Cinema e audiovisivo rallentano nel 2025: scendono i costi di film, produzioni tv e web
Dopo una fase di forte espansione, il cinema e l’audiovisivo italiano mostrano nel 2025 segnali di rallentamento sul fronte degli investimenti produttivi. I dati della Direzione generale Cinema e Audiovisivo del ministero della Cultura fotografano un settore che mantiene un elevato numero di opere realizzate, ma registra una diminuzione del valore economico complessivo delle produzioni. Per i lungometraggi il costo totale scende a 799 milioni di euro, con una flessione del 4,6% rispetto al 2024, mentre per le opere destinate a televisione e web la contrazione è decisamente più marcata: dai circa un miliardo dell’anno precedente si passa a 814 milioni, con una riduzione del 19%.
Nel cinema il numero delle opere resta sostanzialmente stabile. Nel 2025 hanno completato la procedura di classificazione 403 lungometraggi, lo 0,8% in più rispetto al 2024 e il 29% in più rispetto al 2021. I film interamente italiani sono 272, dei quali 150 opere di finzione e 122 documentari, ai quali si aggiungono 92 coproduzioni. Complessivamente i film italiani ammissibili sono quindi 364, un livello sostanzialmente analogo a quello dell’anno precedente. Diminuiscono invece le coproduzioni, in flessione del 10,6%, un dato che segnala come la stabilità del numero delle opere conviva con una maggiore prudenza nell’impiego delle risorse finanziarie.
Il rallentamento appare più evidente nell’audiovisivo. Le opere tv e web per le quali è stata consegnata la copia campione sono state 226, il 18% in meno rispetto al 2024, pur restando superiori del 41% rispetto ai livelli del 2021. La diminuzione del costo complessivo a 814 milioni di euro evidenzia una fase di normalizzazione dopo gli anni nei quali la crescita delle piattaforme di streaming aveva sostenuto una rapida espansione della domanda di serie, film e altri contenuti. Anche in questo comparto il tax credit continua a rappresentare uno dei principali strumenti di finanziamento pubblico, con crediti d’imposta per la produzione pari a circa 231 milioni di euro.
Per il cinema, il credito d’imposta alla produzione vale invece circa 215 milioni di euro, mentre le opere di iniziativa italiana hanno ricevuto contributi selettivi per 35 milioni, in crescita del 16% rispetto all’anno precedente. Il quadro conferma il peso decisivo delle politiche pubbliche nel funzionamento della filiera, ma alimenta contemporaneamente il confronto sulla necessità di affiancare agli incentivi fiscali nuovi strumenti finanziari. La sfida è rendere le imprese meno dipendenti da una sola forma di sostegno e favorire investimenti privati capaci di accompagnare i progetti lungo tutte le fasi, dallo sviluppo alla produzione fino alla distribuzione internazionale.
Segnali più favorevoli arrivano dalle sale cinematografiche. Nel 2025 gli incassi dei film italiani hanno raggiunto circa 180 milioni di euro, tornando per la prima volta sui valori economici precedenti alla pandemia. Il recupero, tuttavia, non è completo dal punto di vista del pubblico: gli spettatori sono stati circa 24,6 milioni, contro i 28,1 milioni del 2019. Il botteghino riesce quindi a recuperare in termini monetari, ma con un numero inferiore di ingressi e con una quantità maggiore di film disponibili. È un elemento importante per comprendere la trasformazione del mercato, nel quale la competizione per l’attenzione degli spettatori coinvolge ormai contemporaneamente sale, televisioni, streaming e piattaforme digitali.
Resta significativa anche la capacità dell’Italia di attrarre produzioni internazionali. Nel 2025 le richieste di tax credit internazionale per il cinema sono state 36, contro le 13 dell’anno precedente, per un ammontare complessivo richiesto di 198 milioni di euro. Nel comparto tv e web le domande sono state 26, rispetto alle 20 del 2024, per quasi 105 milioni. Anche l’attività dei set mostra una filiera ancora dinamica: le richieste di avvio delle lavorazioni sono state 235 e gli addetti coinvolti nelle diverse produzioni circa 18 mila, duemila in più rispetto all’anno precedente. Roma continua a rappresentare il principale polo produttivo nazionale.
Il rallentamento degli investimenti si inserisce infine nel confronto sulla riforma del cinema e dell’audiovisivo. Tra i punti centrali figurano il riordino del tax credit, l’introduzione di due finestre annuali per l’accesso alle misure di sostegno e la prospettiva di una nuova Agenzia dedicata al settore. I numeri del 2025 descrivono così un'industria che continua a produrre e a generare occupazione, ma nella quale la riduzione dei costi di film, tv e web segnala la ricerca di un nuovo equilibrio economico, con la necessità di coniugare sostegno pubblico, capitali privati, attrazione delle produzioni straniere e capacità di riportare stabilmente il pubblico davanti al grande schermo.





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