top of page

Intesa-Mps, l’offerta entra nel vivo: l’assemblea del 10 settembre apre la strada verso Siena

9 set
Tempo di lettura: 3 min

Il risiko bancario italiano entra in una delle sue fasi più delicate. Il 10 settembre gli azionisti di Intesa Sanpaolo sono chiamati a riunirsi in assemblea straordinaria per autorizzare l’aumento di capitale destinato all’Opas su Monte dei Paschi di Siena, operazione annunciata a giugno e valutata inizialmente fino a circa 30,6 miliardi di euro. Il passaggio assembleare rappresenta il primo snodo societario necessario per consentire alla banca guidata da Carlo Messina di procedere con l’offerta sulla totalità delle azioni Mps. L’esito del voto appare ampiamente previsto dal mercato, ma segna comunque l’avvio concreto di una partita destinata a modificare gli equilibri del credito italiano e a produrre effetti anche nel settore assicurativo.


L’assemblea dovrà attribuire al consiglio di amministrazione la facoltà di realizzare, entro il settembre 2027, un aumento di capitale con emissione fino a 5,7 miliardi di nuove azioni. I titoli saranno utilizzati come componente azionaria del corrispettivo riconosciuto agli azionisti di Mps che aderiranno all’offerta. Nella struttura originaria dell’operazione, Intesa aveva previsto l’emissione di circa 4,86 miliardi di azioni e una componente in contanti vicina ai 3 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato è integrare il Monte dei Paschi in un gruppo di dimensioni ancora maggiori, rafforzando la capacità competitiva di Intesa sul mercato italiano ed europeo e accelerando il raggiungimento di obiettivi industriali che, in assenza dell’acquisizione, richiederebbero tempi più lunghi.


La partita non riguarda però soltanto la rete bancaria di Mps. Attraverso Siena, Intesa entrerebbe infatti indirettamente nel controllo di Mediobanca, di cui Monte dei Paschi è azionista di riferimento, e quindi nella complessa geografia societaria delle Assicurazioni Generali. Mediobanca possiede circa il 13% del Leone di Trieste e l’integrazione porterebbe Intesa, che dispone già di un’esposizione finanziaria su Generali, ad assumere una posizione particolarmente rilevante nell’azionariato della compagnia. Ca’ de Sass ha tuttavia ribadito di non voler esercitare il controllo su Generali né interferire nella sua governance, indicando la partecipazione come un investimento azionario destinato a mantenere l’attuale trattamento contabile.


Sul piano industriale, Intesa stima sinergie per circa 2,9 miliardi di euro annui a regime nel 2029, suddivise tra 1,5 miliardi di efficienze operative e 1,4 miliardi di maggiori ricavi. Gli oneri di integrazione sono valutati in circa 2,1 miliardi. Secondo le proiezioni del gruppo, l’entità risultante dall’operazione potrebbe superare i 16 miliardi di utile netto nel 2029, con un ritorno sul capitale superiore al 20%. L’integrazione comporterebbe anche una profonda razionalizzazione della struttura, con circa 6.800 uscite aggiuntive previste su base volontaria e un programma di assunzioni che dovrebbe accompagnare il ricambio generazionale. Sul fronte degli sportelli, Intesa ha già prospettato interventi per affrontare i possibili problemi di concentrazione territoriale.


Il percorso resta però complesso perché Monte dei Paschi non è un obiettivo immobile. La banca guidata da Luigi Lovaglio sta portando avanti una propria strategia di consolidamento e ha ottenuto il via libera al progetto di fusione con Mediobanca. Inoltre, il consiglio senese ha avviato operazioni che coinvolgono Banco Bpm e Banca Generali, creando un intreccio di offerte senza precedenti sul mercato italiano. Le iniziative di Mps possono incidere sia sulla struttura patrimoniale della banca sia sull’attrattività economica dell’Opas di Intesa, motivo per cui anche la Consob ha chiesto chiarimenti sugli effetti delle diverse operazioni. Da entrambe le parti è stato comunque confermato che il calendario procede secondo i tempi previsti.


Dopo il voto degli azionisti di Intesa, l’attenzione si sposterà soprattutto sull’assemblea di Mps del 29 ottobre, appuntamento decisivo per la strategia della banca senese. Nel frattempo banche d’affari, consulenti e grandi investitori stanno valutando le conseguenze dei diversi scenari, mentre sullo sfondo resta anche UniCredit, osservata dal mercato come possibile ulteriore protagonista del consolidamento. L’operazione Intesa-Mps coinvolge contemporaneamente credito, risparmio gestito, investment banking e assicurazioni, rendendo particolarmente delicato anche l’esame delle autorità di vigilanza e della concorrenza.


Per Intesa Sanpaolo il 10 settembre rappresenta quindi molto più di un passaggio tecnico. Il via libera all’aumento di capitale fornirebbe al consiglio lo strumento necessario per procedere con l’offerta e aprirebbe formalmente la fase più operativa dell’assalto a Siena. Al centro restano la capacità di realizzare le sinergie promesse, la gestione delle sovrapposizioni commerciali e il futuro assetto delle partecipazioni finanziarie che fanno capo a Mps. Le prossime settimane saranno dominate dal confronto tra azionisti, autorità e protagonisti del settore, con un equilibrio destinato a incidere sulla struttura della finanza italiana per molti anni.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page