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El Niño si rafforza: cresce il rischio per le materie prime alimentari

15 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

NOAA indica oltre il 90% di probabilità di un evento molto forte nell’autunno-inverno 2026-2027, con effetti potenzialmente divergenti tra colture e aree geografiche

Il quadro climatico del Pacifico equatoriale è cambiato rapidamente e la NOAA ha attivato un El Niño Advisory. Nel bollettino del 10 settembre 2026, il Climate Prediction Center indica una probabilità superiore al 90% che l’evento raggiunga intensità “molto forte” durante l’autunno e l’inverno 2026-2027 dell’emisfero nord. Le anomalie della temperatura superficiale del mare risultano già marcate: in agosto l’indice Niño 3.4 ha raggiunto circa +1,8 °C, mentre nel settore orientale del Pacifico alcune anomalie sono state ancora più elevate.

Per il sistema agroalimentare non esiste però un effetto unico e uniforme. El Niño modifica la distribuzione delle piogge, delle temperature e dei fenomeni estremi, con conseguenze diverse secondo area geografica, coltura e fase del ciclo produttivo. Le filiere più esposte sono quelle in cui un numero limitato di Paesi concentra una quota rilevante dell’offerta mondiale e dove siccità o precipitazioni anomale possono incidere rapidamente sui raccolti e, di riflesso, sui prezzi internazionali.

Tra le materie prime seguite con maggiore attenzione figurano riso, zucchero, caffè, cacao e olio di palma. In alcune aree asiatiche un El Niño intenso può ridurre le precipitazioni e aumentare il rischio di stress idrico per il riso e per colture tropicali; in altri bacini produttivi, invece, l’aumento delle piogge può migliorare le rese o spostare il rischio verso eccessi idrici e malattie. Anche per mais, frumento e soia il segnale non è necessariamente negativo: alcuni territori possono beneficiare di condizioni più favorevoli mentre altri subiscono calore o deficit di umidità.

Per imprese alimentari e operatori delle commodity, il punto centrale è quindi la volatilità, non una previsione lineare di scarsità. Contratti di approvvigionamento, origine geografica delle materie prime, scorte, coperture finanziarie e capacità di sostituzione diventano variabili decisive quando l’offerta può cambiare rapidamente da un’area all’altra. Le valutazioni devono inoltre restare probabilistiche: la NOAA segnala un’elevata probabilità di un evento molto forte, ma intensità oceanica e impatti locali non coincidono automaticamente. Nelle prossime settimane l’evoluzione delle piogge nei principali Paesi esportatori sarà il dato più rilevante per capire quali filiere alimentari trasformeranno il rischio climatico in una concreta tensione sui prezzi.

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