Banda ultralarga, il nuovo intervento mette alla prova il completamento della rete
- piscitellidaniel
- 18 mag
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Il Fondo nazionale per la connettività riapre il cantiere pubblico della copertura digitale, ma il nodo resta la capacità di raggiungere i civici meno appetibili per il mercato.
Il nuovo piano per la banda ultralarga nasce per colmare una frattura ancora evidente: quella tra aree servite da reti performanti e territori in cui l’investimento privato non basta a garantire una connessione adeguata. La newsletter segnala la partenza da circa 403mila civici, dentro un perimetro più ampio di 1,75 milioni di indirizzi, con la necessità di ulteriori risorse per completare l’intervento.
La misura si innesta nel Fondo nazionale per la connettività, gestito da Invitalia quale implementing partner del Dipartimento per la trasformazione digitale. Il bando finanzia reti fisse ad alte prestazioni con capacità Gigabit e prevede servizi minimi pari a 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload nelle ore di punta. La dotazione pubblica supera i 700 milioni di euro, con contributi fino al 70% delle spese ammissibili e almeno il 30% di cofinanziamento privato.
Il punto giuridico ed economico è la natura dell’intervento: non una semplice agevolazione agli operatori, ma una forma di intervento pubblico selettivo destinata alle aree a fallimento di mercato. Qui la connettività diventa infrastruttura essenziale, al pari di energia e trasporti, perché condiziona competitività delle imprese, accesso ai servizi digitali della Pa e valore immobiliare dei territori.
Resta però un profilo critico: l’obbligo di copertura dei civici economicamente più difficili può non bastare se la struttura degli incentivi non rende conveniente servire anche gli indirizzi facoltativi. La leva pubblica, quindi, dovrà misurarsi con la concreta capacità di trasformare la mappatura tecnica in cantieri effettivi, evitando che il digital divide si sposti soltanto da una categoria di comuni a una categoria di singoli edifici esclusi dalla rete veloce.





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