Vertice NATO, spese militari e flessibilità su dazi: perché Meloni scommette su una relazione speciale con Trump
- piscitellidaniel
- 25 giu
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Al vertice NATO attualmente in corso, Giorgia Meloni si è mossa con una strategia chiara e calibrata, cercando di rafforzare il peso dell’Italia nello scacchiere internazionale attraverso una relazione privilegiata con Donald Trump. In un contesto geopolitico attraversato da tensioni militari, pressioni economiche e nuovi equilibri interni all’alleanza, la presidente del Consiglio ha puntato su un approccio pragmatico che combina disponibilità a maggiori investimenti nella difesa con una richiesta implicita di flessibilità in ambito commerciale. Il suo obiettivo è duplice: rafforzare il ruolo dell’Italia nella NATO e tutelare gli interessi industriali e strategici del Paese, in vista di una possibile vittoria repubblicana alle elezioni presidenziali statunitensi.
Il nodo principale del vertice riguarda l’impegno dei Paesi membri a raggiungere la soglia del 2% del PIL in spesa militare, un obiettivo più volte sollecitato dagli Stati Uniti, soprattutto da Donald Trump durante il suo mandato. L’Italia ha finora mantenuto una posizione attendista, sostenendo l’importanza di un rafforzamento graduale delle proprie capacità difensive. Tuttavia, consapevole delle dinamiche interne all’Alleanza e del peso specifico di Washington, Meloni ha dato segnali di apertura, sottolineando l’intenzione del suo governo di incrementare il bilancio della difesa nei prossimi anni, pur chiedendo che venga riconosciuta la specificità del contributo italiano, in particolare nelle missioni di stabilizzazione e nel Mediterraneo.
Il rapporto con Trump si colloca all’interno di questo quadro strategico. Il tycoon americano, nonostante non ricopra incarichi ufficiali, resta il principale candidato repubblicano per la Casa Bianca. Meloni, che ha saputo costruire un’immagine internazionale solida e coerente, vede nell’ex presidente un potenziale alleato per difendere alcune delle priorità italiane, come la protezione della manifattura nazionale dai dazi USA e la valorizzazione della presenza italiana in teatri geopolitici chiave, dal Nord Africa al Medio Oriente.
Uno degli elementi più delicati è infatti il rischio di una nuova ondata di protezionismo americano. Trump ha più volte minacciato di reintrodurre dazi su prodotti europei, accusando l’UE di pratiche commerciali scorrette e di sottovalutare il contributo economico americano alla sicurezza del continente. In questo contesto, l’Italia potrebbe diventare un ponte tra le esigenze statunitensi e le posizioni dell’Unione Europea. Meloni ha già fatto sapere di voler trattare con fermezza ma anche con disponibilità alla mediazione, chiedendo che l’Italia venga riconosciuta come partner strategico anche sul piano commerciale.
Durante il vertice, si è parlato anche di interoperabilità delle forze armate, cyberdifesa e lotta alle minacce ibride. Temi che l’Italia considera prioritari e sui quali può offrire competenze avanzate. L’industria della difesa italiana, rappresentata da aziende di primo piano, ha tutto l’interesse a rimanere integrata nei grandi programmi transatlantici. Da questo punto di vista, un’intesa con gli Stati Uniti potrebbe agevolare la partecipazione di aziende italiane a progetti congiunti e l’accesso a forniture strategiche. La presenza di Trump sulla scena politica americana rappresenta quindi una variabile che Meloni intende considerare fin da ora, anche per evitare che il ritorno a Washington di una leadership meno europea possa penalizzare l’Italia.
Il posizionamento della premier è anche una risposta ai cambiamenti interni all’alleanza. La Germania e la Francia, tradizionali motori della NATO in Europa, stanno affrontando una fase politica complessa, mentre l’Italia ha assunto un ruolo sempre più attivo nei dossier di sicurezza energetica, difesa del Mediterraneo e contrasto all’immigrazione irregolare. Meloni intende capitalizzare questa centralità, proponendosi come garante di una visione atlantica che contempli le specificità dell’Europa meridionale. La collaborazione con gli Stati Uniti, anche attraverso rapporti personali consolidati, serve a rafforzare questa proiezione internazionale.
Durante gli incontri a margine del vertice, Meloni ha evidenziato come l’Italia sia disposta a fare la propria parte, chiedendo però che venga garantito un ritorno politico ed economico adeguato. Non solo in termini di sicurezza militare, ma anche sul fronte commerciale e industriale. In particolare, ha insistito sulla necessità di evitare guerre tariffarie tra le due sponde dell’Atlantico e di promuovere un dialogo costante per la modernizzazione delle catene di approvvigionamento e la salvaguardia del tessuto produttivo europeo.
Il tema dell’autonomia strategica europea è emerso più volte nei colloqui riservati. Sebbene Meloni non condivida le posizioni più radicali in favore di una difesa comune svincolata dalla NATO, ha ribadito l’importanza di rafforzare la capacità europea di agire in scenari critici, a fianco ma anche indipendentemente dagli Stati Uniti. Una posizione che punta a rafforzare l’identità dell’Europa nella NATO senza pregiudicare il legame atlantico.
In questo quadro, la “relazione speciale” tra Meloni e Trump si configura come un investimento politico di lungo periodo. Un tentativo di costruire un canale privilegiato che consenta all’Italia di mantenere un ruolo centrale anche in uno scenario globale dominato da nuove alleanze e da una crescente frammentazione dell’ordine internazionale. La scelta della premier è anche il segno di un pragmatismo politico che cerca di coniugare realismo geopolitico e tutela degli interessi nazionali.

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