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Von der Leyen sfida Trump sui dazi: “L’87% del commercio globale è altrove”. L’Europa rilancia una strategia commerciale autonoma

Nel pieno delle tensioni economiche internazionali, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha lanciato un messaggio forte e chiaro a Donald Trump, in vista delle elezioni presidenziali statunitensi e di una possibile nuova escalation protezionistica americana. L’affondo arriva in risposta all’impostazione trumpiana in materia di commercio estero, che prevede dazi generalizzati fino al 10% su tutte le importazioni e tariffe punitive del 60% nei confronti della Cina. Una strategia che, secondo Bruxelles, non solo danneggerebbe le relazioni transatlantiche, ma rappresenterebbe una minaccia all’intero equilibrio del commercio globale.


Von der Leyen ha ribadito che l’Unione Europea è pronta a difendere i propri interessi e la propria industria contro qualsiasi iniziativa unilaterale che alteri le regole del gioco. In un intervento tenuto a Bruxelles durante un vertice dedicato alla politica commerciale dell’UE, la presidente ha evidenziato un dato centrale: “l’87% del commercio globale avviene con Paesi che non sono gli Stati Uniti”. Un’affermazione che ha lo scopo di ridimensionare l’effettiva influenza americana sul commercio mondiale e di sottolineare la capacità dell’Europa di diversificare i propri partner economici.


Il messaggio è anche un avvertimento preventivo, destinato a preparare i mercati e l’opinione pubblica europea a uno scenario in cui Washington possa riprendere la via dell’unilateralismo economico già percorsa durante la prima presidenza Trump. In quel periodo, infatti, l’amministrazione americana aveva imposto dazi sull’acciaio e sull’alluminio provenienti dall’Europa, aveva minacciato misure analoghe contro l’industria automobilistica europea e aveva ritirato il sostegno a numerose istituzioni multilaterali, fra cui il WTO.


Von der Leyen ha puntualizzato che l’Europa non resterà inerte di fronte a una nuova ondata di protezionismo. Al contrario, la Commissione ha già pronte misure di ritorsione che scatteranno automaticamente in caso di violazioni delle regole commerciali internazionali. L’Unione Europea, secondo la presidente, non accetterà di essere “presa in ostaggio da guerre economiche altrui” e continuerà a difendere un sistema multilaterale basato su norme comuni, trasparenza e parità di trattamento.


Nel frattempo, Bruxelles lavora per rafforzare la propria autonomia strategica sul fronte commerciale. Negli ultimi mesi, l’Unione ha firmato o rinegoziato numerosi accordi di libero scambio, con Paesi chiave in Asia, America Latina e Africa. Dal Mercosur al Vietnam, dal Kenya all’Australia, l’Europa sta tessendo una rete globale di relazioni economiche che riduce la dipendenza dagli Stati Uniti e apre nuovi canali di sbocco per le esportazioni continentali. Questa strategia, definita “open strategic autonomy”, mira a garantire sicurezza economica senza rinunciare all’apertura dei mercati.


Un altro punto cardine dell’intervento di von der Leyen riguarda la transizione verde e digitale. Secondo la presidente, la politica commerciale europea deve diventare uno strumento per promuovere standard ambientali e tecnologici elevati, rafforzando le filiere strategiche nel campo delle rinnovabili, della mobilità sostenibile e dei microprocessori. In quest’ottica, gli accordi commerciali non saranno più solo strumenti di scambio, ma veri e propri veicoli di trasformazione economica e geopolitica.


Anche sul piano interno, la Commissione ha già iniziato a rafforzare i meccanismi di difesa commerciale. È stato potenziato il sistema di controllo sugli investimenti esteri, per proteggere infrastrutture critiche e tecnologie sensibili da acquisizioni aggressive. Inoltre, sono stati introdotti nuovi strumenti anti-coercitivi, pensati per reagire rapidamente a misure economiche ostili adottate da Paesi terzi. Si tratta di un cambio di passo importante rispetto al passato, quando l’UE era spesso accusata di lentezza e frammentazione nella gestione delle crisi commerciali.


Parallelamente, il clima politico europeo si mostra sempre più compatto nella difesa degli interessi industriali comunitari. Paesi come Francia e Germania spingono per una politica industriale comune, con fondi sovrani europei destinati a sostenere le imprese strategiche, dalla produzione di batterie ai semiconduttori. L’obiettivo è quello di dotarsi di strumenti simili all’Inflation Reduction Act statunitense o ai maxi-piani di sussidi cinesi, ma con una connotazione europea, basata su trasparenza, sostenibilità e apertura regolata.


Il discorso di von der Leyen rappresenta anche un segnale politico interno, in vista delle elezioni europee del 2024. La Commissione vuole presentarsi come garante degli interessi europei in un contesto globale turbolento, in cui le grandi potenze economiche sembrano virare verso politiche sempre più aggressive e nazionaliste. In questo quadro, il commercio diventa uno degli strumenti centrali per affermare la sovranità dell’Unione, ma anche per costruire alleanze globali alternative.


Gli industriali europei, da parte loro, osservano con attenzione l’evolversi della situazione. Se da un lato la prospettiva di nuovi dazi americani preoccupa soprattutto il settore automobilistico, dall’altro la possibilità di accordi alternativi offre nuove opportunità. L’Europa resta uno dei mercati più attrattivi al mondo, ma deve sapersi muovere con tempestività, evitando di restare schiacciata tra le strategie espansionistiche di Stati Uniti e Cina.


Von der Leyen ha anche ribadito che la Commissione manterrà la pressione sugli Stati membri per accelerare l’approvazione degli accordi commerciali già negoziati e per dotarsi di una politica estera economica unitaria e coerente. L’invito ai governi è chiaro: smettere di tergiversare e comprendere che il tempo delle ambiguità è finito. In un mondo in cui l’economia è sempre più un’estensione della geopolitica, l’Europa deve scegliere di essere protagonista e non spettatrice.

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