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Lagarde: ridimensionare la CSRD compromette la capacità di gestione dei rischi climatici dell'Eurosistema

Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha inviato una lettera ai membri del Parlamento europeo nella quale mette in guardia contro i rischi derivanti dalla riduzione dell’ambito di applicazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD). Secondo Lagarde, le modifiche oggi al vaglio rischiano di compromettere la disponibilità di dati climatici affidabili a livello aziendale, rendendo più difficile per l’Eurosistema valutare con precisione i rischi finanziari legati al cambiamento climatico e gestirne le conseguenze attraverso gli strumenti di politica monetaria.

Il monito arriva nel pieno del dibattito sul pacchetto legislativo Omnibus I, che propone un significativo alleggerimento degli obblighi di rendicontazione e di due diligence in materia ambientale e sociale. Il nodo centrale riguarda la soglia dimensionale delle imprese coinvolte: la proposta ridurrebbe l’obbligo di rendicontazione alle sole aziende con più di 1.000 dipendenti, rispetto agli attuali 250. Una scelta che avrebbe l’effetto di escludere circa l’80% delle società oggi obbligate a comunicare i propri dati climatici e ambientali. Lagarde sottolinea che tale riduzione ridimensionerebbe drasticamente la quantità e la qualità delle informazioni disponibili, limitando la possibilità di ottenere un quadro accurato e dettagliato sui rischi derivanti dalla transizione ecologica.

La presidente della BCE ha ricordato che negli ultimi anni l’istituzione ha fatto passi significativi per integrare i rischi climatici nelle proprie attività operative. Nel 2021 l’Eurosistema ha iniziato ad accettare le obbligazioni legate alla sostenibilità come collaterale nelle operazioni di politica monetaria. L’anno successivo sono stati rivisti gli haircuts applicati alle garanzie, introducendo criteri che tengono conto dei rischi ambientali. Nel 2024 è stata programmata l’integrazione delle considerazioni climatiche nelle valutazioni di solvibilità delle garanzie. Dal 2026 entrerà inoltre in vigore il cosiddetto climate factor, uno strumento che ridurrà il valore riconosciuto come garanzia alle obbligazioni delle imprese non finanziarie sulla base del loro profilo climatico. Questa misura, nelle intenzioni della BCE, mira a rafforzare la resilienza del sistema finanziario contro i potenziali shock derivanti dalla transizione verde, garantendo un margine di protezione aggiuntivo.

Lagarde ha ribadito che per il corretto funzionamento di tali strumenti e per la credibilità della politica monetaria è essenziale disporre di dati affidabili, completi e comparabili. La riduzione della platea di aziende obbligate alla rendicontazione rischierebbe di minare le fondamenta stesse di questa infrastruttura informativa, rendendo meno efficace il monitoraggio dei rischi e più vulnerabile il sistema finanziario europeo. La presidente ha però riconosciuto l’esigenza di non gravare le imprese con oneri eccessivi, invitando a trovare un equilibrio che permetta da un lato di tutelare la competitività e la sostenibilità economica delle aziende, dall’altro di salvaguardare la disponibilità di dati essenziali per l’economia e la stabilità finanziaria dell’Unione.

Nella lettera al Parlamento europeo, Lagarde ha richiamato l’attenzione sul fatto che la transizione climatica non è soltanto una sfida ambientale, ma rappresenta anche un fattore cruciale di stabilità economica e finanziaria. La capacità delle istituzioni europee di gestire i rischi connessi al cambiamento climatico dipende in larga misura dalla qualità delle informazioni disponibili. Per questo motivo, ha concluso, eventuali modifiche alla CSRD e alla CSDDD devono essere attentamente calibrate, evitando di sacrificare sull’altare della semplificazione un patrimonio informativo che costituisce un pilastro indispensabile per la sicurezza dell’intero sistema finanziario europeo.

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