Via libera unanime della Camera al ddl sui conti correnti: rivoluzione per risparmiatori e banche
- piscitellidaniel
- 23 lug
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La Camera dei deputati ha approvato oggi all’unanimità, con 254 voti favorevoli e nessun contrario né astenuto, il testo unificato delle proposte di legge AC 1091 e AC 1240, che introduce misure destinate a ristrutturare profondamente il rapporto tra i cittadini e il sistema bancario. Il provvedimento sarà ora trasmesso al Senato per l’esame finale, ma già segna un netto cambio di rotta nelle relazioni correntisti‑istituti finanziari. Gli elementi di maggiore rilevanza riguardano l’obbligo per le banche di aprire un conto su richiesta, la motivazione scritta in caso di diniego e l’impossibilità di chiusura unilaterale dei rapporti con saldo attivo, fatti salvi gli adempimenti antiriciclaggio.
Il cuore della riforma istituisce un nuovo principio: il conto corrente non potrà più essere negato a chiunque ne faccia richiesta. Le banche dovranno aderire alla normativa antiriciclaggio e antiterrorismo, ma ogni eventuale rifiuto dovrà essere comunicato per iscritto entro dieci giorni e accompagnato da una motivazione formale. Sarà quindi la banca stessa a garantire chiarezza e trasparenza sulle ragioni del diniego, evitando chiusure arbitrarie e spesso inspiegabili.
Altro punto cruciale: il divieto per le banche di recedere da un contratto in essere se il conto presenta un saldo positivo, sia che si tratti di conti a tempo determinato sia indeterminato. L’unica eccezione ammessa riguarda casi legati all’adempimento delle normative antiriciclaggio e antiterrorismo. In questi casi, la banca potrà comunicare la recesso, sempre motivandolo, ma non potrà chiudere unilateralmente il conto, proteggendo così i risparmi dei cittadini da azioni ingiustificate.
La ratio della riforma è chiara: garantire l’accesso al conto corrente come diritto essenziale per l’inclusione finanziaria. Diversi correntisti avevano denunciato chiusure improvvise dei conti, anche con saldo attivo, provocando interruzioni nelle domiciliazioni bancarie e nelle entrate fisse. Le misure approvate puntano a ridare fiducia nel rapporto con le banche, tutelando chi rischia esclusione economica ingiustificata.
La proposta di legge è stata fortemente sostenuta dalla Commissione Finanze, che ne ha approvato il testo all’unanimità già nella fase referente. Il presidente della commissione, Armando Siri, ha definito l’iniziativa “una conquista di civiltà e inclusione finanziaria”, sottolineando la necessità di bilanciare obblighi e concorrenza tra istituti. Analogamente, il relatore Saverio Romano ha ribadito il carattere difensivo del provvedimento, inteso come presidio a tutela del correntista e della cittadinanza attiva.
La reazione degli istituti di credito è stata mista. Banca d’Italia e ABI avevano espresso riserve durante le audizioni in commissione, evidenziando i rischi di un obbligo generalizzato all’apertura del conto, potenzialmente in conflitto con l’ambito antiriciclaggio e con la libertà imprenditoriale degli intermediari. Secondo ABI, un obbligo predefinito potrebbe portare a squilibri operativi e mettere a rischio la valutazione dei clienti. Malgrado ciò, il testo approvato riflette un compromesso che intende salvaguardare l’accesso al servizio bancario, pur preservando margini limitati per l’autonomia gestionale delle banche.
Un aspetto operativo non trascurabile riguarda i tempi della procedura. La banca dovrà rispondere entro dieci giorni dalla richiesta iniziale, mentre il divieto di recesso renderà più stabile la relazione contrattuale nel tempo, soprattutto per chi detiene saldi attivi. Ciò offre una maggiore protezione per i correntisti con tensioni economiche o in condizioni delicate.
La riforma interviene anche sul profilo culturale e simbolico dei rapporti bancari. In un’epoca in cui il conto corrente è spesso requisito per stipendi, pensioni, abitazione o servizi sociali, le misure approvate oggi riconoscono ufficialmente il conto come strumento fondamentale di partecipazione civica ed economica. Nelle parole di chi ha promosso la legge, si tratta di un segnale concreto verso cittadini, famiglie e piccole imprese, che spesso subiscono decisioni bancarie senza possibilità di appello.
Tra le reazioni politiche, spicca quella della Lega, per la quale la riforma rappresenta una "storica vittoria" nella battaglia per i diritti dei risparmiatori. Matteo Salvini ha definito il provvedimento “una conquista” e ha espresso soddisfazione per l’approccio di tutela ribadito da tutto l’arco parlamentare.
Il prossimo passaggio sarà al Senato: il testo dovrà essere confermato senza modifiche per diventare legge. Se approvato in tempi rapidi, entrerà in vigore con disposizioni puntuali già definite nelle commissioni parlamentari, pronte ad incidere sulle dinamiche tra banche e clienti: maggiore trasparenza, motivazione obbligatoria, stabilità contrattuale e inclusione finanziaria.
L’iter legislativo proseguirà nelle prossime settimane, mentre il settore bancario segue con attenzione il percorso del ddl. Da oggi, la consapevolezza del valore del conto corrente come diritto provato dai cittadini fa un passo avanti. Le banche, pur avendo espresso timori sul piano operativo, si trovano ora di fronte a una nuova cornice normativa che chiede chiarezza e stabilità nei rapporti con i correntisti. Un segnale deciso dal Parlamento che potrebbe presto tradursi in una cultura bancaria più trasparente e orientata all’interesse della collettività.

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