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Caro energia, l’allarme della Lombardia: Guidesi teme lo stop della produzione industriale

5 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min










Il costo dell’energia torna a rappresentare una delle principali minacce per la competitività dell’industria lombarda. L’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi ha lanciato un nuovo allarme sulla sostenibilità dei prezzi energetici per imprese e famiglie, avvertendo che il permanere delle attuali condizioni potrebbe determinare un rallentamento, e in alcuni comparti persino un blocco, delle attività produttive. La preoccupazione arriva in una fase nella quale il manifatturiero regionale continua a mostrare segnali di tenuta: nel secondo trimestre del 2026 la produzione industriale lombarda è cresciuta dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% su base annua, mentre gli ordinativi provenienti dall’estero sono aumentati del 2,5% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Numeri positivi che, secondo la Regione, rischiano però di essere compromessi dall’aumento dei costi di produzione.


Il problema riguarda soprattutto la progressiva erosione dei margini delle imprese. L’aumento della produzione e del fatturato non garantisce infatti automaticamente una maggiore redditività quando una quota crescente dei ricavi viene assorbita dalle bollette e dagli altri costi operativi. La situazione diventa particolarmente delicata per i settori ad alta intensità energetica, a partire da siderurgia, chimica, metallurgia, vetro, carta e ceramica, nei quali elettricità e gas rappresentano una componente determinante del costo finale del prodotto. In alcune attività industriali, il raggiungimento di determinate soglie di prezzo può rendere economicamente preferibile rallentare o sospendere temporaneamente la produzione anziché continuare a lavorare con margini negativi.


Per la Lombardia la questione assume un peso particolare perché la regione concentra una parte rilevante dell’apparato manifatturiero italiano ed europeo. Una perdita di competitività determinata dal differenziale energetico non colpirebbe soltanto le grandi aziende energivore, ma potrebbe propagarsi lungo l’intera catena di fornitura, coinvolgendo migliaia di piccole e medie imprese. Il rischio indicato è quello di un progressivo indebolimento della capacità produttiva nei confronti di concorrenti localizzati in aree dove l’energia costa meno. Da qui la richiesta di interventi che non siano limitati alle emergenze temporanee, ma incidano strutturalmente sul rapporto tra prezzi energetici, politica industriale e sicurezza degli approvvigionamenti.


Guidesi insiste da tempo sulla necessità di affrontare il tema anche a livello nazionale ed europeo. Tra le priorità indicate figurano strumenti capaci di ridurre il costo dell’energia per le imprese, una maggiore disponibilità di produzione a condizioni competitive e politiche industriali coordinate tra le principali regioni manifatturiere. Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria hanno avviato nel 2026 una collaborazione sulle questioni legate a credito, investimenti, innovazione e competitività, con l’obiettivo di presentare proposte comuni al Governo e alle istituzioni europee. Il caro energia diventa inevitabilmente uno dei dossier centrali di questo coordinamento, perché interessa trasversalmente quasi tutti i settori produttivi.


La Regione sta contemporaneamente lavorando su strumenti destinati ad aumentare nel medio periodo l’autonomia energetica del sistema economico lombardo. Tra gli interventi figurano incentivi all’efficientamento, sostegno alle fonti rinnovabili e investimenti nelle tecnologie innovative. Nel 2026 è stata inoltre prevista una misura da 15,6 milioni di euro per startup ad alto contenuto tecnologico, dei quali 7 milioni destinati specificamente a progetti nel settore dell’energia. L’obiettivo è favorire nuove soluzioni per produzione, efficienza e resilienza del sistema. Sul fronte idroelettrico, il confronto con i produttori punta inoltre a utilizzare parte dell’energia generata sul territorio per offrire condizioni più favorevoli alle imprese energivore.


L’impatto del caro energia non si esaurisce tuttavia nelle fabbriche. Prezzi elevati di elettricità, gas e carburanti possono trasferirsi sui prezzi finali, comprimendo contemporaneamente il potere d’acquisto delle famiglie. Se una quota maggiore del reddito viene destinata alle bollette e alla mobilità, diminuiscono le risorse disponibili per altri consumi, con effetti indiretti sul commercio e sui servizi. Il rischio è quindi quello di un doppio rallentamento: da una parte imprese costrette a ridurre produzione e investimenti, dall’altra famiglie più prudenti nelle proprie decisioni di spesa.


La richiesta che arriva dalla Lombardia è perciò quella di affiancare alle strategie di lungo periodo misure immediate capaci di impedire che l’aumento dei prezzi energetici interrompa una fase nella quale gli ordinativi e la produzione mostrano ancora capacità di crescita. Il nodo centrale resta la competitività: per una regione fortemente industrializzata, disporre di energia a costi sostenibili significa preservare investimenti, occupazione e capacità di esportazione. L’allarme lanciato da Guidesi riporta così il prezzo dell’energia al centro del confronto sulla politica industriale italiana ed europea, proprio mentre le imprese sono chiamate a finanziare contemporaneamente innovazione, digitalizzazione e transizione ambientale.

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