Locali pubblici e sicurezza, la direttiva Piantedosi e la fine del modello Crans Montana
- piscitellidaniel
- 4 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
La direttiva firmata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sui controlli nei locali pubblici segna un cambio di passo nella gestione dell’ordine e della sicurezza, ponendo fine a quello che viene indicato come il “modello Crans Montana”, ossia un approccio percepito come eccessivamente permissivo nella regolazione di eventi, feste e attività di intrattenimento. L’intervento del Viminale si colloca in un contesto caratterizzato da un aumento dell’attenzione pubblica sui rischi legati alla sicurezza, alla capienza dei locali e al rispetto delle regole, soprattutto in occasione di eventi ad alta affluenza.
La direttiva mira a rafforzare il coordinamento tra prefetture, forze dell’ordine e amministrazioni locali, imponendo un approccio più rigoroso e sistematico ai controlli. L’obiettivo dichiarato è prevenire situazioni di pericolo prima che si traducano in emergenze, superando logiche di tolleranza che, in passato, avrebbero consentito lo svolgimento di eventi senza un adeguato presidio delle condizioni di sicurezza. In questo quadro, i locali pubblici tornano a essere considerati spazi da monitorare con continuità, non solo in risposta a episodi critici, ma come parte di una strategia ordinaria di prevenzione.
Il riferimento al modello Crans Montana richiama simbolicamente una gestione dell’ordine pubblico improntata a una sorta di deregulation di fatto, in cui l’attrattività dell’evento e l’impatto economico prevalevano sulla valutazione dei rischi. La direttiva intende ribaltare questa impostazione, riaffermando il principio secondo cui la sicurezza non è negoziabile e non può essere subordinata a interessi commerciali o turistici. I gestori dei locali vengono così chiamati a una responsabilità più stringente, che riguarda non solo il rispetto formale delle autorizzazioni, ma anche l’adozione concreta di misure idonee a garantire l’incolumità degli avventori.
Un punto centrale del nuovo indirizzo riguarda l’intensificazione dei controlli preventivi, con verifiche più frequenti su capienza, piani di emergenza, personale addetto alla sicurezza e rispetto delle prescrizioni amministrative. Le prefetture assumono un ruolo di regia, chiamate a valutare caso per caso il livello di rischio degli eventi e a modulare di conseguenza l’impiego delle forze dell’ordine. Questo approccio mira a evitare improvvisazioni e a ridurre la discrezionalità, introducendo criteri più omogenei sul territorio nazionale.
La direttiva ha anche una valenza politica e simbolica, perché si inserisce in una narrazione più ampia sulla necessità di ristabilire regole chiare e di contrastare l’idea che alcune attività possano sottrarsi ai controlli in nome dell’eccezionalità o dell’indotto economico. Il messaggio rivolto agli operatori del settore è esplicito: l’organizzazione di eventi e l’apertura di locali richiedono un rispetto rigoroso delle norme, pena interventi restrittivi che possono arrivare fino alla sospensione delle attività.
Dal punto di vista degli enti locali, il nuovo indirizzo impone un rafforzamento del dialogo con le autorità di pubblica sicurezza, riducendo il rischio di conflitti di competenza e di decisioni non coordinate. I sindaci, spesso esposti in prima linea nella gestione dell’ordine pubblico urbano, vengono chiamati a un ruolo più integrato, in cui la promozione della vita notturna e dell’offerta di intrattenimento deve conciliarsi con esigenze di sicurezza sempre più stringenti.
La direttiva Piantedosi riflette infine un mutamento di clima nel rapporto tra libertà di iniziativa economica e tutela dell’ordine pubblico. La stagione della tolleranza implicita lascia spazio a una fase in cui il controllo diventa elemento strutturale della gestione dei locali pubblici. Questo passaggio evidenzia come il tema della sicurezza sia tornato al centro dell’agenda politica e amministrativa, ridefinendo gli equilibri tra Stato, territori e operatori privati in uno dei settori più sensibili della vita sociale.

Commenti