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Caro scuola, scontro sulle cifre: i cartolai contestano l’allarme dei 1.300 euro a studente

3 set
Tempo di lettura: 3 min

Con l’avvicinarsi dell’apertura dell’anno scolastico 2026/2027 torna il dibattito sul caro scuola, ma questa volta alle stime sulla crescita delle spese per le famiglie si accompagna la dura replica dei commercianti. Federcartolai Confcommercio contesta in particolare la cifra di 1.300 euro per studente indicata nelle stime diffuse dal Codacons per libri e corredo scolastico, sostenendo che il dato rischia di offrire una rappresentazione distorta dei costi effettivamente sostenuti dalla maggior parte delle famiglie. Secondo l’associazione dei cartolai, gli aumenti reali dei prezzi sono decisamente più contenuti: tra il 2% e il 4% per cancelleria e materiale scolastico, mentre per i libri di testo l’incremento indicato per il nuovo anno scolastico si colloca su livelli inferiori al 2%.


La polemica nasce soprattutto dal fatto che la soglia dei 1.300 euro era già stata indicata anche nei due anni scolastici precedenti. Federcartolai sottolinea come la ripetizione della stessa cifra rischi di trasformare una stima teorica in un dato percepito come rappresentativo della spesa ordinaria. L’associazione ha quindi raccolto informazioni presso centinaia di cartolerie italiane per ricostruire il prezzo dei principali prodotti. Per uno zaino base non griffato, circa il 70% degli esercenti segnala un costo compreso tra 40 e 50 euro; un astuccio a tre scomparti si colloca generalmente tra 19 e 29 euro, mentre per un modello semplice si spendono tra 5 e 15 euro. Un diario può costare tra 16 e 25 euro, un set completo di quaderni e copertine tra 12 e 20 euro, mentre una calcolatrice scientifica arriva fino a circa 18 euro e la cancelleria di base fino a 14 euro.


Il vero elemento di variabilità rimane quello dei libri di testo, soprattutto quando lo studente entra in un nuovo ciclo scolastico. Secondo Federcartolai, in prima media la spesa può arrivare fino a circa 350 euro, mentre altre rilevazioni delle associazioni dei consumatori restituiscono valori superiori quando nel calcolo vengono inseriti dizionari, ricambi del materiale durante l’intero anno e altri prodotti. Proprio la diversa composizione dei panieri utilizzati contribuisce a spiegare la distanza tra le cifre diffuse. Federconsumatori, ad esempio, stima per il 2026 una spesa media di 673,60 euro per il corredo scolastico e i ricambi dell’intero anno, in aumento del 2,3%, alla quale si aggiungono i costi dei testi. Per uno studente che inizia le superiori, includendo libri, dizionari e corredo, la stima può avvicinarsi ai 1.500 euro.


Il confronto mostra quindi che parlare di un’unica cifra per il costo della scuola può essere fuorviante. La spesa cambia in modo significativo in funzione dell’età dello studente, della classe frequentata, dei libri adottati, della necessità di acquistare dizionari e dispositivi tecnologici e soprattutto delle scelte compiute sul corredo. Zaini firmati, astucci di marca e prodotti legati ai personaggi più popolari possono avere prezzi molto superiori rispetto agli articoli di base. Per Federcartolai, includere indiscriminatamente queste categorie nelle stime rischia di confondere il costo necessario per frequentare la scuola con quello derivante da acquisti di fascia premium.


Sul fronte dell’editoria scolastica, anche l’Associazione italiana editori ha evidenziato incrementi inferiori all’inflazione. Per il 2026 l’aumento medio dei prezzi dei libri di testo viene indicato nel 2,3% per la scuola secondaria di primo grado e nell’1,8% per quella di secondo grado. La spesa complessiva determinata dalle adozioni dei docenti risulterebbe inoltre in diminuzione dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Si tratta di dati che non eliminano il problema economico per le famiglie, soprattutto quando più figli frequentano contemporaneamente la scuola, ma che suggeriscono di distinguere tra l’aumento percentuale dei prezzi e il livello complessivo della spesa.


Federcartolai richiama anche il ruolo delle cartolerie di prossimità, sottolineando che la fornitura dei libri per le scuole primarie, sostenuta economicamente dai Comuni, viene assicurata in larga parte proprio attraverso questi esercizi. La categoria chiede da tempo anche un intervento fiscale più strutturale, con la possibilità di rendere detraibili le spese scolastiche secondo meccanismi analoghi a quelli previsti per altre voci sostenute dalle famiglie. Viene inoltre ricordata la possibilità, attraverso la Carta dello Studente, di ottenere uno sconto del 10% sulla cancelleria presso gli esercizi aderenti.


Dietro la battaglia sulle cifre rimane comunque un problema concreto: settembre concentra in poche settimane una quantità significativa di spese e può mettere sotto pressione i bilanci familiari. Il confronto tra associazioni dei consumatori, editori e commercianti evidenzia però la necessità di utilizzare criteri omogenei, distinguendo tra prezzi dei singoli prodotti, spesa annuale, acquisti obbligatori e prodotti opzionali. È proprio questa distinzione a diventare centrale per comprendere quanto pesi realmente il ritorno sui banchi e quali interventi possano rendere meno oneroso l’accesso all’istruzione.

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