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Mercati sotto pressione, gli investitori scommettono su una Fed più aggressiva


Martedì il Nasdaq e l’S&P 500 hanno toccato i livelli più bassi delle ultime settimane, penalizzati soprattutto dal forte ribasso dei titoli legati ai semiconduttori. Gli investitori hanno mostrato crescente cautela sia in vista di una Federal Reserve orientata a mantenere una politica monetaria restrittiva, sia per le preoccupazioni riguardanti l’aumento degli investimenti nell’intelligenza artificiale finanziati attraverso il debito.


Qualora la fase negativa dovesse proseguire, il Nasdaq 100 rischierebbe di perdere oltre 1.000 miliardi di dollari di valore di mercato. Tra i principali titoli sotto pressione, Nvidia ha ceduto il 3,7% e Alphabet l’1%, mentre Intel, Marvell Technology e Advanced Micro Devices hanno registrato flessioni comprese tra il 3,8% e il 9%.


Anche i produttori di memorie Micron Technology e SanDisk, tra i migliori performer dell’indice S&P 500 dall’inizio dell’anno, hanno subito pesanti vendite, con ribassi rispettivamente dell’11% e del 12,6%.


La correzione segue il forte arretramento della seduta precedente, che ha colpito l’intero comparto tecnologico statunitense. A pesare sono stati i dubbi sulla sostenibilità delle ingenti spese per l’intelligenza artificiale sostenute dalle big tech, soprattutto alla luce delle valutazioni già molto elevate raggiunte dal settore.


Particolare attenzione è ora rivolta ai risultati trimestrali di Micron, attesi per mercoledì, che potrebbero offrire indicazioni importanti sullo stato di salute del mercato delle memorie e sulle prospettive della domanda legata all’intelligenza artificiale.


Nel complesso, l’indice dei semiconduttori di Philadelphia (SOX) ha registrato un crollo del 7,6%, mentre il comparto tecnologico dell’S&P 500 ha chiuso in calo del 3,2%.


Alle 11:15 ET, il Dow Jones Industrial Average è salito di 14,39 punti, pari allo 0,03%, a quota 51.727,10, l'S&P 500 ha perso 83,46 punti, pari all'1,12%, attestandosi a 7.389,33 e il Nasdaq Composite ha perso 444,00 punti, pari all'1,70%, chiudendo a 25.722,61.


L’indice Russell 2000, particolarmente sensibile all’andamento dei tassi d’interesse, ha chiuso in calo dello 0,8%. Nel frattempo, l’indice di volatilità CBOE (VIX), considerato il principale termometro della paura sui mercati statunitensi, è salito di 2,3 punti fino a quota 19,58, raggiungendo il livello più alto delle ultime settimane.


Nonostante la recente volatilità, l’S&P 500 si avvia a chiudere il trimestre con la migliore performance degli ultimi sei anni. A sostenere il mercato hanno contribuito il cessate il fuoco in Medio Oriente e una stagione degli utili societari migliore delle aspettative, anche se stanno tornando a emergere timori legati alle valutazioni elevate di molte società esposte al tema dell’intelligenza artificiale.


Sul fronte settoriale, sei degli undici comparti principali dell’S&P 500 hanno terminato la seduta in territorio positivo. A guidare i rialzi sono stati i beni di consumo di base, in crescita dell’1,9%, beneficiando della rotazione degli investitori verso segmenti considerati più difensivi rispetto ai titoli tecnologici, recentemente sotto pressione.


Le azioni di SpaceX, la società guidata da Elon Musk, hanno recuperato terreno nel corso della giornata, chiudendo in rialzo del 2,1% dopo un avvio debole. Nelle ultime tre sedute il titolo ha comunque visto sfumare oltre 600 miliardi di dollari di capitalizzazione. La società, sbarcata in borsa all’inizio del mese, è inoltre entrata nel gruppo delle mega-cap che hanno scelto di finanziarsi attraverso il mercato obbligazionario.


Segnali di recupero sono arrivati anche dal comparto software, che aveva subito forti vendite nella seduta precedente. ServiceNow ha guadagnato il 4%, mentre Adobe, Atlassian e Salesforce hanno registrato progressi compresi tra lo 0,9% e il 2%, recuperando parte delle perdite accusate il giorno precedente.


Secondo i dati elaborati da LSEG, i mercati stanno aumentando le scommesse su un secondo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. Solo due settimane fa gli investitori prezzavano un unico intervento da 25 punti base, mentre ora le aspettative riflettono una politica monetaria più restrittiva sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh.


Resta elevata anche l’attenzione verso gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente. Gli investitori monitorano da vicino i negoziati dopo la decisione degli Stati Uniti di sospendere per 60 giorni le sanzioni nei confronti dell’Iran, in seguito al primo ciclo di colloqui legati a un possibile accordo di pace ancora nelle fasi iniziali.


Sul fronte macroeconomico, i dati hanno evidenziato un nuovo miglioramento dell’attività manifatturiera statunitense a giugno, in crescita per il quarto mese consecutivo. L’espansione è stata sostenuta dall’aumento degli ordini da parte delle imprese, che stanno accumulando scorte per prevenire possibili carenze future. Tuttavia, il quadro del mercato del lavoro nel settore resta debole, con l’occupazione manifatturiera scesa ai minimi degli ultimi sei anni.


L’attenzione degli operatori si sposterà ora sui dati relativi all’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), la misura dell’inflazione maggiormente monitorata dalla Federal Reserve. La pubblicazione è prevista per giovedì e potrebbe fornire indicazioni importanti sulle prossime mosse della banca centrale.


Per quanto riguarda l’ampiezza del mercato, al New York Stock Exchange i titoli in calo hanno superato quelli in rialzo con un rapporto di 1,24 a 1, mentre sul Nasdaq il rapporto è stato di 1,01 a 1, segnalando una seduta complessivamente debole.


Sul fronte dei nuovi massimi e minimi annuali, l’S&P 500 ha registrato sette nuovi massimi a 52 settimane e tre nuovi minimi. Il Nasdaq Composite ha invece evidenziato una partecipazione più contrastata, con 67 nuovi massimi e 128 nuovi minimi nell’arco della seduta.




Fonte: investing.com

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