top of page

Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio chiede ai revisori un’indagine sul Cda: nuova tensione nella holding

3 set
Tempo di lettura: 3 min

Si apre un nuovo fronte nella complessa partita sulla governance di Delfin, la holding lussemburghese che custodisce una parte fondamentale dell’eredità industriale e finanziaria di Leonardo Del Vecchio. Leonardo Maria Del Vecchio ha inviato il 29 agosto una lettera formale ai revisori della società, i Commissaires aux Comptes Fabio Scoyni e Lara Forte, chiedendo l’avvio di un’indagine su alcune criticità che, a suo giudizio, riguarderebbero il funzionamento del consiglio di amministrazione. Al centro dell’iniziativa ci sono in particolare presunti conflitti di interesse riferiti ad alcuni componenti del board e la richiesta di verificare la correttezza di determinate decisioni assunte dalla holding.


La lettera concentra l’attenzione, tra gli altri aspetti, sulle posizioni dell’amministratore Mario Notari e dell’amministratore delegato Romolo Bardin, oltre che sui rapporti con Brooks Brothers. Si tratta di contestazioni formulate da Leonardo Maria Del Vecchio e sulle quali viene ora richiesto un approfondimento indipendente da parte dei revisori. L’iniziativa non equivale quindi all’accertamento di irregolarità, ma rappresenta un ulteriore innalzamento del livello dello scontro interno alla cassaforte di famiglia. Dopo mesi di divergenze sulla riorganizzazione dell’azionariato e sulle modalità di gestione della holding, il confronto si sposta direttamente sul terreno dei controlli societari e della governance.


Delfin rappresenta uno dei più importanti centri finanziari privati europei. La holding detiene la partecipazione di riferimento in EssilorLuxottica e importanti investimenti in società come Generali, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena e Covivio. Proprio il peso strategico di queste partecipazioni rende particolarmente rilevante qualsiasi tensione tra gli eredi e il consiglio di amministrazione. Il patrimonio costruito dal fondatore di Luxottica è stato suddiviso tra otto eredi, ciascuno titolare originariamente del 12,5% della holding, all’interno di un sistema statutario pensato per preservare stabilità e continuità. Dopo la morte di Leonardo Del Vecchio, tuttavia, la definizione degli equilibri tra i soci si è trasformata in un processo molto più complesso del previsto.


Uno dei passaggi più delicati ha riguardato il progetto con cui Leonardo Maria puntava a rilevare le quote detenute da Luca e Paola Del Vecchio, pari complessivamente al 25% di Delfin. Aggiungendole alla propria partecipazione, sarebbe salito al 37,5%, diventando il principale azionista individuale della holding. L’operazione, dal valore nell’ordine dei 10 miliardi di euro, richiedeva un importante finanziamento bancario. Il progetto ha però incontrato un ostacolo quando il consiglio di amministrazione non ha approvato la lettera di patronage richiesta dalle banche finanziatrici. Il mancato sostegno del board ha contribuito a interrompere il percorso originariamente immaginato e ha alimentato le tensioni tra Leonardo Maria e gli amministratori.


Il confronto era già emerso pubblicamente a giugno, quando Leonardo Maria Del Vecchio aveva chiesto chiarimenti sulle ragioni che avevano portato il consiglio a modificare il proprio atteggiamento nei confronti del riassetto. Successivamente non aveva partecipato all’assemblea di Delfin del 30 giugno, denunciando una serie di criticità rimaste, a suo giudizio, senza risposta e lamentando anche la mancata disponibilità di documentazione ritenuta necessaria per valutare il progetto di bilancio 2025. L’assemblea aveva comunque approvato il bilancio all’unanimità dei soci presenti e nominato proprio Lara Forte e Fabio Scoyni tra i commissari incaricati del controllo dei conti.


Nel frattempo, un giudice lussemburghese ha dato il via libera al trasferimento delle partecipazioni personali di Luca e Paola Del Vecchio, il 12,5% ciascuno, verso società veicolo di loro proprietà. La decisione assume rilievo perché lo statuto di Delfin prevede specifici vincoli alla circolazione delle quote e un diritto di prelazione a favore degli altri eredi. Leonardo Maria aveva esercitato proprio questa possibilità nel marzo 2026, avviando il percorso che avrebbe dovuto condurlo all’acquisto del 25%. Il successivo venir meno delle condizioni finanziarie necessarie ha però riaperto completamente la partita sul futuro assetto della cassaforte.


La richiesta rivolta ai revisori introduce adesso un elemento ulteriore. Il tema non riguarda più soltanto chi deterrà le quote o quale sarà l’equilibrio tra gli eredi, ma investe direttamente trasparenza, indipendenza degli amministratori e gestione dei potenziali conflitti di interesse. Per una holding con partecipazioni strategiche in alcuni dei maggiori gruppi industriali, bancari e assicurativi europei, la stabilità della governance assume un valore che supera gli equilibri familiari. L’eventuale apertura dell’indagine richiesta da Leonardo Maria Del Vecchio potrebbe quindi diventare un nuovo passaggio nella ridefinizione dei rapporti interni a Delfin, mentre resta aperta la questione più ampia della futura organizzazione del patrimonio lasciato dal fondatore di Luxottica.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page