La guerra del grano riaccende i prezzi: Ucraina, siccità e logistica minacciano la sicurezza alimentare
Il grano torna al centro delle tensioni internazionali e si trasforma sempre più in una materia prima strategica, al pari dell’energia. Dall’inizio del 2026 i prezzi internazionali del grano tenero e del grano duro hanno registrato aumenti nell’ordine rispettivamente del 50% e del 58%, con una forte accelerazione durante l’estate. Dietro la corsa delle quotazioni non c’è soltanto il livello dei raccolti: a pesare sono soprattutto la guerra in Ucraina, le difficoltà di navigazione nel Mar Nero, l’aumento dei costi assicurativi e logistici e le condizioni climatiche avverse in alcune delle principali regioni produttrici. Una combinazione che riporta in primo piano un tema spesso sottovalutato dalle economie più ricche: la sicurezza alimentare.
Il nodo più delicato resta il Mar Nero, uno dei principali corridoi mondiali per il commercio dei cereali. Gli attacchi contro infrastrutture portuali e rotte commerciali hanno rallentato le operazioni di carico, aumentando il rischio per le navi e facendo lievitare i premi assicurativi. Milioni di tonnellate di frumento rischiano così di rimanere più a lungo nei magazzini, mentre gli importatori del Nord Africa e del Medio Oriente, fortemente dipendenti dalle forniture dell’area, devono rivolgersi ad altri produttori. Il risultato è un aumento della competizione per le quantità disponibili sui mercati internazionali, con conseguenze immediate sui prezzi e sui costi di approvvigionamento.
Le difficoltà non riguardano soltanto l’Ucraina. Anche la Russia, tra i maggiori esportatori mondiali di cereali, deve fare i conti con l’insicurezza delle rotte meridionali e sta rafforzando l’utilizzo dei terminal del Baltico. Il conflitto ha progressivamente coinvolto depositi, infrastrutture logistiche e aree portuali, rendendo più complesso il commercio di prodotti agricoli che fino a pochi anni fa venivano considerati relativamente al riparo dalle grandi crisi geopolitiche. Russia e Ucraina rappresentano insieme circa un quarto delle esportazioni mondiali di frumento e una quota rilevante di quelle di mais, mentre l’Ucraina mantiene un ruolo fondamentale anche nel mercato dell’olio di girasole.
Esistono percorsi alternativi, ma sono più costosi e non possono sostituire completamente le rotte marittime. Parte dei cereali ucraini può raggiungere il porto rumeno di Costanza attraverso il Danubio, utilizzando i terminal di Izmail e Reni, oppure viaggiare su ferrovia e gomma verso l’Unione europea. Queste soluzioni presentano però limiti di capacità, costi logistici superiori e problemi politici legati all’ingresso dei prodotti ucraini nei mercati agricoli europei. Anche il corridoio marittimo sviluppato autonomamente da Kiev dopo la fine dell’accordo sul grano del 2023 continua a essere esposto ai rischi militari, con effetti diretti sui noli e sulle assicurazioni delle navi.
Alla componente geopolitica si aggiunge quella climatica. Caldo estremo e siccità hanno interessato durante l’estate diverse aree agricole dell’Europa e del Nord America, comprimendo le rese e deteriorando la qualità di alcuni raccolti. Negli Stati Uniti le stime sulla produzione di frumento per la campagna 2026-2027 sono state ridimensionate a causa dello stress idrico nelle Grandi Pianure, mentre anche le scorte americane risultano sotto pressione. Già a luglio la FAO aveva rilevato un aumento del 3,4% dell’indice internazionale dei prezzi dei cereali rispetto al mese precedente e del 6,9% rispetto a un anno prima, con il grano in crescita del 5,8% su base mensile.
L’aumento dei prezzi agricoli presenta inoltre una caratteristica particolarmente problematica per le politiche economiche. Quando l’inflazione nasce da una scarsità fisica o da un’interruzione delle catene di approvvigionamento, l’aumento dei tassi d’interesse può fare poco per aumentare l’offerta disponibile. I rincari possono invece trasferirsi lungo tutta la filiera, incidendo su farine, pane, pasta, mangimi e prodotti di origine animale. Nei Paesi con redditi più bassi, dove l’alimentazione assorbe una quota molto maggiore della spesa familiare, anche variazioni relativamente contenute possono trasformarsi rapidamente in una crisi sociale.
La nuova competizione internazionale riguarda infine il controllo delle scorte strategiche e dei fertilizzanti. Cina e India considerano da tempo l’autosufficienza alimentare una componente della sicurezza nazionale, mentre l’Europa continua a dipendere in misura significativa dai mercati internazionali per diverse materie prime agricole e per alcuni input produttivi. La guerra del grano mostra così come conflitti, clima, logistica e finanza siano ormai strettamente collegati: proteggere la produzione agricola, diversificare gli approvvigionamenti e mantenere aperte le grandi rotte commerciali diventa una questione economica e geopolitica destinata a incidere direttamente sul prezzo del cibo.





Commenti