Xi Jinping rilancia il multipolarismo per contrastare la visione americana di Trump: globalizzazione selettiva e nuova sfida geopolitica
- piscitellidaniel
- 1 set
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Il presidente cinese Xi Jinping ha rilanciato con forza la sua visione di un ordine mondiale multipolare, in aperto contrasto con la traiettoria unilaterale tracciata dagli Stati Uniti, soprattutto alla luce di un possibile ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. L’intervento del leader cinese, pronunciato in un consesso diplomatico strategico, ha riaffermato il ruolo centrale della Cina come promotrice di una globalizzazione “più equa”, fondata sulla cooperazione sud-sud, la non ingerenza e la riforma delle istituzioni multilaterali occidentali.
Le parole di Xi arrivano in un momento di particolare tensione a livello globale. La campagna elettorale americana ha riacceso il dibattito sul protezionismo e sull’isolazionismo economico, due pilastri della dottrina trumpiana che già durante il suo primo mandato avevano generato frizioni con Pechino. Xi ha colto l’occasione per presentare un’agenda alternativa che pone la Cina al centro di una nuova architettura internazionale, più inclusiva e meno dominata da logiche bilaterali o di potenza.
Secondo il presidente cinese, l’attuale crisi dell’ordine globale non è imputabile alla globalizzazione in sé, ma al tentativo di alcuni attori – con chiaro riferimento agli Stati Uniti – di manipolarne le regole per il proprio interesse nazionale. Xi ha sottolineato come le pratiche di “decoupling” e di contenimento tecnologico danneggino il progresso collettivo, ostacolando lo sviluppo dei Paesi emergenti e compromettendo la stabilità dei mercati globali. Per il leader cinese, solo una governance condivisa e multilaterale potrà rispondere alle sfide del futuro, dal cambiamento climatico alla sicurezza alimentare, dalla regolazione delle tecnologie digitali al contrasto delle disuguaglianze.
Il riferimento implicito a Trump e alla sua visione sovranista è stato evidente. Il presidente cinese ha più volte parlato della necessità di evitare “nuove guerre fredde” e “blocchi ideologici”, concetti che riecheggiano la logica bipolare tra USA e URSS del secolo scorso. Xi si è presentato invece come garante di un nuovo equilibrio, fondato sul rispetto delle sovranità nazionali e su un’integrazione economica guidata non più solo dall’Occidente, ma anche da Asia, Africa e America Latina. Il messaggio è chiaro: in un mondo in trasformazione, la Cina non accetta più la subalternità ai modelli occidentali, ma intende proporsi come alternativa strutturata e credibile.
Il discorso ha avuto un’ampia eco tra i Paesi del sud del mondo, molti dei quali condividono la critica al sistema globale dominato da Washington e Bruxelles. In particolare, Xi ha fatto appello alle economie emergenti perché facciano fronte comune per riformare istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio, considerate troppo sbilanciate a favore dei paesi industrializzati. Il progetto della “Via della Seta” – oggi nella sua versione digitalizzata e verde – è stato riproposto come strumento cardine di cooperazione win-win, in grado di generare benefici concreti e non solo retorici.
Uno dei punti centrali dell’intervento ha riguardato il tema della sicurezza economica e tecnologica. Xi ha denunciato apertamente le restrizioni imposte dagli Stati Uniti all’export di semiconduttori e tecnologie avanzate verso la Cina, definendole “atti di bullismo economico” e avvertendo che tali politiche rischiano di spaccare irrimediabilmente le catene di approvvigionamento globali. In risposta, la Cina ha accelerato la propria strategia di autosufficienza in settori chiave come l’intelligenza artificiale, le batterie, il 5G e i chip, nel tentativo di ridurre la dipendenza dall’estero e costruire un ecosistema tecnologico domestico competitivo.
Il richiamo al multipolarismo si inserisce anche nel quadro delle relazioni con altri grandi attori internazionali. Con la Russia, la Cina continua a intrattenere una relazione strategica, seppur calibrata, fondata sulla convergenza geopolitica e sulla comune opposizione all’egemonia americana. Con l’Europa, invece, il dialogo è più sfumato: Pechino cerca di alimentare le divisioni interne all’Unione, promuovendo relazioni bilaterali vantaggiose con singoli Stati membri, mentre sul piano commerciale resta uno dei partner più rilevanti per l’intero blocco. Il posizionamento della Cina come “terza via” tra il blocco occidentale e il fronte russo è diventato una delle chiavi di lettura fondamentali della diplomazia cinese.
Infine, Xi ha rimarcato che la Cina continuerà a svolgere un ruolo attivo nelle Nazioni Unite, nel G20, nei BRICS e in altre piattaforme multilaterali, promuovendo un’agenda che dia maggiore voce ai paesi in via di sviluppo. Il concetto di “comunità dal destino condiviso” è stato nuovamente richiamato come visione guida della politica estera cinese, in contrapposizione alla “America First” di Donald Trump.
Con questo intervento, Xi Jinping ha voluto lanciare un messaggio forte alla comunità internazionale: la Cina è pronta a difendere e rimodellare la globalizzazione, ma secondo principi che non siano più imposti dall’alto. E se gli Stati Uniti torneranno ad adottare politiche protezioniste, Pechino intende rafforzare un’alleanza globale di Paesi che rifiutano l’isolazionismo e puntano sulla cooperazione economica multilivello.

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