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Industria, tornano a correre i prezzi alla produzione: +2,4% a luglio e +7,8% su base annua

2 set
Tempo di lettura: 3 min

Tornano ad accelerare i prezzi alla produzione dell’industria italiana, alimentando l’attenzione sui costi sostenuti dalle imprese e sulle possibili ripercussioni lungo la catena produttiva. A luglio 2026 l’indice rilevato dall’Istat è aumentato del 2,4% rispetto a giugno e del 7,8% rispetto allo stesso mese del 2025, con una netta accelerazione della dinamica tendenziale rispetto al +5,8% registrato a giugno. Il movimento è determinato soprattutto dalla componente energetica e risulta molto più marcato sul mercato interno, dove l’incremento raggiunge il 3% su base mensile e il 9,3% su base annua. Il dato segnala il ritorno di pressioni rilevanti a monte del sistema produttivo, anche se l’andamento dei diversi comparti rimane fortemente differenziato.


L’energia rappresenta infatti il principale motore dell’aumento. Eliminando questa componente dal calcolo, la crescita dei prezzi alla produzione risulta decisamente più contenuta: sul mercato interno l’incremento si ferma allo 0,3% rispetto a giugno e al 3,3% su base annua, contro il 2,9% del mese precedente. La distanza tra l’indice generale e quello depurato dall’energia evidenzia quindi quanto l’andamento delle materie prime energetiche continui a condizionare i costi dell’industria italiana. Particolarmente significativo è il comportamento della fornitura di energia elettrica e gas, i cui prezzi sul mercato interno aumentano del 14,5% rispetto a luglio 2025, accelerando nettamente dal +8,9% osservato a giugno.


Tra le attività manifatturiere, gli aumenti più consistenti riguardano coke e prodotti petroliferi raffinati, che sul mercato interno registrano un incremento tendenziale del 54%. Seguono i prodotti chimici, con un aumento del 9,6%, e la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, con un +7,7%. Si tratta di comparti collocati in punti strategici delle filiere industriali: un incremento dei loro prezzi può trasferirsi progressivamente sui costi sostenuti dalle imprese utilizzatrici, incidendo sulla produzione di beni intermedi e finali. La capacità delle aziende di assorbire questi aumenti nei margini oppure di trasferirli sui listini diventa quindi una delle variabili da osservare nei prossimi mesi.


Più moderata appare la dinamica sul mercato estero. I prezzi dei prodotti industriali venduti oltreconfine crescono dello 0,6% rispetto al mese precedente e del 3,6% su base annua. Nell’area euro l’incremento mensile è dello 0,2% e quello tendenziale del 3,7%, mentre nei mercati extra euro le variazioni sono rispettivamente dello 0,9% e del 3,5%. Anche questa differenza rispetto al mercato domestico conferma il ruolo determinante della componente energetica interna nell’accelerazione dell’indice generale. Considerando il periodo maggio-luglio 2026, i prezzi alla produzione dell’industria risultano complessivamente aumentati del 2,2% rispetto ai tre mesi precedenti, con una crescita del 2,4% sul mercato interno e dell’1,5% su quello estero.


I numeri assumono particolare rilievo anche nel confronto con l’andamento dell’inflazione al consumo. L’aumento dei prezzi alla produzione non determina automaticamente un incremento equivalente dei prezzi pagati dalle famiglie, perché tra fabbrica e consumatore intervengono distribuzione, concorrenza, contratti e strategie commerciali delle imprese. Tuttavia, una crescita persistente dei costi industriali può trasformarsi nel tempo in una pressione sui listini finali, soprattutto nei settori nei quali le aziende dispongono di margini limitati per assorbire gli aumenti. A luglio l’inflazione al consumo si è attestata al 2,9% su base annua, molto al di sotto del 7,8% registrato dai prezzi alla produzione industriale, mostrando per il momento una significativa distanza tra le due dinamiche.


Un quadro differente emerge dalle costruzioni. A luglio i prezzi alla produzione degli edifici residenziali e non residenziali diminuiscono dello 0,1% rispetto a giugno e aumentano del 3,1% sull’anno, rallentando rispetto al 3,3% precedente. Per strade e ferrovie, invece, si registra una crescita dello 0,8% su base mensile e del 4,3% su base annua, in accelerazione dal 3,7% di giugno. Nel trimestre maggio-luglio, rispetto ai tre mesi precedenti, i prezzi crescono dell’1,3% per gli edifici e dell’1,1% per strade e ferrovie, confermando una dinamica positiva ma decisamente meno intensa rispetto a quella dell’indice generale dell’industria.


L’accelerazione di luglio riporta così al centro dell’attenzione la vulnerabilità del sistema produttivo italiano alle oscillazioni dei costi energetici. Per le imprese manifatturiere, soprattutto quelle maggiormente energivore e inserite in filiere internazionali molto competitive, il problema riguarda contemporaneamente margini, prezzi e capacità di mantenere quote di mercato. La forte differenza tra l’indice complessivo e quello calcolato senza l’energia suggerisce però di leggere il +7,8% con cautela: la pressione sui prezzi industriali è evidente, ma resta fortemente concentrata in alcune componenti. Saranno soprattutto l’evoluzione dell’energia, delle materie prime e dei prezzi dei beni intermedi a determinare nei prossimi mesi quanto questa accelerazione riuscirà a propagarsi al resto dell’economia.

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