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Carta, il 20% delle aziende valuta la chiusura: il caro energia mette in crisi le cartiere italiane

16 set
Tempo di lettura: 3 min










Il caro energia torna a colpire duramente l'industria italiana e questa volta l'allarme arriva dal settore della carta, uno dei comparti manifatturieri maggiormente esposti alle oscillazioni del prezzo del gas. Nel corso del 2026 sei cartiere hanno già fermato gli impianti o prolungato le tradizionali soste dedicate alla manutenzione, mentre circa il 20% delle imprese del settore, equivalente a una trentina di stabilimenti, dichiara di trovarsi in condizioni di forte difficoltà e valuta nuove interruzioni della produzione nelle prossime settimane. Una situazione che rischia di riproporre le criticità già sperimentate tra il 2022 e il 2023, quando l'impennata dei prezzi energetici successiva all'invasione russa dell'Ucraina aveva costretto numerosi operatori a ridimensionare temporaneamente l'attività.


La principale fonte di preoccupazione è ancora una volta il gas naturale, indispensabile per alimentare numerose fasi del processo produttivo delle cartiere. Le quotazioni hanno raggiunto nelle ultime settimane livelli prossimi agli 85 euro per megawattora, comprimendo drasticamente i margini delle aziende. Secondo le indicazioni provenienti dal settore, l'energia può arrivare a pesare per circa il 40% sui costi complessivi, trasformando rapidamente un incremento delle quotazioni del gas in una perdita di competitività. Alcune imprese continuano a produrre pur operando con margini estremamente ridotti o negativi, soprattutto per rispettare gli ordini già acquisiti e mantenere i rapporti commerciali con i clienti; altre stanno invece valutando fermate tecniche in attesa di condizioni energetiche più sostenibili.


L'allarme è stato rilanciato da Assocarta, l'associazione che rappresenta circa 150 cartiere italiane. Il presidente Lorenzo Poli ha segnalato l'aumento delle comunicazioni provenienti dalle imprese in difficoltà e ha chiesto interventi capaci di attenuare almeno temporaneamente l'impatto dell'emergenza. Tra le ipotesi indicate dal settore figura anche un intervento sul maggiore gettito Iva generato automaticamente dall'aumento del prezzo dell'energia. Per le imprese il problema non è soltanto il livello raggiunto dalle quotazioni, ma soprattutto l'impossibilità di programmare produzione e investimenti in presenza di variazioni estremamente rapide dei costi, che rendono difficile stabilire prezzi e condizioni commerciali sostenibili.


La crisi delle cartiere presenta inoltre conseguenze che vanno oltre la produzione industriale. L'Italia dispone di una delle filiere europee più sviluppate nel riciclo della carta e gli stabilimenti rappresentano lo sbocco naturale per una parte consistente del materiale raccolto attraverso i sistemi urbani. Quando una cartiera interrompe l'attività diminuisce anche la capacità di assorbire la carta da macero, con potenziali ripercussioni sull'intera economia circolare. Alcuni degli impianti già fermati hanno infatti determinato un rallentamento del recupero del materiale proveniente dalla raccolta differenziata. La questione energetica finisce così per intrecciarsi direttamente con quella ambientale: la difficoltà economica degli stabilimenti può compromettere una catena industriale fondamentale per trasformare i rifiuti in nuova materia prima.


Il comparto cartario italiano è particolarmente vulnerabile perché compete su mercati internazionali nei quali le imprese si confrontano con produttori che possono beneficiare di costi energetici inferiori. Quando la differenza rispetto ai concorrenti europei o extraeuropei diventa strutturale, trasferire integralmente gli aumenti sui prezzi finali risulta difficile. Carta per imballaggi, prodotti tissue, carte grafiche e materiali destinati all'industria vengono utilizzati da numerose altre filiere e un incremento eccessivo dei prezzi rischia di spingere i clienti verso fornitori esteri. Le aziende sono quindi strette tra la necessità di preservare i margini e quella di non perdere quote di mercato, mentre una fermata prolungata degli impianti può generare ulteriori costi e problemi organizzativi.


Il nuovo shock energetico riporta al centro anche il tema della sicurezza degli approvvigionamenti e della competitività della manifattura energivora. Negli ultimi anni molte cartiere hanno investito in cogenerazione, efficienza energetica, recupero del calore e fonti rinnovabili, ma determinate lavorazioni continuano a richiedere quantità elevate di energia termica difficilmente sostituibili nel breve periodo. La volatilità del gas diventa pertanto una variabile industriale capace di condizionare occupazione, investimenti e capacità produttiva. Il rischio segnalato dalle imprese è che le fermate temporanee possano trasformarsi, qualora le condizioni persistessero, in decisioni più strutturali sulla presenza produttiva in Italia.


La pressione riguarda infine un sistema che collega industria, riciclo, logistica e territori. Ogni stabilimento cartario genera infatti una rete di attività che comprende raccolta della materia prima, trasporti, manutenzione, forniture e servizi. La prospettiva che una cartiera italiana su cinque possa valutare uno stop rappresenta quindi un segnale che supera i confini del singolo comparto. Le prossime settimane saranno decisive soprattutto per verificare l'andamento delle quotazioni energetiche e l'eventuale introduzione di misure capaci di ridurre il differenziale di costo sostenuto dalle imprese italiane, mentre le aziende continuano a navigare in un contesto nel quale programmare produzione e investimenti è diventato sempre più complesso.

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