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Mini pacchi, la tassa italiana slitta al 1° dicembre in attesa della nuova misura europea

5 giorni fa
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Nuovo rinvio per la tassa italiana sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra Ue. Il contributo nazionale di 2 euro, destinato alle spedizioni di valore non superiore a 150 euro, non dovrebbe più entrare in vigore il 1° ottobre ma dal 1° dicembre 2026. Lo slittamento fino al 30 novembre è previsto dalla bozza del decreto legge esaminato dal Consiglio dei ministri e rappresenta un intervento ponte in attesa della definizione del nuovo sistema europeo. L'obiettivo è evitare che l'Italia introduca autonomamente un prelievo destinato poco dopo a sovrapporsi alla handling fee europea, sulla quale le istituzioni comunitarie stanno completando il quadro applicativo.


Il contributo nazionale era stato introdotto dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199, la legge di Bilancio 2026, per coprire parte dei costi amministrativi sostenuti dalle autorità doganali nella gestione dell'enorme quantità di spedizioni di modico valore provenienti da Paesi terzi. La misura, inizialmente prevista dall'inizio del 2026, ha però subito diversi rinvii: prima al 1° luglio e successivamente al 1° ottobre. Con il nuovo intervento la decorrenza viene ulteriormente spostata al 1° dicembre, nel tentativo di coordinare la disciplina italiana con quella comunitaria ed evitare un sistema di prelievi nazionali destinato a essere rapidamente superato dalle nuove regole dell'Unione.


Il tema si inserisce nella più ampia riforma delle dogane europee, accelerata dalla crescita vertiginosa dell'e-commerce internazionale e in particolare delle spedizioni provenienti direttamente dall'Asia. Nel 2025 sono entrati nell'Unione europea quasi 5,9 miliardi di articoli di modico valore, un flusso che ha aumentato considerevolmente il carico di lavoro delle autorità doganali. Dal 1° luglio 2026 è già operativo il nuovo dazio comunitario transitorio di 3 euro applicato alle importazioni di valore inferiore a 150 euro, superando il precedente sistema che garantiva una sostanziale franchigia doganale per queste spedizioni. Il provvedimento interessa direttamente il modello commerciale di grandi piattaforme come Shein, Temu e AliExpress, basato anche sull'invio di grandi quantità di ordini di valore ridotto.


A questo primo intervento dovrà aggiungersi la nuova handling fee europea, un contributo destinato a finanziare le attività di gestione e controllo delle spedizioni. Il Consiglio dell'Unione europea ha dato il via libera al nuovo quadro doganale, mentre resta da definire l'importo definitivo del prelievo. Le ipotesi circolate collocano la misura in una fascia compresa indicativamente tra 2 e 4 euro, ma saranno le decisioni comunitarie a determinarne concretamente l'entità e le modalità di applicazione. Proprio questa incertezza spiega la prudenza del Governo italiano, che punta ad allineare il proprio intervento alla disciplina europea anziché creare un doppio livello permanente di imposizione.


Il rinvio comporta però conseguenze per i conti pubblici. Lo spostamento dell'entrata in vigore dal 1° ottobre al 1° dicembre determina infatti la necessità di compensare circa 40,8 milioni di euro di minori entrate. Il precedente differimento da luglio a settembre aveva già richiesto una copertura di circa 61,25 milioni. A regime, dal 2027, il contributo nazionale era stato originariamente stimato in grado di produrre circa 245 milioni di euro all'anno. Il coordinamento con il sistema comunitario potrebbe tuttavia modificare profondamente queste previsioni, soprattutto se la nuova handling fee europea finirà per sostituire definitivamente i contributi nazionali.


La questione non riguarda soltanto il gettito. Le associazioni della logistica hanno più volte evidenziato il rischio che un prelievo italiano aggiuntivo induca gli operatori internazionali a far entrare le merci nell'Unione attraverso aeroporti, porti e hub situati in altri Stati membri, trasferendo successivamente i pacchi in Italia via terra. Un fenomeno che potrebbe penalizzare gli scali nazionali e le imprese della distribuzione senza necessariamente ridurre gli acquisti online dei consumatori. L'armonizzazione europea viene quindi considerata essenziale per evitare distorsioni competitive tra Paesi e impedire che la scelta del punto di ingresso delle merci sia determinata principalmente dalla convenienza fiscale e doganale.


Il nuovo sistema europeo attribuisce inoltre maggiori responsabilità alle piattaforme di commercio elettronico extra Ue, destinate a essere considerate sempre più direttamente come importatori ai fini degli adempimenti doganali. La riforma punta a rendere più efficace il controllo su sicurezza dei prodotti, rispetto delle norme europee e pagamento dei dazi, prevedendo anche strumenti sanzionatori per gli operatori che non rispettano gli obblighi. Per consumatori, marketplace e imprese della logistica, il rinvio italiano fino al 30 novembre apre quindi una breve fase di transizione, mentre il vero equilibrio tra dazio comunitario, contributo di gestione e disciplina nazionale dipenderà dalle decisioni che Bruxelles adotterà nelle prossime settimane.

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