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Il turismo italiano tra crescita economica e primati da verificare

6 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min
Terrazza sulla Costiera Amalfitana

Il confronto con la Spagna richiede dati omogenei, mentre una politica industriale deve misurare valore prodotto e qualità dello sviluppo

Abstract

Il turismo italiano richiede una politica industriale fondata su investimenti e misurazioni coerenti. L’intervista a Gianmarco Mazzi propone questa prospettiva, ma il primato europeo nei pernottamenti richiede cautela: il nuovo totale nazionale include alloggi prima esclusi. Anche il contributo al Pil cambia secondo il perimetro adottato.

Sintesi esecutiva

La crescita del settore è documentata, ma presenze, spesa e valore aggiunto descrivono fenomeni diversi. Le priorità economiche riguardano produttività, continuità dell’attività e capacità di distribuire i benefici sui territori, evitando di identificare il successo con il solo aumento dei volumi.

1. Pernottamenti e confronto europeo

Il valore di 535,5 milioni di presenze citato nell’intervista va letto alla luce dell’ampliamento della rilevazione. La statistica nazionale conferma oltre 535 milioni nel 2025, ma precisa che, escludendo gli alloggi privati non imprenditoriali introdotti per la prima volta, le presenze sono 481 milioni. Non è quindi corretto attribuire interamente lo scarto alla crescita della domanda.[1]

La pubblicazione europea del 4 marzo 2026 riportava 513,6 milioni per la Spagna e 476,9 per l’Italia. Sono dati di quella diffusione, soggetti a revisione: non vanno sostituiti selettivamente con totali nazionali aventi coperture diverse. Il sorpasso richiede una verifica simultanea dei perimetri dei due Paesi.[2] La comparabilità resta essenziale.

Tabella 1 — Presenze nel 2025, milioni

Paese

Presenze

Spagna

513,6

Italia

476,9

Francia

471,7

Germania

442,1

Grafico 1 — Pernottamenti europei nel 2025

Milioni di notti; stessa diffusione statistica della tabella.

Grafico 1

2. Il peso economico della filiera

Definire il turismo industria significa riconoscerne le interdipendenze con trasporti, ristorazione, commercio e servizi culturali. Il conto satellite riferito al 2023 quantifica il contributo diretto in 106,8 miliardi, pari al 5% del Pil; includendo gli effetti indiretti, il totale raggiunge 206,4 miliardi e il 9,6%.[3]

Le stime superiori a 240 miliardi e comprese tra il 13 e il 18% richiamate nell’intervista non sono automaticamente confrontabili con questi risultati: occorrono anno, metodo e trattamento dell’indotto. Sommare il contributo diretto al totale che già lo comprende produrrebbe una duplicazione.

Tabella 2 — Contributo al Pil italiano nel 2023

Perimetro

Miliardi di euro

Quota del Pil

Diretto

106,8

5,0%

Diretto e indiretto

206,4

9,6%

Grafico 2 — Due perimetri del contributo economico

Miliardi di euro; il totale comprende già l’effetto diretto.

Grafico 2

3. Dalle notti alla ricchezza prodotta

Le presenze misurano il numero di notti, non direttamente la spesa. La durata media richiede il rapporto tra presenze e arrivi; la redditività dipende anche da prezzi, costi e composizione dei servizi acquistati. Nelle statistiche ricettive, l’arrivo corrisponde alla registrazione nell’alloggio: un semplice transito aeroportuale non equivale automaticamente a un arrivo turistico.[4]

Nel 2025 l’avanzo turistico italiano raggiunge 22,7 miliardi di euro. La spesa degli stranieri aumenta del 4,6% nominale e del 3,1% reale; quella degli italiani all’estero cresce rispettivamente del 3,2 e del 6,2%.[5]

Tabella 3 — Spesa turistica, variazioni 2025

Flusso

Nominale

Reale

Stranieri in Italia

+4,6%

+3,1%

Italiani all’estero

+3,2%

+6,2%

Grafico 3 — Crescita nominale e reale della spesa

Variazioni percentuali rispetto al 2024.

Grafico 3

4. Politica industriale e risorse europee

La richiesta di un capitolo europeo dedicato esprime un obiettivo politico. Non equivale all’assenza di finanziamenti: esistono programmi accessibili al turismo, inclusi fondi di coesione e InvestEU.[6] La valutazione deve riguardare accessibilità, coordinamento e risultati delle risorse, oltre alla loro classificazione contabile.

Le semplificazioni annunciate nell’intervista restano impegni finché non sono identificati testi e condizioni operative. Una strategia verificabile dovrebbe misurare tempi autorizzativi, investimenti aggiuntivi e occupazione stabile. Per gli affitti brevi, il regolamento europeo già adottato riguarda raccolta e condivisione dei dati: non costituisce un divieto generale delle locazioni. Le ulteriori proposte richiedono un esame distinto.[7]

Note

[1] L’estensione della rilevazione interrompe la confrontabilità immediata dei totali.

[3] I perimetri della tabella 2 non sono additivi.

[7] Regolamento (UE) 2024/1028, Parlamento europeo e Consiglio, 11 aprile 2024.

Fonti esaminate

Riccardo Ferrazza, Il Sole 24 Ore, intervista fornita, 27 settembre 2026.

[1] Istat, Dal Grand tour al turismo di massa, nota 1.

[2] Eurostat, Another record year for EU tourism in 2025, 4 marzo 2026.

[3] Istat, Conto satellite del turismo per l’Italia, anno 2023.

[4] Eurostat, Occupancy of tourist accommodation establishments, metadati.

[5] Banca d’Italia, Indagine sul turismo internazionale 2025, 26 giugno 2026.

[6] Commissione europea, Guide on EU funding for tourism; InvestEU.

[7] EUR-Lex, regolamento (UE) 2024/1028.

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