Germania, Merz «scioccato» dalla vittoria dell’AfD: avanti con le riforme nonostante la sconfitta
La vittoria dell’Alternative für Deutschland (AfD) nelle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt scuote la politica tedesca e mette sotto forte pressione il cancelliere Friedrich Merz. Il partito di destra radicale ha conquistato circa il 44% dei voti, sfiorando la maggioranza assoluta nel parlamento regionale e ottenendo il miglior risultato della propria storia. Durissima la sconfitta della Cdu, ferma poco sopra il 17% e costretta a fare i conti con una perdita di consenso che assume immediatamente una dimensione nazionale. Merz ha definito il risultato uno «shock» capace di scuotere il suo partito fin dalle fondamenta, ma ha escluso dimissioni o cambiamenti radicali di strategia: il governo, ha assicurato, continuerà sulla strada delle riforme economiche e sociali avviate negli ultimi mesi.
Il voto rappresenta un passaggio storico per la Germania. L’AfD non aveva mai conquistato il primo posto in un’elezione regionale con percentuali di questa portata e in Sassonia-Anhalt ha più che raddoppiato il consenso ottenuto nel 2021. La formazione guidata a livello federale da Alice Weidel e Tino Chrupalla è diventata il principale punto di raccolta del malcontento nei Länder orientali, intercettando le preoccupazioni legate alla situazione economica, all’immigrazione, alla sicurezza sociale e alla guerra in Ucraina. Nonostante il risultato, il partito non dispone autonomamente dei numeri necessari per governare: ha ottenuto 39 seggi su 83, mentre le altre principali forze politiche continuano a escludere accordi con l’AfD.
Proprio la cosiddetta Brandmauer, il “muro tagliafuoco” con cui i partiti tradizionali tedeschi rifiutano qualsiasi collaborazione con l’estrema destra, diventa ora uno dei temi centrali. Merz ha ribadito che la Cdu non sosterrà un governo guidato dall’AfD e non parteciperà a trattative con il partito. La formazione vincitrice tenterà comunque di verificare la possibilità di costruire una maggioranza, mentre il risultato rende estremamente complessa la formazione del prossimo esecutivo regionale. La pressione sulla Cdu è destinata ad aumentare perché una parte dell’elettorato conservatore chiede da tempo un ripensamento della strategia nei confronti dell’AfD, mentre la leadership federale considera qualsiasi apertura incompatibile con la propria linea politica.
Per il cancelliere la risposta alla crescita dell’estrema destra deve passare soprattutto attraverso l’economia. Merz continua a sostenere che il governo debba accelerare le riforme necessarie a rilanciare la competitività della Germania, reduce da anni di crescita debole e alle prese con una profonda trasformazione del proprio modello industriale. Automotive, chimica, siderurgia e manifattura energivora affrontano contemporaneamente costi elevati, concorrenza cinese, transizione energetica e debolezza degli investimenti. Il governo punta quindi su interventi fiscali, modernizzazione dello Stato, revisione del sistema previdenziale e del welfare e misure destinate a incentivare lavoro e investimenti. La sconfitta elettorale, secondo Merz, non rende meno necessarie queste riforme, ma aumenta l’urgenza di dimostrare ai cittadini che possono produrre risultati concreti.
La strategia comporta però un evidente rischio politico. Alcune delle misure allo studio, soprattutto quelle relative a pensioni, welfare e mercato del lavoro, possono produrre costi sociali nel breve periodo proprio mentre la coalizione federale tra Cdu-Csu e Spd registra livelli di consenso insoddisfacenti. Merz sostiene che arretrare significherebbe aggravare i problemi strutturali del Paese, mentre i suoi avversari attribuiscono al governo una parte della responsabilità per la crescita dell’insoddisfazione. I dati provenienti dal voto della Sassonia-Anhalt indicano infatti che molti elettori hanno scelto l’AfD non soltanto sulla questione migratoria, ma anche per esprimere preoccupazioni sulla propria condizione economica, sulla sicurezza sociale e sulla capacità delle istituzioni tradizionali di rispondere ai cambiamenti.
Il risultato assume inoltre una dimensione europea. La Germania rappresenta la maggiore economia dell’Unione e la crescita di un partito fortemente critico verso diversi aspetti dell’integrazione europea viene osservata con particolare attenzione dalle altre capitali. L’AfD ha assunto posizioni molto dure sull’immigrazione e mantiene un orientamento più favorevole alla Russia rispetto ai partiti che sostengono il governo federale. Merz, al contrario, considera il rapporto con l’Unione europea, il sostegno all’Ucraina e il rafforzamento della sicurezza continentale elementi centrali della strategia tedesca. Prima delle elezioni aveva avvertito che un governo regionale guidato dall’AfD avrebbe potuto compromettere l’attrattività della Sassonia-Anhalt per gli investitori internazionali.
La battaglia politica è destinata ora a spostarsi sulle prossime consultazioni regionali e sulla capacità del governo di trasformare le proprie promesse in risultati visibili. L’AfD punta apertamente a consolidare il successo ottenuto e a trasformare la forza raggiunta nella Germania orientale in un ulteriore avanzamento nazionale. Per Merz, invece, la priorità resta dimostrare che crescita economica, maggiore efficienza dello Stato e riforme strutturali possono recuperare la fiducia perduta. Il voto della Sassonia-Anhalt ha però modificato gli equilibri: l’AfD non è più soltanto una forza di protesta in ascesa, ma un partito capace di conquistare nettamente un’elezione regionale e di mettere direttamente alla prova il sistema politico costruito dalla Germania nel dopoguerra.





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