Guardia di Finanza, confiscati beni per 2 milioni riconducibili alla Mala del Brenta: colpito il patrimonio legato ai proventi di Felice Maniero
La Guardia di Finanza ha eseguito una confisca definitiva di beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro, ritenuti riconducibili al riciclaggio dei proventi illeciti della storica Mala del Brenta, l'organizzazione criminale guidata negli anni Ottanta e Novanta da Felice Maniero, conosciuto con il soprannome di "Faccia d'Angelo". Il provvedimento, disposto dal Tribunale di Venezia, rappresenta l'epilogo di un'articolata attività investigativa avviata molti anni fa e culminata con la condanna definitiva di un complice dell'ex boss, riconosciuto responsabile di aver occultato e reinvestito il denaro proveniente dalle attività dell'organizzazione criminale. L'operazione è stata eseguita dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto dei Comandi provinciali di Venezia e Firenze, e ha consentito di sottrarre definitivamente al circuito della criminalità un patrimonio accumulato attraverso operazioni di riciclaggio e intestazioni fittizie.
La confisca ha interessato un patrimonio estremamente variegato, composto da due immobili situati nelle province di Firenze e Lucca, cinque autovetture, gioielli, quadri di valore, disponibilità finanziarie depositate su conti correnti e il contenuto di cassette di sicurezza custodite presso due istituti bancari della provincia di Empoli. All'interno delle cassette sono stati rinvenuti circa 90 mila euro in contanti e 15 orologi di lusso, tra cui esemplari dei marchi Rolex e Cartier, beni che, secondo gli investigatori, erano stati acquistati utilizzando denaro proveniente dalle attività illecite della Mala del Brenta. Tutti i beni erano già stati sottoposti a sequestro preventivo nel corso delle indagini e vengono ora definitivamente acquisiti dallo Stato in seguito al passaggio in giudicato della sentenza di condanna.
L'indagine che ha portato alla ricostruzione del patrimonio trae origine dalle dichiarazioni rese da Felice Maniero dopo la sua decisione di collaborare con la giustizia. Gli investigatori hanno sviluppato un lungo lavoro di ricostruzione finanziaria attraverso accertamenti bancari, analisi documentali, intercettazioni, rogatorie internazionali, approfondimenti economico-patrimoniali e verifiche sulla sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio effettivamente posseduto dai soggetti coinvolti. Questo complesso lavoro investigativo ha consentito di individuare il percorso seguito dal denaro proveniente dai reati commessi dall'organizzazione criminale, dimostrando come parte delle risorse fosse stata reinvestita nell'acquisto di immobili, beni di lusso e strumenti finanziari intestati direttamente o indirettamente al condannato e ai suoi familiari. La sentenza definitiva ha così confermato la possibilità di procedere alla confisca dell'intero patrimonio riconducibile al riciclaggio dei proventi dell'associazione mafiosa.
L'operazione rappresenta uno dei più significativi risultati ottenuti negli ultimi anni nella lotta contro il riciclaggio dei capitali di origine mafiosa e conferma l'importanza delle indagini patrimoniali quale strumento di contrasto alla criminalità organizzata. Colpire il patrimonio accumulato attraverso attività illecite significa infatti privare le organizzazioni criminali delle risorse economiche necessarie per mantenere la propria capacità operativa e reinvestire i profitti in attività apparentemente lecite. A distanza di decenni dalle vicende che hanno segnato la storia della Mala del Brenta, la decisione del Tribunale di Venezia dimostra come il lavoro investigativo possa continuare a produrre effetti concreti anche molti anni dopo la commissione dei reati, restituendo alla collettività beni accumulati grazie a un articolato sistema di riciclaggio e riaffermando il principio secondo cui il patrimonio di provenienza illecita può essere individuato e definitivamente sottratto alla disponibilità di chi lo ha costruito attraverso attività criminali.





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