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Dl carburanti, via libera della Camera: il testo passa al Senato tra taglio delle accise e misure per l’Ilva

5 giorni fa
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Via libera della Camera dei deputati al provvedimento che riunisce gli interventi adottati dal Governo per contrastare l’aumento dei prezzi dei carburanti e affrontare alcune delle emergenze industriali ed energetiche delle ultime settimane. Il testo approvato da Montecitorio passa ora al Senato, chiamato a completare rapidamente l’iter di conversione. Al centro del decreto rimane la riduzione temporanea delle accise sui carburanti, introdotta per attenuare l’impatto dei rincari petroliferi su famiglie e imprese. Nel corso dell’esame parlamentare il provvedimento si è però ampliato, assorbendo anche misure contenute nei successivi decreti emanati durante l’estate e disposizioni riguardanti l’Ilva in amministrazione straordinaria.


Il provvedimento nasce dal decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133, adottato in risposta alla nuova crisi dei mercati internazionali del petrolio. Durante l’esame alla Camera sono confluite nel testo anche le disposizioni del decreto-legge 5 agosto 2026, n. 139 e del decreto-legge 26 agosto 2026, n. 153, con l’obiettivo di riordinare in un unico intervento le diverse proroghe decise dal Governo. La successione dei decreti è stata determinata dalla necessità di adeguare progressivamente la fiscalità sui carburanti all’andamento delle quotazioni energetiche internazionali, evitando che il rialzo del greggio si trasferisse integralmente sui prezzi praticati alla pompa.


Una delle misure centrali riguarda il gasolio utilizzato come carburante. Il decreto n. 153 aveva rideterminato, dal 27 agosto al 5 settembre, l’aliquota di accisa a 532,90 euro per mille litri, estendendo lo stesso livello ai gasoli paraffinici HVO e al biodiesel che rispettano le condizioni previste dalla normativa europea. Per questo intervento erano stati stimati oneri per 105,6 milioni di euro nel 2026, ai quali si aggiungono gli effetti delle precedenti riduzioni decise durante l’anno. L’obiettivo è contenere almeno in parte il costo sostenuto dagli automobilisti, ma anche limitare le conseguenze sui trasporti e sulla logistica, settori nei quali l’aumento del prezzo del carburante può trasferirsi rapidamente sui costi di distribuzione delle merci.


Il tema è particolarmente sensibile per l’autotrasporto, che utilizza grandi quantità di gasolio e risente direttamente delle oscillazioni delle quotazioni petrolifere. Il provvedimento interviene quindi anche sulle risorse destinate al settore, inserendosi in una strategia con cui l’Esecutivo ha cercato di sterilizzare una parte dei rincari energetici. La questione supera infatti il costo sostenuto dagli automobilisti: un aumento persistente dei carburanti può alimentare pressioni sui prezzi dei beni trasportati, incidendo sull’inflazione e sul potere d’acquisto delle famiglie. La riduzione delle accise rappresenta però un intervento oneroso per le finanze pubbliche e richiede coperture capaci di compensare le minori entrate fiscali.


Nel testo trova spazio anche il capitolo relativo all’Ilva, uno dei dossier industriali più complessi per il Governo. Le norme riguardano l’amministrazione straordinaria e si inseriscono nella gestione della fase di transizione dello stabilimento siderurgico di Taranto e delle attività collegate. La presenza delle disposizioni sull’acciaieria accanto alle misure sui carburanti deriva dalla struttura originaria del decreto n. 133 e conferma come l’emergenza energetica e quella industriale siano diventate sempre più intrecciate. Per la siderurgia, infatti, il costo dell’energia rappresenta una componente fondamentale della competitività, mentre il futuro degli impianti resta legato alla disponibilità di risorse, alla continuità produttiva e al processo di decarbonizzazione.


L’esame parlamentare ha inoltre riaperto il confronto politico sull’utilizzo delle accise come strumento di stabilizzazione dei prezzi. La maggioranza considera gli interventi temporanei necessari per fronteggiare una fase eccezionale dei mercati energetici, mentre dalle opposizioni sono arrivate richieste di misure più strutturali e di una maggiore protezione del potere d’acquisto. Sullo sfondo rimane il problema delle coperture: ridurre la tassazione sui carburanti produce un beneficio immediatamente percepibile alla pompa, ma determina contemporaneamente minori entrate che devono essere compensate attraverso altre risorse del bilancio pubblico.


Con il passaggio al Senato, l’attenzione si concentra ora sui tempi della conversione e sulla tenuta del testo approvato dalla Camera. La scelta di far confluire più decreti in un unico provvedimento punta anche a semplificare un quadro normativo diventato particolarmente articolato dopo i ripetuti interventi adottati durante l’estate. Per famiglie, imprese e autotrasportatori resta centrale l’evoluzione dei prezzi internazionali dell’energia: la politica fiscale può attenuare temporaneamente gli aumenti, ma la durata e l’intensità delle misure dipenderanno dall’andamento del petrolio e dalle risorse che il bilancio pubblico potrà continuare a destinare al contenimento dei prezzi dei carburanti.

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