Ex Ilva, il Governo prepara una Cig speciale: tutela per lavoratori diretti e indotto mentre prosegue la gara

Il Governo prova a costruire una rete di protezione specifica per i lavoratori dell’ex Ilva, evitando che la crisi del polo siderurgico venga gestita attraverso una cassa integrazione assimilabile alla cessazione definitiva dell’attività. Durante il confronto a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha illustrato l’ipotesi di un nuovo ammortizzatore emergenziale, destinato sia ai dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria sia ai lavoratori delle aziende dell’indotto. L’obiettivo politico è mantenere aperta la prospettiva industriale degli stabilimenti mentre continua la procedura per individuare nuovi investitori.
Il punto centrale riguarda proprio la natura della cassa integrazione. L’Esecutivo sta lavorando a uno strumento in deroga costruito appositamente per la situazione dell’ex Ilva, diverso dalla Cig prevista per le imprese che cessano definitivamente l’attività. La distinzione assume un valore sostanziale, perché punta a evitare che l’utilizzo dell’ammortizzatore venga interpretato come l’anticamera della chiusura del gruppo siderurgico. Il nuovo meccanismo dovrebbe inoltre garantire maggiore rapidità nell’erogazione delle prestazioni e una copertura capace di comprendere anche circa 4 mila lavoratori dell’indotto, particolarmente esposti alle conseguenze della riduzione dell’attività produttiva.
La situazione occupazionale rimane infatti estremamente delicata. Migliaia di dipendenti diretti sono già interessati dalla cassa integrazione straordinaria, mentre la contrazione delle commesse sta mettendo sotto pressione le imprese che operano nei servizi, nella manutenzione, nella logistica e nelle lavorazioni collegate agli stabilimenti. Proprio l’indotto rappresenta uno dei fronti più urgenti: molte aziende dipendono in misura determinante dalle attività del polo siderurgico e un prolungato rallentamento rischia di trasformarsi rapidamente in procedure di licenziamento. La strategia annunciata dal Governo punta quindi a creare un’unica protezione emergenziale capace di accompagnare la fase di transizione industriale.
Parallelamente alla tutela del lavoro resta aperta la partita sulla vendita degli impianti. L’intenzione dell’Esecutivo è proseguire la gara sulla base delle offerte presentate, mantenendo come riferimento la necessità di garantire continuità produttiva e investimenti. Il futuro dell’ex Ilva continua a essere legato alla capacità di trovare un soggetto industriale in grado di sostenere gli elevati costi necessari per il rilancio degli stabilimenti e, soprattutto, per la trasformazione tecnologica del sito di Taranto. La questione occupazionale e quella industriale risultano quindi strettamente collegate: gli ammortizzatori possono proteggere i lavoratori nella fase di emergenza, ma la stabilità nel lungo periodo dipende dalla definizione di un nuovo assetto produttivo.
Un altro pilastro indicato dal Governo riguarda la decarbonizzazione dell’acciaio. La prospettiva delineata prevede un futuro basato sui forni elettrici e sull’utilizzo del Dri, il preridotto di ferro che consente di ridurre significativamente l’impiego del carbone nei processi siderurgici. La trasformazione richiederebbe investimenti miliardari, nuove infrastrutture energetiche e tempi di realizzazione compatibili con la necessità di mantenere una produzione nazionale di acciaio. Taranto diventerebbe così il centro di una delle più complesse operazioni europee di riconversione della siderurgia pesante, nella quale competitività industriale, occupazione e riduzione delle emissioni devono procedere contemporaneamente.
Il piano comprende inoltre l’avvio dei progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto, destinati a creare attività alternative e nuove opportunità occupazionali. Il tema assume particolare rilevanza perché la crisi non coinvolge soltanto i dipendenti dello stabilimento, ma un sistema economico molto più ampio costruito nel corso dei decenni attorno alla grande fabbrica. Diversificare la struttura produttiva del territorio significa ridurre progressivamente la dipendenza da un unico grande insediamento e creare possibilità di ricollocazione per i lavoratori eventualmente coinvolti nella riorganizzazione del siderurgico.
Il quadro resta però condizionato dall’urgenza. Il Governo ha annunciato un decreto con misure a sostegno dei lavoratori, mentre sindacati e imprese chiedono strumenti immediatamente operativi per impedire che la riduzione della produzione determini una perdita irreversibile di competenze e posti di lavoro. La scelta di escludere una Cig costruita sulla cessazione dell’attività assume quindi anche un significato industriale: mantenere formalmente e concretamente aperta la prospettiva produttiva dell’ex Ilva mentre proseguono la ricerca di un nuovo assetto proprietario, la riconversione ambientale e il confronto sul futuro della siderurgia italiana.





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