Fine di un’era: gli Stati Uniti cessano la produzione del penny dopo 230 anni di storia monetaria
- piscitellidaniel
- 12 nov
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Dopo oltre due secoli di circolazione, gli Stati Uniti hanno deciso di porre fine alla produzione del penny, la moneta da un centesimo che ha accompagnato la storia economica e culturale del Paese fin dal 1793. Il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che la coniazione terminerà definitivamente entro la fine del 2025, ponendo fine a una tradizione che ha resistito a guerre, crisi economiche e riforme monetarie. La decisione, attesa da anni, è stata motivata dai costi di produzione ormai superiori al valore nominale della moneta e dalla progressiva digitalizzazione dei pagamenti, che ha ridotto drasticamente l’uso del contante nelle transazioni quotidiane.
Secondo i dati diffusi dalla United States Mint, ogni penny costa in media 2,1 centesimi per essere prodotto, un costo che include il prezzo del metallo, le spese di lavorazione e di distribuzione. Il deficit economico legato alla coniazione è stimato in oltre 100 milioni di dollari l’anno, un onere che ha spinto il governo federale a considerare l’eliminazione della moneta come misura di razionalizzazione della spesa pubblica. La decisione non è arrivata improvvisamente: già dal 2010 il Congresso aveva avviato una serie di studi sull’efficacia economica della produzione delle monete di piccolo taglio, e negli ultimi anni diverse proposte legislative avevano chiesto la cessazione del penny, giudicato ormai anacronistico.
Il penny, introdotto nel 1793 sotto la presidenza di George Washington, è stato per oltre due secoli un simbolo dell’identità americana. Il suo design, che nel tempo ha subito varie modifiche, raffigura dal 1909 il volto di Abraham Lincoln, in occasione del centenario della sua nascita. La moneta ha rappresentato per generazioni un elemento familiare della vita quotidiana, associato al valore del risparmio, all’infanzia e al consumo popolare. Tuttavia, l’inflazione e il mutamento dei modelli di pagamento hanno progressivamente ridotto la sua utilità pratica. Oggi meno del 10% delle transazioni in contanti negli Stati Uniti prevede l’uso di centesimi, e la maggior parte dei pagamenti avviene tramite carte o piattaforme digitali.
La Federal Reserve, in collaborazione con il Tesoro, ha pianificato una graduale dismissione del penny, prevedendo che le monete già in circolazione continueranno a essere utilizzate fino al loro naturale esaurimento. Le operazioni commerciali saranno automaticamente arrotondate al centesimo più vicino, una prassi già adottata in altri Paesi che hanno abbandonato le monete di basso valore, come Canada, Australia e Nuova Zelanda. Le autorità monetarie hanno assicurato che il cambiamento non comporterà effetti inflazionistici, poiché gli arrotondamenti, in media, si bilanceranno tra vantaggi e svantaggi per i consumatori.
La decisione ha comunque suscitato reazioni contrastanti. Molti cittadini considerano il penny parte integrante dell’identità nazionale americana, un simbolo di continuità e memoria collettiva. Alcuni collezionisti e storici della numismatica hanno sottolineato il valore culturale della moneta, ricordando il suo ruolo nella diffusione del ritratto di Lincoln e nella promozione dei valori patriottici. Altri, invece, hanno accolto positivamente la scelta del governo, ritenendo che la soppressione del penny rappresenti un passo necessario verso una gestione più efficiente e moderna della moneta.
Dal punto di vista economico, la cessazione della produzione del penny si inserisce in una più ampia strategia di modernizzazione del sistema monetario americano. Negli ultimi anni la Zecca statunitense ha ridotto la produzione di altre monete di piccolo taglio, come il nickel e il dime, e ha intensificato l’uso di materiali alternativi per contenere i costi. Parallelamente, il Congresso sta valutando la possibilità di promuovere un piano di transizione verso pagamenti completamente digitali per le transazioni inferiori a un dollaro, in linea con l’evoluzione dei mercati finanziari globali.
La fine del penny ha anche un significato simbolico sul piano sociale. Per molti americani, la moneta da un centesimo rappresentava l’emblema di un’epoca in cui il valore del denaro era percepito in modo tangibile e la cultura del risparmio faceva parte dell’educazione quotidiana. Negli ultimi decenni, tuttavia, il valore reale del centesimo si è progressivamente eroso: oggi, un penny ha un potere d’acquisto inferiore di oltre il 95% rispetto a quello che aveva negli anni Cinquanta. Le nuove generazioni, abituate ai pagamenti elettronici e ai portafogli digitali, percepiscono la moneta fisica come un elemento superfluo, destinato a scomparire.
La United States Mint ha annunciato che l’ultima serie commemorativa del penny sarà coniata nel 2025 e destinata a collezionisti e istituzioni museali. Le emissioni celebreranno la storia del centesimo, ripercorrendo le principali tappe della sua evoluzione e il legame con la figura di Lincoln. Una parte dei proventi derivanti dalla vendita delle edizioni speciali sarà destinata a programmi di educazione finanziaria nelle scuole, con l’obiettivo di preservare la memoria storica della moneta e di promuovere una maggiore consapevolezza sull’uso del denaro.
La fine del penny segna dunque una svolta epocale nella storia monetaria americana, riflettendo il passaggio definitivo da un’economia basata sul contante a una fondata sulla moneta elettronica e sulla digitalizzazione dei pagamenti. Dopo 230 anni di circolazione, il centesimo esce di scena non solo come strumento economico, ma come simbolo culturale di un’America che cambia, lasciando alle spalle una delle icone più longeve del suo patrimonio nazionale.

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