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Zelensky: i negoziatori russi pronti a discutere un incontro con Putin, ma il Cremlino frena

Nel pieno di una guerra che dura ormai da oltre due anni, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato pubblicamente che i negoziatori russi si sarebbero detti pronti a discutere la possibilità di un incontro diretto tra lui e il presidente russo Vladimir Putin. Le parole del capo di Stato ucraino, pronunciate durante un’intervista concessa all’agenzia AFP, rappresentano uno dei segnali più espliciti degli ultimi mesi su una possibile apertura diplomatica, pur nel contesto di un conflitto ancora intensamente attivo su tutti i fronti.


Secondo Zelensky, l’ipotesi di un vertice tra i due presidenti non sarebbe più un tabù all’interno del perimetro delle trattative informali tra i rispettivi team negoziali. I rappresentanti di Mosca, ha sottolineato il presidente ucraino, “hanno cominciato a parlare della possibilità di un incontro” tra i due leader, lasciando intendere che il muro di rifiuti eretto dal Cremlino fin dall’inizio della guerra potrebbe cominciare a incrinarsi. “Serve coraggio, ma se c’è la volontà, allora si può fare. Putin non può pensare che questa guerra si possa vincere con la distruzione completa del nostro Paese”, ha detto Zelensky.


Nonostante l’apertura filtrata da Kiev, da Mosca è arrivata una risposta decisamente più prudente. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha smentito che ci siano stati cambiamenti di posizione ufficiale sulla possibilità di un incontro tra Putin e Zelensky. “Il presidente Putin ha sempre detto che la Russia è aperta a un dialogo, ma non alle condizioni poste dall’Ucraina, che restano inaccettabili”, ha dichiarato Peskov, ribadendo la linea finora seguita: disponibilità al confronto solo se Kiev accetterà lo status quo territoriale delle aree oggi occupate dall’esercito russo.


La differenza tra le dichiarazioni delle due capitali riflette il clima ancora fortemente teso che domina la scena diplomatica. Nelle stesse ore in cui Zelensky apriva alla possibilità di un vertice, l’esercito russo intensificava gli attacchi su numerose città ucraine. L’ultima ondata di raid ha colpito Kharkiv, Kryvyi Rih e Odessa, provocando decine di feriti e nuovi danni alle infrastrutture civili. Secondo lo Stato Maggiore ucraino, nella notte tra martedì e mercoledì sarebbero stati lanciati oltre 60 droni kamikaze Shahed e diversi missili balistici. I sistemi di difesa ucraini sarebbero riusciti a intercettare la maggior parte dei droni, ma non tutti, causando vittime e distruzioni.


L’ipotesi di un incontro diretto tra i due leader era stata ipotizzata nei primi mesi del conflitto nel 2022, ma era stata rapidamente abbandonata con l’intensificarsi degli scontri. Da allora, le trattative si sono limitate a colloqui tra delegazioni tecniche, prevalentemente su questioni umanitarie o di sicurezza nucleare, senza affrontare le questioni fondamentali del conflitto: il riconoscimento internazionale dei territori occupati, la sovranità dell’Ucraina, il futuro delle repubbliche separatiste nel Donbass e le garanzie di sicurezza richieste da entrambe le parti.


Il contesto internazionale resta estremamente complesso. La Russia, secondo quanto riportano fonti militari britanniche e americane, starebbe accumulando nuove risorse belliche grazie agli accordi con l’Iran e la Corea del Nord, con cui avrebbe intensificato la cooperazione militare. L’Ucraina, dal canto suo, continua a dipendere in modo cruciale dal sostegno militare ed economico di Stati Uniti e Unione Europea. L’incertezza politica negli USA, con le elezioni presidenziali alle porte, e le difficoltà economiche di diversi Paesi europei potrebbero però influenzare la continuità degli aiuti a Kiev.


In parallelo, l’Ucraina continua a spingere per ottenere un riconoscimento formale del proprio diritto a entrare nella NATO e nell’Unione Europea. Zelensky ha ribadito più volte che l’adesione alle istituzioni occidentali rappresenta una garanzia irrinunciabile per la sicurezza del Paese. Tuttavia, l’ingresso formale nella NATO resta congelato, anche a causa della regola del consenso unanime e della posizione ambigua di alcuni membri, preoccupati di un’escalation diretta con Mosca.


Il possibile incontro tra Putin e Zelensky, seppur ancora ipotetico, solleva interrogativi anche sul formato e sulle condizioni dell’eventuale vertice. Da parte russa, si è spesso parlato della necessità di un riconoscimento da parte di Kiev dell’annessione delle quattro regioni ucraine (Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson), oggi solo parzialmente controllate da Mosca. Dall’altra parte, Zelensky ha sempre chiarito che non vi potrà essere alcun compromesso sull’integrità territoriale dell’Ucraina, e ha anzi rilanciato più volte la richiesta di un ritiro completo delle forze russe.


La diplomazia europea osserva con cautela questi segnali. L’Alto rappresentante UE per la politica estera Josep Borrell ha invitato alla prudenza: “È positivo che ci siano aperture al dialogo, ma la Russia deve prima dimostrare di voler negoziare in buona fede”. Intanto, il governo turco continua a proporre la propria mediazione, forte del ruolo avuto nella mediazione del precedente accordo sul grano e nei negoziati sull'accesso sicuro alle centrali nucleari ucraine. Anche la Cina si è detta disponibile a favorire un processo negoziale, pur continuando a mantenere una posizione ambigua e più vicina a Mosca.


In questo scenario, l’eventualità di un incontro diretto tra i due capi di Stato rimane una possibilità remota, ma non del tutto esclusa. Zelensky sembra voler rilanciare il dialogo come strumento per rafforzare la propria immagine internazionale e dimostrare di essere il leader ragionevole e aperto a una pace giusta. Putin, dal canto suo, continua a muoversi su un terreno strategico in cui ogni apertura viene calibrata con attenzione, per non mostrare segni di debolezza né all’interno della Federazione Russa né nei confronti dei suoi alleati.


La guerra, nel frattempo, continua a mietere vittime ogni giorno. I civili ucraini subiscono costantemente le conseguenze di bombardamenti, blackout elettrici e scarsità di risorse. Sul fronte russo, le perdite militari si accumulano in un clima di crescente tensione interna, alimentata da episodi di dissenso e dalla pressione crescente delle famiglie dei coscritti. L’annuncio di Zelensky, sebbene non accolto con entusiasmo da Mosca, potrebbe rappresentare l’inizio di un nuovo capitolo diplomatico, che richiederà però volontà politica, garanzie internazionali e condizioni realistiche per non restare confinato nel campo delle dichiarazioni.

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