Biometano, la siderurgia bresciana accelera: accordi per 34 milioni di metri cubi

La siderurgia bresciana compie un nuovo passo nel percorso di decarbonizzazione attraverso il ricorso al biometano, fonte rinnovabile destinata a sostituire progressivamente una parte del gas naturale utilizzato nei processi produttivi. Le imprese metallurgiche del territorio hanno sottoscritto accordi di fornitura per complessivi 34 milioni di metri cubi, mettendo in collegamento diretto la domanda energetica dell'industria con la produzione proveniente prevalentemente dalla filiera agricola. L'iniziativa rappresenta uno dei progetti più significativi avviati in Italia per utilizzare il gas rinnovabile in un settore ad alta intensità energetica e particolarmente difficile da decarbonizzare.
L'operazione nasce dal percorso avviato con la regia di Confindustria Brescia e del Consorzio Ramet, che riunisce numerose aziende metallurgiche del territorio impegnate nello studio e nel monitoraggio dell'impatto ambientale delle proprie attività. Un ruolo importante è svolto anche dal Consorzio Italiano Biogas, punto di riferimento della filiera agricola nazionale. L'obiettivo è creare un mercato nel quale produttori di biometano e consumatori industriali possano sottoscrivere contratti di medio-lungo periodo, garantendo da una parte una destinazione stabile alla produzione rinnovabile e dall'altra una maggiore certezza sulle forniture energetiche necessarie agli stabilimenti.
Il vantaggio industriale del biometano risiede soprattutto nella sua compatibilità con le infrastrutture esistenti. Dal punto di vista energetico può sostituire il metano fossile senza richiedere radicali trasformazioni dei forni e degli impianti già utilizzati nei laminatoi. Il gas rinnovabile viene prodotto attraverso la digestione anaerobica di biomasse, sottoprodotti agricoli, effluenti zootecnici e altri materiali organici, per essere successivamente raffinato fino a raggiungere caratteristiche analoghe a quelle del gas naturale e immesso nella rete. Per un comparto hard-to-abate come quello siderurgico, questa possibilità consente di ridurre le emissioni utilizzando una tecnologia già disponibile.
Il progetto assume particolare rilevanza considerando il peso della siderurgia nell'economia di Brescia, uno dei principali distretti metallurgici europei. Le aziende aderenti al percorso di decarbonizzazione consumano complessivamente grandi quantità di gas naturale, soprattutto nei forni destinati al riscaldo dei prodotti prima della laminazione. Già nel 2025 le imprese coinvolte nel progetto Green Metals Brescia indicavano consumi nell'ordine di 250 milioni di metri cubi di metano all'anno. I 34 milioni di metri cubi oggetto delle nuove forniture rappresentano quindi una quota ancora minoritaria del fabbisogno, ma sufficientemente significativa da trasformare una fase sperimentale in un vero mercato industriale.
Alle spalle dell'operazione esiste inoltre un potenziale produttivo territoriale rilevante. Il sistema agricolo bresciano dispone di numerosi impianti di biogas, alcuni dei quali possono essere riconvertiti alla produzione di biometano. Le stime elaborate durante l'avvio del progetto indicavano una capacità potenziale locale nell'ordine dei 90 milioni di metri cubi all'anno, una quantità che potrebbe coprire una parte importante dei consumi delle imprese siderurgiche coinvolte. La crescita di questa filiera permetterebbe di valorizzare sottoprodotti e residui agricoli secondo principi di economia circolare, offrendo contemporaneamente agli agricoltori una nuova fonte di ricavi e all'industria un combustibile rinnovabile prodotto sul territorio.
Un primo precedente concreto era arrivato con l'accordo tra Feralpi Group, attraverso Acciaierie di Calvisano, e AB Ambiente, che aveva aperto la strada alla fornitura territoriale di biometano per i processi siderurgici. L'estensione del modello ad altre aziende dimostra ora la possibilità di costruire una filiera più ampia. La sostituzione del gas fossile non sarà comunque immediata: disponibilità della materia prima, condizioni economiche, regole sugli incentivi e capacità degli impianti di produzione continueranno a determinare la velocità della transizione. Per le imprese energivore è essenziale anche che il costo del biometano rimanga compatibile con la necessità di competere sui mercati internazionali.
L'iniziativa bresciana mette così in relazione agricoltura, energia e industria in una strategia che riguarda non soltanto la riduzione delle emissioni, ma anche la sicurezza degli approvvigionamenti. In un settore esposto alle oscillazioni internazionali del prezzo del gas, aumentare la disponibilità di una fonte rinnovabile nazionale significa ridurre almeno in parte la dipendenza dalle importazioni. Per la siderurgia, chiamata a rispettare obiettivi ambientali sempre più stringenti senza compromettere produzione e occupazione, i nuovi contratti rappresentano soprattutto il passaggio dalla progettazione alla concreta integrazione del biometano nei processi industriali.





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