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Via libera del Senato al decreto ex Ilva: 320 milioni per la continuità produttiva e nuove regole per la Cassa Integrazione

Il Senato ha approvato il decreto-legge che contiene misure straordinarie a favore delle imprese in crisi strategica, a partire dal caso dell’ex Ilva. Il provvedimento, che ora passa all'esame della Camera per la definitiva conversione in legge, ha ottenuto 98 voti favorevoli, 67 contrari e 2 astenuti. Le misure contenute nel testo puntano a garantire la continuità operativa e la salvaguardia occupazionale di aziende ritenute strategiche per il sistema industriale nazionale, con particolare attenzione a quelle attualmente sottoposte a procedura di amministrazione straordinaria.


Il decreto stanzia 320 milioni di euro per il 2025 a favore delle imprese in amministrazione straordinaria, al fine di garantire la prosecuzione delle attività e la tutela dei livelli occupazionali. Il provvedimento amplia inoltre le possibilità di utilizzo del fondo destinato alla tutela dell’occupazione e alla prosecuzione delle attività produttive, permettendo di impiegare le risorse anche per interventi di natura ambientale e per garantire il pagamento dei fornitori strategici.


Uno dei punti più significativi del decreto è la revisione delle regole relative alla Cassa Integrazione Guadagni. Il nuovo impianto normativo consente di attivare misure di integrazione salariale fino a 12 mesi, prorogabili per altri sei, anche per aziende che si trovano in una situazione di crisi industriale complessa, senza dover passare attraverso la procedura ordinaria. Viene introdotta anche la possibilità di ricorrere alla CIG per riorganizzazione aziendale, con una soglia di riduzione dell’orario di lavoro fino al 100%, ma solo nel caso in cui il piano industriale preveda investimenti strategici, riconversioni ecologiche o digitali o interventi per la sostenibilità ambientale.


Il decreto prevede anche nuove misure per facilitare la continuità della produzione in situazioni complesse come quella di Acciaierie d’Italia, dove la produzione è in fase di stallo a seguito dell’avvio della procedura di amministrazione straordinaria. In questo contesto, i 320 milioni stanziati saranno destinati anche alla copertura dei costi di esercizio e alle spese di gestione per il mantenimento degli impianti in condizioni di sicurezza. È prevista inoltre la possibilità per il commissario straordinario di anticipare la cessione dei rami d’azienda in deroga alla normativa ordinaria, qualora vi siano offerte vincolanti che garantiscano la continuità produttiva e occupazionale.


Una novità inserita in sede di conversione riguarda la creazione di una sezione dedicata del fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali, destinata specificamente alle imprese dell’indotto che vantano crediti nei confronti delle aziende in amministrazione straordinaria. In questo modo, sarà possibile garantire liquidità alle PMI fornitrici che, in molti casi, sono esposte a rischi finanziari a causa della sospensione dei pagamenti da parte delle imprese principali.


Particolare attenzione è stata posta anche alla valutazione del danno sanitario e ambientale in aree dove insistono impianti strategici. Il decreto stabilisce che le autorizzazioni ambientali dovranno tenere conto non solo delle emissioni dirette, ma anche dell'impatto complessivo delle attività sul territorio. In presenza di criticità sanitarie certificate, le aziende saranno obbligate a presentare un piano di adeguamento entro 12 mesi. In caso contrario, le autorizzazioni potranno essere sospese o revocate.


Durante il dibattito in Aula, il decreto ha ricevuto un sostegno convinto da parte della maggioranza, che lo ha definito un atto necessario e urgente per evitare il collasso di interi comparti produttivi. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato come il provvedimento costituisca un tassello fondamentale della strategia industriale del Governo e abbia come obiettivo quello di salvaguardare la produzione nazionale di acciaio, preservare l'occupazione e incentivare gli investimenti. Ha inoltre precisato che il decreto si inserisce in un percorso più ampio di riforma delle politiche industriali, con un’attenzione particolare alla transizione verde e alla competitività.


I partiti di opposizione, tra cui Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, hanno invece criticato duramente il testo, sostenendo che le misure sono ancora troppo orientate alla logica emergenziale e non introducono un vero piano di riconversione ecologica per Taranto e per le aree colpite dalle crisi industriali. In particolare, è stato evidenziato come il decreto non contenga indicazioni precise sulla decarbonizzazione dell’ex Ilva, né un impegno vincolante per gli investitori futuri in termini di sostenibilità ambientale.


Le critiche si sono concentrate anche sulla governance della nuova fase di amministrazione straordinaria. Alcuni senatori hanno sottolineato il rischio che i poteri straordinari attribuiti ai commissari possano ridurre il controllo democratico e la trasparenza delle operazioni. Sono stati inoltre richiesti maggiori coinvolgimenti delle organizzazioni sindacali e delle autorità locali nella definizione dei piani industriali e dei criteri di assegnazione delle risorse.


Sul fronte sindacale, Cgil, Cisl e Uil hanno accolto con favore la proroga degli ammortizzatori sociali e l’estensione del fondo per le imprese dell’indotto, ma hanno espresso preoccupazione per l’assenza di un chiaro piano industriale a lungo termine. I rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito l’urgenza di definire un modello di sviluppo sostenibile per Taranto e per tutti i poli industriali a rischio, chiedendo al Governo di aprire un confronto strutturato con le parti sociali.


Infine, il decreto conferma l’intenzione del Governo di costituire una “cabina di regia” presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il compito di monitorare l’attuazione delle misure previste e coordinare gli interventi futuri. La cabina includerà rappresentanti dei ministeri competenti, delle Regioni interessate, dei commissari straordinari e delle parti sociali, con l’obiettivo dichiarato di garantire un governo unitario e trasparente delle crisi industriali complesse.

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