. La presenza di una filiera completa sul territorio permette ai marchi di controllare qualità, tempi di produzione e innovazione, creando un vantaggio difficilmente replicabile attraverso la sola delocalizzazione. Se una parte consistente di questa rete dovesse indebolirsi, anche le aziende più grandi potrebbero perdere un elemento essenziale della propria competitività.
La priorità indicata dalle imprese è dunque preservare il capitale industriale accumulato nei distretti italiani mentre il mercato attraversa una fase di assestamento. Le misure pubbliche dovranno però accompagnarsi alla capacità del settore di innovare, aggregarsi dove necessario e rafforzare la presenza internazionale. Il confronto tra Governo e rappresentanze industriali assume così un'importanza che supera l'emergenza immediata: in gioco c'è la possibilità di mantenere in Italia una filiera integrata, capace di coniugare produzione, creatività, tecnologia e competenze artigianali mentre la competizione globale della moda diventa sempre più intensa.





Commenti