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Fed prudente, tech in chiaroscuro e petrolio ai massimi: mercati tra utili solidi e tensioni geopolitiche


L’S&P 500 e il Nasdaq si preparavano a chiudere il mese di aprile con i migliori risultati dal 2020, segnalando come i solidi utili societari abbiano contribuito a rassicurare gli investitori, nonostante il forte shock dell’offerta che ha colpito i mercati petroliferi.


Questo rialzo evidenzia quanto il mercato stia facendo affidamento sulla tenuta degli utili aziendali per superare le tensioni geopolitiche. Tuttavia, ciò implica anche un rischio: un’eventuale inversione brusca potrebbe verificarsi qualora le imprese iniziassero a indicare che i costi legati al conflitto stanno erodendo la crescita.


Alle 11:54 ET di giovedì, il Dow Jones Industrial Average segnava un incremento di 686,88 punti (+1,41%) a 49.548,69; l’S&P 500 guadagnava 33,56 punti (+0,48%) a 7.169,99; mentre il Nasdaq Composite avanzava di 37,67 punti (+0,15%) a 24.710,91.


Su base mensile, l’S&P 500 si avviava a registrare la performance migliore da novembre 2020, il Nasdaq puntava al suo miglior risultato da aprile 2020 e il Dow Jones, indice delle blue chip, era diretto verso il miglior mese da novembre 2024.


Crescita del PIL e pressioni sui prezzi


I dati diffusi giovedì indicano che l’economia statunitense ha accelerato nel primo trimestre, sostenuta dalla ripresa della spesa pubblica. Tuttavia, questa crescita potrebbe rivelarsi temporanea: il conflitto con l’Iran sta infatti spingendo al rialzo i prezzi della benzina, mettendo sotto pressione i bilanci delle famiglie.


Nel frattempo, l’inflazione negli Stati Uniti è aumentata a marzo, in linea con le attese degli analisti. Al netto delle componenti più volatili come alimentari ed energia, l’inflazione core PCE – parametro di riferimento per la Federal Reserve – è salita al 3,2% su base annua, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale.


Un “orientamento accomodante” indica che i 19 membri del comitato di politica monetaria della Federal Reserve sono più inclini a ridurre i tassi di interesse piuttosto che ad aumentarli.


Tuttavia, alcuni presidenti delle banche regionali della Fed – Beth Hammack (Cleveland), Lorie Logan (Dallas) e Neel Kashkari (Minneapolis) – hanno sottolineato che l’inflazione resta troppo elevata per giustificare un allentamento della politica monetaria.


Utili solidi nel tech, ma pesano i piani di spesa


Le trimestrali delle principali aziende tecnologiche sono state nel complesso positive. Le azioni di Alphabet, casa madre di Google, sono balzate del 7,2%, toccando nuovi massimi storici grazie ai risultati record della divisione cloud.


Nonostante ciò, il mercato ha reagito negativamente ai piani di investimento: Meta Platforms e Microsoft hanno perso rispettivamente il 9% e il 5% il giorno successivo alla presentazione dei loro programmi di spesa in conto capitale. Anche Amazon ha registrato un calo del 2% dopo la pubblicazione dei conti, pur avendo superato le aspettative sui ricavi del cloud.


Nel complesso, nove degli undici principali settori dell’S&P 500 hanno chiuso in rialzo, con il comparto industriale in testa, in crescita del 2,4%.


Nel frattempo, i future sul Brent hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi quattro anni, sostenuti dai timori di un’interruzione prolungata dell’offerta globale. A pesare sul sentiment è stata anche una notizia riportata da Axios, secondo cui il presidente Donald Trump avrebbe dovuto ricevere un briefing dal comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti su possibili piani per un’azione militare contro l’Iran.




Fonte: investing.com

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