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Von der Leyen accusa la Cina di alimentare squilibri commerciali: l’UE valuta dazi, chiede garanzie negli accordi con gli USA

Durante l’ultima sessione del Consiglio europeo a Bruxelles, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha richiamato l’attenzione dei leader europei sul crescente squilibrio commerciale tra l’Unione europea e la Cina. In un passaggio considerato chiave dell’intervento, ha sottolineato come Pechino stia attuando un'espansione aggressiva della propria capacità industriale, sostenuta da sussidi massicci, che minaccia la tenuta del mercato interno europeo in settori strategici. L'Europa, ha ammonito la presidente, “non può restare passiva” mentre si consolida una disparità strutturale che penalizza sistematicamente le imprese del continente.


Secondo i dati presentati nel corso della riunione, il disavanzo commerciale tra UE e Cina ha raggiunto livelli record, spingendo le istituzioni comunitarie a valutare misure di difesa commerciale. Tra le opzioni più discusse figura l’introduzione di dazi su alcuni beni di importazione, in particolare quelli appartenenti ai settori automobilistico, siderurgico e delle tecnologie pulite. L’obiettivo, ha chiarito von der Leyen, non è promuovere il protezionismo, ma ristabilire condizioni di concorrenza eque. I principali Paesi europei si sono mostrati in parte allineati, pur con sfumature differenti: la Francia spinge per una risposta forte e rapida, mentre la Germania mantiene una posizione più cauta per via della forte esposizione commerciale con il mercato cinese.


La presidente della Commissione ha anche ribadito che la relazione con la Cina non è monolitica, ma va trattata su tre piani distinti: partner commerciale, concorrente economico e rivale sistemico. In quest’ottica, l’Europa deve difendere la propria sovranità tecnologica e industriale, garantendo al contempo una linea di dialogo aperta con Pechino. Il richiamo alla “de-risking strategy” conferma la volontà di diversificare le catene di approvvigionamento senza recidere i rapporti esistenti, ma evitando una dipendenza critica in settori sensibili come le terre rare, i pannelli solari, le batterie per auto elettriche e i semiconduttori.


Accanto al dossier cinese, von der Leyen ha affrontato anche il delicato tema del futuro accordo commerciale con gli Stati Uniti, in corso di negoziazione avanzata. La presidente ha indicato chiaramente che un'intesa sarà accettabile solo se pienamente “soddisfacente” per l’Europa. Questo significa che Bruxelles non si accontenterà di concessioni simboliche, ma vorrà ottenere garanzie concrete su accesso al mercato, tutela dei settori sensibili, norme ambientali e standard tecnologici. L’accordo dovrà evitare che gli Stati Uniti utilizzino l’Inflation Reduction Act per attrarre investimenti europei e marginalizzare la produzione interna dell’UE.


L’Unione europea intende inserire nei negoziati con Washington una clausola di reciprocità nei sussidi pubblici, chiedendo che anche le imprese europee possano accedere a incentivi simili a quelli previsti per le aziende americane che investono in tecnologie verdi. Un tema particolarmente delicato riguarda la concorrenza nel settore dell’auto elettrica, dove i costruttori europei temono una doppia minaccia: da un lato le sovvenzioni cinesi che inondano il mercato globale di veicoli low cost, dall’altro gli incentivi statunitensi che potrebbero favorire una rilocalizzazione industriale verso il Nord America.


Nel suo intervento, von der Leyen ha evidenziato come l’UE debba dotarsi di strumenti più rapidi e flessibili per rispondere alle distorsioni del mercato globale. A questo scopo, ha sollecitato un rafforzamento del quadro normativo sugli aiuti di Stato, l’adozione di un fondo sovrano europeo per l’industria strategica e la creazione di un sistema comune di screening degli investimenti esteri. La Commissione è determinata a non ripetere gli errori del passato, quando la mancanza di coordinamento ha portato alla frammentazione delle politiche industriali e alla debolezza contrattuale nelle trattative con i partner extraeuropei.


La discussione tra i leader ha confermato che l’Europa è sempre più orientata verso una nuova forma di assertività economica, nella quale le relazioni commerciali sono valutate non solo in base alla teoria dei vantaggi comparati, ma anche al rispetto delle regole multilaterali, della sostenibilità ambientale e dei diritti sociali. I Paesi nordici hanno chiesto che eventuali misure difensive siano accompagnate da un impegno rafforzato per il libero scambio multilaterale, mentre gli Stati dell’Est hanno evidenziato l’esigenza di tutelare le filiere industriali locali da concorrenza sleale.


Il tema dei rapporti con la Cina sarà al centro del prossimo vertice UE-Cina previsto per l’autunno, durante il quale Bruxelles presenterà a Pechino un elenco aggiornato di pratiche commerciali considerate distorsive. La Commissione chiederà l’eliminazione di sussidi opachi, il rispetto degli standard internazionali in materia di proprietà intellettuale e una maggiore trasparenza nei flussi finanziari. Non è escluso che, in mancanza di un’intesa, l’Unione proceda con l’introduzione di misure unilaterali, tra cui la revisione dei regimi doganali e un inasprimento del meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere.


Le parole di von der Leyen segnano una svolta nel linguaggio dell’Unione europea rispetto alla Cina e agli Stati Uniti, due attori globali con cui l’Europa intrattiene rapporti profondi ma sempre più complessi. La presidente ha ribadito che l’UE deve “scrivere le regole” del commercio globale, piuttosto che subirle, e deve farlo difendendo i propri interessi strategici, promuovendo la competitività e rafforzando la coesione interna. L’attenzione si concentra ora sulle prossime mosse della Commissione e sulla risposta che arriverà da Pechino e Washington.

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