Von der Leyen: “L’Europa deve lottare per il nuovo ordine mondiale”, sei miliardi per l’alleanza droni a Kiev
- piscitellidaniel
- 10 set
- Tempo di lettura: 4 min
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha lanciato un messaggio forte e diretto durante il suo ultimo intervento pubblico: l’Europa non può restare spettatrice passiva in un contesto internazionale dominato da nuove tensioni geopolitiche e tecnologiche, ma deve assumere un ruolo guida nella definizione del nuovo ordine mondiale. Un ordine che, nelle sue parole, non sarà dato per scontato, ma andrà conquistato con decisioni politiche coraggiose e investimenti concreti.
Al centro del discorso, due direttrici principali: il rafforzamento della sicurezza e della difesa comune, con particolare attenzione al sostegno all’Ucraina, e la capacità di innovare in settori strategici, dalle tecnologie emergenti alle catene di approvvigionamento energetico. La Commissione europea ha annunciato un nuovo pacchetto da sei miliardi di euro per finanziare l’alleanza dei droni a sostegno di Kiev, confermando così la volontà di mantenere alta la pressione sull’aggressione russa e di fornire al governo ucraino strumenti più efficaci per difendere il proprio territorio.
Il riferimento ai droni non è casuale: la guerra in Ucraina ha dimostrato come questi strumenti siano diventati protagonisti assoluti dei conflitti moderni, capaci di influenzare tattiche e strategie militari in maniera radicale. L’Europa, tradizionalmente più lenta nel colmare il divario tecnologico rispetto ad altri attori globali, intende ora investire risorse significative per sviluppare una propria capacità autonoma, in collaborazione con l’Ucraina e con le industrie europee del settore. L’alleanza dei droni, nelle intenzioni della Commissione, rappresenta il primo passo per costruire una piattaforma comune che garantisca innovazione, produzione e impiego coordinato.
Ma il discorso di von der Leyen è andato oltre la questione ucraina. La presidente ha messo in guardia dal rischio di un’Europa frammentata e passiva, incapace di adattarsi ai nuovi equilibri globali. Ha citato le tensioni tra Stati Uniti e Cina, la crescente influenza dei Paesi emergenti e la necessità di non perdere terreno nelle sfide tecnologiche, digitali e industriali. “Il nuovo ordine mondiale non sarà un dono”, ha affermato, “ma il risultato di chi saprà organizzarsi, investire e credere nella propria forza collettiva”.
Il richiamo è stato accolto con attenzione dalle principali capitali europee. A Berlino e a Parigi si discute già di rafforzare i progetti comuni di difesa, mentre i Paesi dell’Est, più vicini al fronte ucraino, hanno ribadito l’urgenza di accelerare le forniture militari e di rendere più rapida la capacità decisionale dell’Unione. La prospettiva di un fondo da sei miliardi dedicato all’alleanza dei droni ha trovato ampio sostegno, anche perché inserita in un piano più ampio di investimenti nella difesa comune.
Gli osservatori sottolineano come l’intervento della presidente della Commissione segni un cambio di tono importante. Negli ultimi anni Bruxelles aveva spesso faticato a proporre una visione geopolitica autonoma, limitandosi a mediare tra gli interessi nazionali e ad agire per lo più in ambito economico e regolatorio. Oggi, invece, von der Leyen propone apertamente un’Unione che ambisce a diventare attore globale, in grado di competere con le grandi potenze e di garantire non solo stabilità interna, ma anche sicurezza ai propri cittadini.
Il tema del nuovo ordine mondiale richiama anche la questione energetica e industriale. L’Europa, reduce da due anni di crisi energetica legata alla dipendenza dal gas russo, sta accelerando il percorso di diversificazione e di transizione verde. Von der Leyen ha collegato la difesa degli interessi europei alla necessità di rafforzare le catene produttive interne, dalle materie prime critiche ai semiconduttori, fino alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale. Solo garantendo indipendenza economica e capacità di innovazione, ha sottolineato, sarà possibile affrontare le sfide geopolitiche senza subire condizionamenti esterni.
La scelta di concentrare il nuovo pacchetto da sei miliardi sui droni dimostra anche l’intenzione di orientare la politica industriale verso settori strategici della difesa. Molte aziende europee, soprattutto nei Paesi nordici e dell’Europa centrale, sono già attive nello sviluppo di soluzioni legate ai velivoli senza pilota. L’accordo con Kiev servirà non solo a rafforzare la resistenza ucraina, ma anche a consolidare una filiera tecnologica europea che potrà avere ricadute importanti sul piano industriale e occupazionale.
Non mancano tuttavia critiche e perplessità. Alcune forze politiche europee hanno espresso timori sul rischio di una crescente militarizzazione delle politiche comunitarie e sulla possibilità che le risorse destinate alla difesa possano sottrarre fondi a settori come la sanità, l’istruzione e le politiche sociali. Anche all’interno del Parlamento europeo il dibattito resta acceso, con una parte dei deputati che chiede maggiore trasparenza sull’uso dei fondi e una chiara definizione delle priorità.
La presidente ha ribadito che l’Europa non deve scegliere tra sicurezza e benessere sociale, ma deve costruire una strategia capace di garantire entrambi. Per von der Leyen, il nuovo ordine mondiale non sarà deciso solo dai rapporti di forza militari, ma anche dalla capacità di coniugare competitività economica, innovazione tecnologica e coesione interna. Tuttavia, il messaggio centrale resta chiaro: senza investimenti nella difesa e senza un impegno concreto a sostegno dell’Ucraina, l’Europa rischia di restare ai margini delle grandi dinamiche globali.
Il pacchetto annunciato e il riferimento all’alleanza dei droni rappresentano dunque non solo una misura tecnica, ma un simbolo della nuova postura geopolitica dell’Unione. L’Europa prova a scrollarsi di dosso l’immagine di potenza debole e frammentata, per presentarsi come soggetto capace di dettare regole e di difendere i propri interessi nello scenario internazionale.

Commenti