Vertice NATO a Washington: obiettivi e strategie di Meloni, Merz, Macron e Trump nel confronto transatlantico
- piscitellidaniel
- 24 giu
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Il vertice della NATO apertosi a Washington si svolge in un contesto geopolitico ad altissima tensione. A fare da sfondo ci sono la prosecuzione della guerra in Ucraina, la crescente assertività militare della Russia, le incertezze sulla posizione degli Stati Uniti nel prossimo futuro e la pressione crescente sulla difesa comune europea. È in questo scenario che i principali leader del blocco atlantico si presentano con agende definite e interessi strategici divergenti, cercando ciascuno di ottenere risultati specifici che rafforzino la propria posizione interna e il ruolo del proprio Paese all’interno dell’alleanza.
Giorgia Meloni partecipa al vertice in una posizione rafforzata dalla stabilità del suo governo e dalla crescente considerazione internazionale guadagnata durante la presidenza italiana del G7. L’obiettivo primario della presidente del Consiglio è duplice: da un lato ottenere un riconoscimento politico dell’impegno italiano in Ucraina e nella difesa del fianco sud della NATO; dall’altro consolidare il ruolo dell’Italia nei nuovi assetti militari dell’Alleanza, puntando in particolare su nuove installazioni logistiche e su un maggiore coinvolgimento nei programmi tecnologici congiunti. Meloni insiste sulla necessità di rafforzare la dimensione mediterranea della sicurezza atlantica, un tema che comprende anche la stabilizzazione del Nord Africa e la gestione coordinata dei flussi migratori, visti sempre più come fattore di sicurezza.
Friedrich Merz, cancelliere tedesco di recente elezione, si presenta al suo primo vertice NATO con l’intento di riaffermare il ruolo centrale della Germania nella difesa europea. Dopo anni di critiche per le insufficienti spese militari, Berlino ha annunciato un aumento del budget destinato alla difesa, portandolo oltre il 2% del PIL, come richiesto dagli standard NATO. Merz intende consolidare il comando tedesco in alcune missioni chiave, in particolare nel Baltico, e chiede che i contributi finanziari dei membri europei siano contabilizzati anche in funzione dei carichi indiretti sostenuti per le forniture all’Ucraina. La Germania punta anche a diventare un hub tecnologico per la difesa congiunta, promuovendo un ruolo di coordinamento per le forniture di armamenti e i progetti comuni di sviluppo industriale nel settore bellico.
Emmanuel Macron adotta invece una postura più articolata. Il presidente francese si è distinto negli ultimi anni per una linea autonoma e per la promozione del concetto di “autonomia strategica europea”. Sebbene riconosca il ruolo fondamentale della NATO, Macron punta a ribadire l’urgenza di una difesa europea complementare ma non subordinata agli Stati Uniti. Al vertice, Macron ha presentato una proposta per la creazione di una forza di intervento rapida europea da affiancare alle missioni NATO, finanziata con fondi comuni e dotata di catene di comando indipendenti. Al tempo stesso, la Francia chiede un rafforzamento del comando meridionale, puntando su basi logistiche nel Mediterraneo occidentale e su una maggiore integrazione delle operazioni in Africa e nel Sahel, dove Parigi è tradizionalmente molto attiva.
Donald Trump, tornato alla guida della Casa Bianca, si presenta al vertice con un’agenda fortemente incentrata sulla ridefinizione del contributo finanziario degli alleati. La sua linea è chiara: gli Stati Uniti continueranno a garantire il loro impegno nella NATO solo a condizione che gli altri membri aumentino in modo tangibile i propri investimenti nella difesa. Trump ha già dichiarato l’intenzione di rivedere la partecipazione americana in alcune missioni e ha chiesto una riallocazione delle responsabilità operative, in particolare per quanto riguarda il contenimento della Russia lungo il fronte orientale. Inoltre, ha proposto un piano per lo sviluppo di un sistema di difesa antimissile europeo congiunto, realizzato da aziende americane ma co-finanziato dai Paesi membri.
Tra i temi centrali del vertice figura il dossier Ucraina. La NATO è chiamata a chiarire il percorso che porterà, nel lungo periodo, all’adesione di Kiev, ma senza alimentare tensioni ulteriori con Mosca. L’Italia sostiene un’adesione graduale e subordinata al raggiungimento di condizioni di stabilità, mentre Polonia e Stati baltici premono per un’accelerazione. La Francia propone una “zona cuscinetto protetta” a ovest del Dnepr, mentre la Germania invita alla prudenza. Trump, pur dichiarando il sostegno all’Ucraina, ha espresso dubbi sulla sostenibilità di un impegno indefinito senza una roadmap politica.
Altro capitolo delicato riguarda il rapporto con i Paesi partner nel Pacifico. L’Alleanza sta valutando nuove forme di cooperazione con Giappone, Corea del Sud e Australia, in funzione di contenimento della Cina. La partecipazione indiretta di questi Stati ai lavori del vertice riflette la volontà di estendere la proiezione strategica dell’Alleanza anche fuori dal teatro euro-atlantico. Meloni si è detta favorevole a un allargamento degli accordi strategici, purché non venga meno il focus primario sulla sicurezza mediterranea.
Infine, si discute anche dell’innovazione tecnologica. I leader presenti hanno sottolineato l’importanza di potenziare l’integrazione tra le industrie della difesa e le nuove tecnologie, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale, alla cybersicurezza e ai sistemi autonomi. Il vertice potrebbe concludersi con la creazione di un fondo congiunto per finanziare start-up e imprese innovative europee e nordamericane nel settore della difesa.
Il vertice di Washington si configura come un punto di svolta per la NATO, che si trova a ridefinire il proprio ruolo in un mondo multipolare. I leader presenti, pur con obiettivi differenti, sono chiamati a trovare una sintesi tra le esigenze di sicurezza collettiva, la tenuta politica interna e gli interessi economici e strategici dei singoli Paesi. In questo equilibrio complesso si gioca il futuro della più longeva alleanza militare della storia contemporanea.

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