AI Act: perché? - Una risposta giuridica
- Luca Brivio
- 9 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min

Innumerevoli articoli giuridici e tecnici negli ultimi due anni hanno parlato di AI act.
Si parla dei 4 livelli di protezione, di scadenze, di adempimenti, ecc... Sono discorsi interessanti e utili, che aiutano aziende e startup a comprendere quali novità vengono introdotte da tale documento, e quali sono gli adempimenti giuridici presenti e futuri da tenere a mente.
Tuttavia i mass media spesso tendono a non spiegare troppo a fondo il perchè di questo atto. Ciò spesso porta i cittadini (magari anche involontariamente) a pensare che si tratti di un nuovo adempimento amministrativo o di un altro mezzo di controllo sulle aziende da parte delle autorità europee. Logicamente non sembra che vi sia alcun senso nel limitare le capacità e i campi di applicazione dei motori di IA generativa. Dopotutto, se è legale scrivere un software per fare una determinata azione, perchè limitare l'applicazione dell'AI nello stesso settore?
Per come è strutturato l'algoritmo delle "reti neurali", alla base di ogni intelligenza artificiale moderna, è impossibile prevedere con certezza assoluta che cosa farà un'Intelligenza Artificiale, ancor di più se generativa. Pertanto, l'utlilizzo deregolamentato dell'AI potrebbe portare governi, aziende o privati a violare, di proposito o inavvertitamente, i diritti dei cittadini europei, stabiliti dalla carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.
Facciamo qualche esempio di qualche fattispecie vietata dall'AI act:
Un assistente AI bancario che manipola i clienti al fine di vendere prodotti con grandi commissioni per la banca, che presentano un rischio eccessivo per il profilo del cliente e che ne pregiudicano la posizione.
Un software per la PA che traccia movimenti di tutti i cittadini, anche se incensurati, con il riconoscimento facciale tramite telecamere di sicurezza.
Un sistema di crediti sociali, su modello di quello cinese, che determini l'accesso dei cittadini ai servizi pubblici.
Un sistema di filtraggio CV che esclude le donne tra i 25 e i 45 anni.
Sono questi solo alcuni degli innumerevoli esempi di come l'AI può violare i diritti dei cittadini.
Ed è per questo che l'UE ha deciso, come per i dati personali, di regolamentare questa nuova tecnologia in modo molto stretto. Non per controllare. Non per farsi vedere aggiornata. Ma per tutelare i cittadini. Per tutelare i consumatori. Per tutelare noi.
L'UE è nata per garantire pace e libertà in tutti i Paesi che ne fanno parte. E, finalmente, sta tornando a fare il suo lavoro.
Dobbiamo essene grati.



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