Dangote raddoppia la raffineria e prepara l’Ipo: dalla Nigeria una nuova potenza mondiale dei carburanti
La Nigeria punta a conquistare un ruolo centrale nel mercato mondiale dei carburanti raffinati attraverso la gigantesca raffineria Dangote, alle porte di Lagos. Il gruppo guidato dal miliardario Aliko Dangote ha avviato un piano da 14,3 miliardi di dollari per raddoppiare la capacità produttiva dell'impianto, portandola dagli attuali 700 mila a 1,4 milioni di barili al giorno entro il 2029. Parallelamente la società prepara lo sbarco sul Nigerian Exchange Group con quella che si candida a diventare la più grande Ipo mai realizzata in Africa. Due operazioni strettamente collegate che possono modificare non soltanto gli equilibri energetici africani, ma anche i flussi di gasolio e carburante per aerei diretti verso l'Europa.
La raffineria, entrata in attività nel 2024 e realizzata con un investimento complessivo nell'ordine dei 20 miliardi di dollari, ha già trasformato profondamente il sistema energetico nigeriano. Per decenni il Paese, pur essendo uno dei maggiori produttori africani di petrolio greggio, è stato costretto a importare grandi quantità di prodotti raffinati a causa dell'insufficienza degli impianti nazionali. Dangote ha ribaltato progressivamente questo modello, consentendo alla Nigeria di ridurre la dipendenza dall'estero e aprendo contemporaneamente nuovi canali di esportazione. Dall'impianto partono oggi diesel, jet fuel, benzina, Gpl e prodotti petrolchimici destinati non soltanto ai mercati africani, ma anche all'Europa e ad altre aree internazionali.
Il salto a 1,4 milioni di barili giornalieri cambierebbe ulteriormente le dimensioni del progetto, trasformando il complesso nigeriano in uno dei maggiori poli mondiali della raffinazione. La crescita assume particolare importanza in una fase caratterizzata da forti tensioni sulle rotte energetiche del Medio Oriente. Le difficoltà che interessano lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per le esportazioni petrolifere del Golfo Persico, hanno aumentato l'attenzione sulle forniture alternative. Prima delle recenti turbolenze, dal Golfo provenivano volumi considerevoli di gasolio e carburante per aviazione destinati ai mercati internazionali. Una Dangote raddoppiata potrebbe quindi diventare una significativa valvola di sicurezza per l'Europa, soprattutto nei segmenti del diesel e del jet fuel.
A finanziare la nuova fase contribuirà anche l'ingresso in Borsa. L'offerta prevede il collocamento di circa 4,1 miliardi di azioni al prezzo di 525 naira ciascuna, con l'obiettivo di raccogliere circa 2,15 trilioni di naira, equivalenti a oltre 1,6 miliardi di dollari. L'Ipo dovrebbe aprirsi il 14 settembre e concludersi il 13 ottobre, mentre l'avvio delle negoziazioni è previsto indicativamente entro la fine di novembre. L'operazione punta in modo significativo sugli investitori retail africani e rappresenta anche uno strumento attraverso il quale Dangote intende ampliare la base azionaria di un'attività industriale strategica per l'intero continente.
Il progetto assume inoltre una dimensione geopolitica. L'Africa dispone di importanti riserve di petrolio, ma continua a importare una parte consistente dei carburanti consumati perché possiede una capacità di raffinazione insufficiente rispetto al proprio potenziale produttivo. Il modello promosso da Dangote mira a trattenere una quota maggiore del valore aggiunto all'interno del continente, trasformando localmente il greggio anziché esportarlo per poi acquistare benzina e diesel prodotti altrove. Il gruppo sta guardando anche all'Africa orientale, dove è allo studio una nuova raffineria sulla costa del Kenya destinata a servire il mercato regionale e a ridurre la dipendenza dalle importazioni.
L'espansione della raffineria nigeriana arriva mentre i prezzi dei carburanti europei risentono nuovamente della tensione sulle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. In Italia, l'8 settembre, i prezzi medi self-service sulla rete stradale hanno raggiunto circa 2,058 euro al litro per la benzina e 2,169 euro per il gasolio, entrambi in aumento di quattro millesimi rispetto al giorno precedente. Le oscillazioni mostrano quanto il prezzo pagato dagli automobilisti sia sensibile non soltanto al valore del greggio, ma anche alla disponibilità di capacità di raffinazione e alla sicurezza delle rotte commerciali.
La crescita di Dangote introduce così un nuovo protagonista in un mercato tradizionalmente dominato dai grandi poli del Golfo Persico, dell'Asia e degli Stati Uniti. Se il piano da 14,3 miliardi verrà completato secondo il calendario previsto, la Nigeria potrà disporre di una piattaforma industriale capace di incidere sui flussi energetici internazionali ben oltre i confini africani. Per l'Europa, alla ricerca di una maggiore diversificazione delle forniture, la costa occidentale africana potrebbe assumere un peso crescente, mentre Lagos prova a trasformare la propria ricchezza petrolifera in capacità industriale, esportazioni e maggiore influenza sul mercato globale dell'energia.





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