Delfin, Luca e Paola Del Vecchio chiedono 500 milioni a Leonardo Maria: nuovo fronte nella successione
Si apre un nuovo capitolo nella complessa partita per gli equilibri di Delfin, la holding fondata da Leonardo Del Vecchio. Luca e Paola Del Vecchio si preparano a chiedere al fratello Leonardo Maria il pagamento di una penale complessiva di 500 milioni di euro, conseguenza del mancato perfezionamento dell’acquisto delle loro partecipazioni nella cassaforte di famiglia. I legali dei due eredi avrebbero pronta una lettera con la quale chiedere il rispetto degli accordi sottoscritti: 250 milioni di euro per ciascuno. La vicenda aggiunge un ulteriore elemento di tensione alla successione del fondatore di Luxottica, morto nel giugno 2022, e si intreccia con il confronto sulla futura governance della holding.
Il punto di partenza è l’operazione con cui Leonardo Maria Del Vecchio aveva esercitato il diritto di prelazione sulle partecipazioni detenute da Luca e Paola, pari al 12,5% ciascuno di Delfin. Complessivamente si trattava quindi del 25% della holding. Il contratto prevedeva un valore di 10 miliardi di euro, cinque miliardi per ciascuna quota, ma l’operazione non è arrivata al closing perché non sono stati reperiti i finanziamenti necessari. Uno degli ostacoli riguardava le garanzie richieste dalle banche. Nel contratto, tuttavia, non sarebbe stata inserita una clausola che subordinava espressamente l’acquisto all’ottenimento dei finanziamenti, il cosiddetto “subject to financing”. Proprio questo elemento è diventato centrale nel nuovo confronto tra i fratelli.
Gli accordi prevedevano infatti una penale da 500 milioni qualora la compravendita non fosse stata perfezionata. Luca e Paola intenderebbero ora far valere quella previsione contrattuale, chiedendo a Leonardo Maria di corrispondere quanto stabilito. Dall’altra parte, fonti vicine all’imprenditore indicano la possibilità di ricorrere a un arbitrato, con l’obiettivo di trovare una soluzione negoziata ed evitare un ulteriore irrigidimento dello scontro familiare. L’esito della partita potrebbe quindi non essere esclusivamente finanziario: sul tavolo rimangono anche le regole con cui Delfin viene amministrata e il rapporto tra gli azionisti e il consiglio di amministrazione.
La governance di Delfin rappresenta infatti uno dei nodi centrali emersi dopo la scomparsa del fondatore. Luca e Paola, insieme ad altri eredi, puntano a ottenere un maggiore peso dei soci nella definizione degli indirizzi della holding e a modificare alcuni elementi dello statuto. Una questione particolarmente sensibile riguarda il consiglio di amministrazione, costruito secondo un sistema che garantisce una forte continuità ai vertici scelti da Leonardo Del Vecchio. Anche Leonardo Maria ha recentemente indicato la necessità di un maggiore dialogo tra gli azionisti e di un consiglio chiamato a dare attuazione alle strategie sostenute dalla maggioranza dei soci. Un possibile accordo sulla governance potrebbe quindi diventare parte di una più ampia ricomposizione con Luca e Paola.
Nel frattempo, la partita sulle quote continua anche in Lussemburgo, dove Delfin ha sede. Luca e Paola hanno già ottenuto la possibilità di trasferire le rispettive partecipazioni del 12,5% in veicoli societari personali. Il 22 settembre è attesa inoltre una decisione sulla richiesta di Delfin di ottenere altri sei mesi per esercitare la prelazione sulle quote che Leonardo Maria, Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico intendono a loro volta trasferire in società personali. La possibilità di detenere le partecipazioni attraverso veicoli societari può avere conseguenze importanti perché rende più flessibile la gestione patrimoniale delle quote e può facilitarne l’utilizzo come garanzia nell’accesso al credito.
La richiesta dei 500 milioni riporta inevitabilmente l’attenzione anche sulla situazione finanziaria di Leonardo Maria. Le ricostruzioni circolate sul suo indebitamento sono state contestate da LMDV Capital, che ha precisato come debito personale e debito delle società operative debbano essere considerati separatamente. Secondo la holding dell’imprenditore, gli affidamenti personali sarebbero nell’ordine di 500 milioni di euro, a fronte di un patrimonio personale stimato in circa 6 miliardi, mentre altre esposizioni appartengono alle società e sono garantite dai rispettivi attivi. LMDV Capital ha inoltre dichiarato che non esistono posizioni scadute o non onorate, contestando l’interpretazione che somma indistintamente esposizioni personali e societarie.
Sul fondo rimane il valore strategico di Delfin, una delle più importanti holding finanziarie europee, costruita attorno alla partecipazione in EssilorLuxottica e presente anche nel capitale di altri grandi gruppi. Il confronto tra gli eredi riguarda quindi una cassaforte dal peso industriale e finanziario enorme, nella quale la struttura di governo voluta dal fondatore deve ora confrontarsi con le diverse strategie della nuova generazione. La possibile richiesta da mezzo miliardo trasforma una compravendita mai conclusa in un ulteriore terreno di negoziazione: accanto al valore delle quote e agli obblighi contrattuali, diventano sempre più centrali il controllo della holding, il ruolo del consiglio e la capacità degli eredi di trovare un nuovo equilibrio dopo quattro anni di successione ancora irrisolta.





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